Napoli: la grande occasione persa, gli episodi penalizzanti e il destino ancora tra le proprie mani. Emergenza nel reparto difensivo

Una giornata che avrebbe potuto definitivamente proiettare il Napoli verso la qualificazione alla prossima Champions League, si è infine rivelata amarissima e dai mille rimpianti. Quando mancavano poco meno di tre minuti al fischio finale di Napoli-Cagliari, in virtù del pari dell’Atalanta con il Sassuolo, gli azzurri erano momentaneamente secondi in classifica, ma al 94′ è arrivata la clamorosa doccia gelata con il gol del pareggio messo a segno da Nandez. Sono così sfumati due punti pesantissimi. Gli uomini di Gattuso hanno pagato le tante palle gol non concretizzate e l’aver tenuto il risultato in bilico fino alla fine. Ma il gol annullato ad Osimhen nel secondo tempo, che avrebbe di fatto chiuso la partita, era regolarissimo. Inesistente il fallo concesso ai danni di Godin, non c’è stata alcuna spinta da parte dell’attaccante nigeriano, che così come in occasione della rete convalidata, aveva fulminato il difensore uruguaiano che è caduto completamente da solo. A quanto sembra, a causa di un regolamento piuttosto controverso, il VAR Mazzoleni non sarebbe potuto intervenire, ma le ben dodici designazioni stagionali in partite del Napoli sono comunque difficilmente concepibili, considerato che da oltre dieci anni gli azzurri sono continuamente vittime di torti subiti da parte del bergamasco.

Come se non bastasse, circa tre ore dopo la prima beffa, la Juventus ha vinto ad Udine con un’incredibile rimonta negli ultimi sette minuti di gara. E il Napoli, dopo aver toccato con mano la possibilità di chiudere la trentaquattresima giornata di campionato in seconda posizione, si è ritrovato quinto e momentaneamente fuori dalla zona Champions. Alla Dacia Arena la rimonta dei bianconeri è stata frutto di un calcio di rigore nato da una punizione inesistente, concessa per un presunto fallo ai danni di Cuadrado, quando invece a commettere fallo è stato proprio il colombiano toccando il pallone con la mano. Ed è più che comprensibile lo sfogo di Pierpaolo Marino, il quale nel post gara ha sottolineato come, in piena rappresentanza del tanto decantato “stile Juve”, il “garbatissimo” Paratici, sceso a bordocampo a fine primo tempo per poi inveire con atteggiamento intimidatorio contro il direttore di gara Chiffi, abbia potuto condizionare l’arbitraggio nella ripresa. Per non parlare delle espressioni irriguardose anche di diversi calciatori. Seguendo la stessa logica per cui Lorenzo Insigne venne espulso in Inter-Napoli da Massa, la Juventus avrebbe dovuto giocare il secondo tempo con non più di otto uomini. Morale della favola: nessuna sanzione per Paratici da parte del direttore sportivo.

Vanno sì sottolineati anche i demeriti dei partenopei, ma la realtà è che se le decisioni arbitrali sopra citate avessero avuto la corretta valutazione, oggi si starebbe parlando di un Napoli con un piede e mezzo in Champions League e di poco altro.

Al di là degli episodi penalizzanti, in Napoli-Cagliari si è nuovamente vista la tendenza di questa squadra al complicarsi la vita da sola. Perché tutto sommato, tolto il finale, la prestazione pur non essendo stata brillante come le precedenti, c’è stata anche stavolta. Nel primo tempo gli uomini di Gattuso hanno preso sin da subito in mano il pallino del gioco, dinanzi ad un Cagliari sceso in campo con un assetto iper-difensivo. Dopo tredici minuti il muro sardo è stato scardinato grazie ad un’ottima invenzione di Insigne e al delizioso controllo palla di Osimhen, che ha siglato un gol di pregevole fattura. Dopo il vantaggio, pur concedendo due occasioni importanti alla formazione di Semplici in cui è stato molto bravo Meret ad opporsi, gli azzurri hanno mantenuto il predominio territoriale. Nella prima mezz’ora della ripresa, oltre alla rete ingiustamente annullata, c’è stata in svariate occasioni la possibilità di trovare il raddoppio, ma nulla. Poi nel finale è iniziata a farsi sentire la stanchezza, con il Napoli che si è eccessivamente abbassato con l’unico intento di mantenere il parziale di vantaggio e il Cagliari che ne ha approfittato cogliendo la retroguardia in bambola.

Da sottolineare la sontuosa prestazione fornita domenica pomeriggio da Osimhen, che ha attaccato ogni spazio possibile e corso su ogni pallone da vero gladiatore. Gli azzurri si sono spenti proprio nel momento in cui il classe 1998 è stato costretto ad uscire a causa dell’ennesimo intervento killer da parte degli avversari, interventi sui quali Fabbri ha più volte sorvolato. Al posto del numero 9 azzurro ha fatto il suo ingresso sul rettangolo di gioco un Mertens parso in ombra.

Nel frattempo è emergenza nel reparto difensivo. Koulibaly ha rimediato una distrazione di primo grado alla gamba destra. Il centrale senegalese nel finale del match contro il Cagliari, è stato costretto a rimanere in campo nonostante i crampi perchè gli slot per i cambi erano stati esauriti e ciò potrebbe aver aggravato la sua situazione. Purtroppo lo stop dovrà essere come minimo di due settimane, dunque Koulibaly salterà sicuramente le prossime tre gare e nella migliore delle ipotesi potrà tornare a disposizione per l’ultima giornata di campionato, dove il Napoli affronterà il Verona. Inoltre poche ore dopo l’esito degli esami strumentali a cui si è sottoposto il senegalese, Nikola Maksimovic è risultato positivo al Covid-19. Di conseguenza restano soltanto Manolas e Rrahmani come unici due centrali di difesa a disposizione, quindi il greco e il kosovaro sono davvero chiamati agli straordinari in vista dei prossimi impegni.

Il rammarico per l’occasione sfuggita è tanto, ma nulla è perduto e bisognerà assolutamente evitare qualsiasi tipo di contraccolpo psicologico. Il bonus della gara da poter pareggiare è stato esaurito e conservarselo superando lo scoglio di domenica scorsa sarebbe stato fondamentale. Ma il Napoli resta padrone del proprio destino e un successo a La Spezia, in virtù dello scontro diretto tra Juventus e Milan, lo riporterebbe in zona Champions, qualsiasi sia il risultato finale della sfida dell’Allianz Stadium. Quattro vittorie contro Spezia, Udinese, Fiorentina e Verona significherebbero matematica certezza della qualificazione alla massima competizione europea. La squadra è in salute e ha tutte le potenzialità per farcela, il proprio principale pericolo è se stessa. Perche se il Napoli fa il Napoli, senza complicarsi la vita e senza correre particolari rischi, vincere ognuna delle quattro finali da disputare è tutt’altro che impossibile.