Un Maggio napoletano: la grande gioia di 33 anni fa per il primo scudetto azzurro

La storia ha voluto una data: 10 maggio 1987, Napoli Campione d’Italia per la prima volta nella sua storia!!
Una giornata storica per Napoli squadra e città, che resterà per sempre impressa e scolpita nei cuori e nelle menti di chi ha avuto la fortuna di viverla. Fu il raggiungimento di un traguardo sognato per 60 anni da tante generazioni di tifosi del Napoli, che in diverse occasioni accarezzarono il sogno prima di vederlo svanire, soprattutto nella stagione 1974/1975, nella quale a rovinare i piani del Napoli del calcio totale di Luis Vinicio fu un gol a pochi minuti dalla fine, nel decisivo scontro diretto contro la Juventus, di “core ngrato” Altafini e in quella 1980/1981, dove a porre fine alle speranze scudetto del Napoli guidato dal “Giaguaro” Luciano Castellini e dal grandissimo libero olandese Ruud Krol fu una clamorosa sconfitta interna contro il già retrocesso Perugia.
Ovviamente il primo passo verso questo straordinario successo fu fatto nell’estate del 1984, quando il Presidente Corrado Ferlaino, con la collaborazione del direttore sportivo ed ex bandiera del club Antonio Juliano, con il Napoli che era reduce da 2 campionati nei quali a stento era stata mantenuta la massima serie, riuscì a portare sotto il Vesuvio, al termine di una trattativa estenuante che tenne tutta la città con il fiato sospeso per circa 2 mesi, il calciatore più forte di tutti i tempi, ovvero Diego Armando Maradona, proveniente dal Barcellona.
Nella prima stagione di Maradona i partenopei non andarono oltre l’ottavo posto, per via di una rosa che comunque non era ancora ben attrezzata per occupare le prime posizioni in classifica. Mentre nella stagione 1985/1986, la squadra fu decisamente rinforzata con l’arrivo di alcuni di coloro che poi sarebbero stati tra i maggiori protagonisti del primo Tricolore, cioè il portiere Campione d’Italia con il Verona l’anno precedente Claudio Garella, l’attaccante Bruno Giordano e il libero Alessandro Renica; ma determinante fu anche l’arrivo in panchina di Ottavio Bianchi, che diede alla squadra un’ottima quadratura tattica e fluidità di gioco. Gli azzurri conclusero quel campionato con un soddisfacente terzo posto e nel corso di quell’annata ebbero luogo alcune delle più celebri perle di Maradona, su tutte il divino calcio di punizione segnato da dentro l’area alla Juventus e il tiro da metà campo contro il Verona.

Nell’estate che precedeva la stagione 1986/1987 Diego Armando Maradona, trascinò praticamente da solo a suon di grandi gesta, la sua Argentina al trionfo finale nel Mondiale messicano, vittoria che Diego dedicò anche ai napoletani, ai quali nel campionato che era alle porte voleva con grande determinazione regalare il fatidico sogno.

E Beppe Bruscolotti, storica bandiera del club azzurro che si apprestava a giocare la sua quindicesima stagione con la maglia del Napoli, vedendo in Maradona la gran voglia di far diventare realtà i sogni della gente di Napoli, cedette la fascia di capitano già nell’estate del 1985 proprio al Pibe de Oro, che in cambio gli promise la vittoria dello scudetto nel giro di 2 anni.
Nel precampionato la rosa fu ulteriormente rinforzata con gli arrivi in primis di Nando De Napoli e Andrea Carnevale, ma fu fondamentale anche l’acquisto di Francesco Romano, arrivato dai cadetti della Triestina nel mercato di riparazione (che all’epoca si teneva ad ottobre) e che si rivelò un metronomo di centrocampo funzionale per lo scacchiere tattico di Ottavio Bianchi. E De Napoli e Salvatore Bagni, entrambi centrocampisti di grande grinta, velocità, forza fisica e capacità di inserimento, tra i migliori della storia del Napoli, formarono insieme a Romano un centrocampo di notevole qualità e sostanza, nonché tra i migliori d’Europa.

