L’ANALISI TATTICA – Benevento: la strategia di Inzaghi anti-De Zerbi e il passaggio dal 4-3-2-1 al 3-4-3 offensivo

Le idee di De Zerbi hanno reso il Sassuolo una stupefacente realtà del calcio italiano, all’insegna di un calcio che predilige il possesso del gioco, la propensione offensiva di molti uomini che vengono coinvolti nella manovra d’attacco, nonché un calcio verticale. Il tutto è accompagnato dai frequenti cambi di gioco per mettere in crisi le difese avversarie. Ma Inzaghi non ha stupito soltanto per aver messo su un gruppo che ha nelle gambe la cattiveria di chi vuol lottare su ogni pallone. La gara contro il Sassuolo è un altro capolavoro tattico, ‘macchiato’ soltanto dal calcio di rigore di Berardi. Quello dell’italiano è l’unico tiro nello specchio difeso da Montipò, di una squadra che, però, ha in media 1.9 gol a partita per un totale di 21 reti in 11 partite.

Già in altre partite si è notato quanto in fase di non possesso il Benevento sia un fortino che si può soltanto arginare sfruttando le corsie esterne. Il 4-3-2-1 scelto da Inzaghi è arricchito dalla scelta di alcuni interpreti che permettono al tecnico una grande duttilità. La scelta di elementi come Barba, terzino che all’occorrenza può essere centrale di difesa, e di Improta, mezz’ala, esterno offensivo che può essere utilizzato persino in fase difensiva, fa sì che Inzaghi possa leggere le partite ed adottare un atteggiamento a seconda delle fasi di gioco. Quando a gestire il pallone sono i neroverdi, infatti, il Benevento si rintana nella propria metà di centrocampo, adottando all’occorrenza un pressing sui centrali difensivi avversari che impostano. La distanza fra i reparti è minima il che consente di prevenire le verticalizzazioni centrali e lasciare ai ragazzi di De Zerbi soltanto le corsie laterali. Sugli esterni nel 2 vs 2 che si viene a creare, Hetemaj segue la sovrapposizione del terzino, lasciando a Letizia la copertura dell’esterno. Facendo densità i giallorossi costringono il Sassolo all’opzione lancio lungo che viene facilmente letto dalla difesa capitanata da Glik e da Montipò.

Uno delle poche conclusioni del Sassuolo è di Kyriakopoulos: il Benevento costringe i neroverdi alla conclusione da fuori

La situazione in fase di non possesso cambia con l’espulsione di Haraslin. Inzaghi decide di passare, se si osserva più attentamente, ad una sorta di 3-4-3 lasciando Barba nel ruolo di terzo centrale al fianco di Glik e Tuia. Sul finale il tecnico giallorosso le prova tutte inserendo Sau al posto di Barba e facendo salire addirittura Glik come attaccate aggiunto, in una fase di gara in cui il pallino del gioco era interamente nelle mani del Benevento.

Quando, però, in fase di possesso le Streghe riconquistano il pallone ripartono con rapidità. Ecco perché Inzaghi ha scelto Improta come mezz’ala, approfittando della sua gamba per colpire i neroverdi. La difesa alta dei ragazzi di De Zerbi, inoltre, permette al Benevento di sfruttare la profondità: spesso Glik e Tuia impostano servendo Lapadula che scatta alle spalle dei centrali avversari. Più spesso, però, è proprio Tuia ad impostare servendo Ionita che da il via al triangolo con Letizia e Lapadula, frutto della verticalizzazione sulla punta. Il moldavo va in profondità, lasciando al napoletano la possibilità di verticalizzare su Lapadula. Il peruviano può optare per l’ex Cagliari che accompagna o, spalle alla porta, può aprire per Caprari ‘tagliando’ l’assetto, in fase di non possesso, del Sassuolo. L’alternativa, partendo dalla costruzione dal basso, e quindi sin dai piedi di Montipò, è Schiattarella che si abbassa quasi accanto alla difesa per offrire un’alternativa di passaggio, o spesso, quando riceve, verticalizza sempre sulla punta. Gli esterni, Insigne e Caprari (contro il Sassuolo molto meno), o lo stesso Iago Falque, si abbassano per ricevere palla – nasce così, ad esempio, la clamorosa occasione del colpo di testa di Lapadula respinto miracolosamente da Consigli.

Il lavoro tra le linee di Iago Falque sulla clamorosa occasione di Lapadula, respinta miracolosamente da Consigli

Trenta tiri in porta – quattro sono quelli nello specchio e tre le occasioni da gol mancate – sono i segnali di un Benevento che ha trovato il perfetto equilibrio fra fase offensiva e difensiva (indipendentemente dal risultato). Una squadra che ha già dimostrato di essere all’altezza della A e all’altezza di compagini molto più allenate a giocare a certi ritmi e con un certo dispendio di energie. Il dato da mettere in rilievo, nella sfida contro il Sassuolo, è proprio il dato delle conclusioni (mai nessuna squadra in A aveva tirato per 30 volte senza trovare la rete), non soltanto in negativo, ma anche in positivo. I giallorossi, sebbene ben arroccati in difesa e pronti a fare densità nella propria metà campo, sanno colpire in contropiede rendendosi pericolosi con ripartenze, spesso spine nel fianco delle difese avversarie. Inzaghi è sulla strada giusta: quella, è il caso di dirlo, dello in medio stat virtus.