La formazione tipo di quel Napoli era un 4-3-1-2 composto da: Garella – Bruscolotti, Ferrario, Renica, Ferrara – De Napoli, Romano, Bagni – Maradona – Carnevale, Giordano. Lo scudetto fu strameritato, la squadra mostrò grande forza, carattere, compattezza e determinazione nel raggiungere l’obiettivo, gli azzurri furono totalmente padroni di quel campionato e le grandi potenze del Nord non potettero fare altro che inchinarsi; per quasi tutta la stagione gli azzurri riuscirono a dare sia ai risultati che alle prestazioni una continuità impressionante.
Il San Paolo sempre gremito nel corso dell’annata, fu un vero e proprio bunker nel quale non arrivò alcuna sconfitta, ma il rendimento fu straordinario anche in trasferta, con diverse vittorie in campi storicamente molto ostici, nei quali i tifosi partenopei sono sempre accorsi in massa.

Il Napoli fu in tutto e per tutto la squadra dominatrice in Italia della stagione 1986/1987, perché oltre alla vittoria dello Scudetto arrivò anche il “double”, con la conquista della terza Coppa Italia della storia, condita dal raggiungimento di un record storico, quello di 13 vittorie in altrettante gare, impresa mai riuscita a nessuno. L’unica nota stonata fu l’immediata eliminazione in Coppa Uefa al primo turno contro il Tolosa ai calci di rigore, ma Ottavio Bianchi ha sempre ribadito che quell’eliminazione consentì di concentrarsi maggiormente sul campionato.

L’avventura in campionato ebbe inizio il 14 settembre 1986 a Brescia, dove il Napoli si impone per 1-0 con un gol straordinario di Maradona, che si libera dell’intera difesa lombarda con uno slalom ubriacante e mette il pallone dritto nell’angolino. Tutti sognavano lo scudetto, ma c’era da battere la dura concorrenza di squadre come la Juventus campione l’anno precedente, l’Inter di Trapattoni, la Roma e il primo Milan di Silvio Berlusconi. Nelle prime 6 giornate di campionato il Napoli svolge il ruolo di inseguitrice della Juventus, ma alla settima arriva una fondamentale vittoria allo Stadio Olimpico contro la Roma per 1-0 con un gol che Maradona segna, dopo essere stato servito da Giordano, sotto una Curva Nord zeppa di tifosi azzurri; e questa vittoria vale l’aggancio in testa alla classifica ai bianconeri.

Dopo 2 settimane, dopo lo 0-0 interno contro l’Inter, arriva il famoso 9 novembre 1986, al Comunale di Torino si gioca Juventus-Napoli, con le due squadre che condividono il primato. Ad accompagnare Maradona e compagni a Torino, ad un crocevia fondamentale per la stagione, è un esodo di tifosi partenopei pieni di sogni e speranze. Il Napoli dopo un primo tempo equilibrato conclusosi a reti bianche, ad inizio secondo tempo va in svantaggio, ma arriva una reazione eroica! Gli azzurri hanno il fuoco dentro, corrono a mille su ogni singolo pallone, schiacciano i bianconeri nella propria metà campo, sovrastandoli sotto ogni aspetto e prendono d’assalto la loro porta, che però sembra stregata, fin quando, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Ferrario segna il gol dell’1-1.

Dopo un minuto e mezzo, c’è un altro tiro dalla bandierina, questa volta battuto da Maradona, che crossa in mezzo, Renica colpisce di testa e serve Giordano, che in semi rovesciata segna il gol del vantaggio e corre sotto la curva occupata dai tifosi napoletani in delirio; nel finale, in contropiede, Carnevale serve Volpecina che con un tiro piazzato segna il 3-1 ed è apoteosi totale!! Napoli e il Napoli padroni a Torino!! Il Napoli e Maradona spodestano la Juventus e Platini. Vittoria schiacciante in campo e sugli spalti, che passerà alla storia come la presa di Torino. Con quest’impresa il Napoli diede la svolta definitiva e una grandissima dimostrazione della propria forza a tutta Italia.

Di lì in poi il maggiore avversario nella lotta scudetto diventa l’Inter, i partenopei nelle 4 gare successive alla vittoria contro la Juventus collezionano 2 vittorie contro Empoli e Como e 2 pareggi contro Verona e Milan. Alla penultima giornata del girone d’andata, dopo le vacanze natalizie, gli azzurri perdono la propria imbattibilità in campionato, arriva una sconfitta pesante a Firenze per 3-1, che permette all’Inter di raggiungere la squadra di Ottavio Bianchi in prima posizione.

Ma la domenica successiva il Napoli con i gol Muro, Romano e Bagni batte 3-0 l’Ascoli al San Paolo, ristabilisce le distanze e conquista il titolo di Campione d’Inverno. Il girone di ritorno inizia alla grande e gli azzurri arrivano alla complicata trasferta contro il Torino, dopo aver aperto la seconda parte di stagione con 3 vittorie, rispettivamente contro Brescia, Udinese e Avellino; e a Torino è Bruno Giordano con una gran botta sotto la traversa a scatenare l’esplosione dei tanti supporters azzurri presenti e a dare al Napoli altri 2 punti pesantissimi che consentono di allungare il vantaggio sull’Inter che perde a Roma.

Dopo 2 domeniche, è fuga totale dalle inseguitrici, grazie ad un’altra vittoria pesantissima in trasferta per 1-0, questa volta a Bergamo contro l’Atalanta e l’autore del gol è nuovamente Bruno Giordano, che nel corso del campionato non segna tantissimo ma fa segnare tanto e dei 5 gol 3 si riveleranno di fondamentale importanza.
Nelle 2 giornate successive però arriva un pareggio in casa contro la Roma e un’immeritata sconfitta a San Siro contro l’Inter, vittoria che consente ai nerazzurri di rifarsi sotto e di riportarsi a –2 e anche Juventus e Roma di sperare ancora; ma dopo una settimana, arriva il riscatto, perché il Napoli con i gol di Renica e Romano, riesce a battere la Juventus anche nella gara di ritorno al San Paolo tra l’esplosione al fischio finale dei presenti sugli spalti: una vittoria che avvicina sempre di più gli azzurri al tricolore anche perché l’Inter pareggia.

A fine stagione c’è un calo fisico della squadra e a rimettere paura sono il pareggio contro l’Empoli e una clamorosa sconfitta per 3-0 a Verona; questi 2 risultati non tolgono il primato ma mandano l’intera città in angoscia, per la paura di veder nuovamente svanire il sogno, che seppur comunque vicino, sembra troppo bello per essere realizzato. Per questo, quando in un San Paolo con oltre 90mila spettatori, si gioca Napoli-Milan la tensione è alta, ma viene trasformata in gioia incontenibile dai gol di Carnevale e Maradona. Il gol di Diego è un’altra perla, stop al volo in area sulla pressione del difensore milanista, portiere scartato e palla in rete!! Il match si concluderà 2-1, altro step fondamentale, ma l’Inter è ancora 2 punti sotto. Alla terz’ultima di campionato il Napoli va a Como, si gioca sotto una forte pioggia e la gara è molto ostica; dopo il vantaggio lombardo, è di fondamentale importanza il gol di Carnevale a pochi minuti dal termine, che fa esplodere i tanti napoletani accorsi sulle rive del lago e regala un pareggio che vale più di una vittoria, anche perché l’Inter perde: quindi al Napoli, basta una vittoria in casa contro la Fiorentina o anche un pareggio, in caso di contemporanea non vittoria degli uomini di Trapattoni, per laurearsi meritatamente Campione d’Italia in un’annata nella quale ha dimostrato più volte di essere la più forte.

Ed eccoci arrivati al fatidico 10 maggio 1987, Napoli si tinge d’azzurro in ogni singola strada e vicolo ed è pronta a dare voce alla più travolgente e passionale festa mai vista per la conquista di uno scudetto; tutto diventa azzurro, insieme al mare, al cielo, al San Paolo e ai cuori di persone che da tempo aspettavano di provare quest’emozione, che rappresenta anche un significativo riscatto sociale per una città da sempre vittima di pregiudizi; un successo che tutto il popolo napoletano merita dopo aver sempre sostenuto ed amato, nel bene e nel male, la propria squadra del cuore, anche quando si rischiava la Serie B. Il San Paolo inizia a riempirsi già 4 ore prima della gara e via via sugli spalti si viene a formare sempre di più un insieme infinito di bandiere e sciarpe azzurre sventolanti. Inizia il match, Napoli in vantaggio con Carnevale e pareggio della Fiorentina con Baggio, 1-1 che sta bene agli azzurri visto lo svantaggio dell’Inter a Bergamo. Alle 17.47 l’arbitro Pairetto fischia e scatena l’esplosione di gioia!! Il Napoli è Campione d’Italia!!! La folla è in delirio, sugli spalti si esulta, si canta, ci si abbraccia e si manifesta una gioia irrefrenabile. I calciatori fanno il giro di campo con un tricolore gigante tra le mani e il San Paolo osanna i suoi eroi, ovviamente su tutti Re Diego. In seguito il San Paolo si svuota e la grande festa prosegue in città per tutta la notte e poi…per settimane tinte d’azzurro negli occhi e nel cuore.

Felice B. De Martino