Juve Stabia, Padalino: “Orgoglioso dei ragazzi, sconfitta che non cancella il percorso. Io responsabile nel bene e nel male”

Ecco le dichiarazioni in sala stampa di Pasquale Padalino, tecnico della Juve Stabia, dopo l’eliminazione odierna dai Play-Off per mano del Palermo.

Mister, in questo momento c’è più delusione per il mancato passaggio del turno o soddisfazione per il percorso fatto?

“L’una non esclude l’altra, le due cose in questo momento vanno a braccetto: sicuramente c’è grande amarezza per la fine di un cammino che avevamo intrapreso con grinta e passione, non credo che abbiamo sbagliato atteggiamento, la partita l’abbiamo fatta ma abbiamo avuto dei momenti di calo che ci sono costati carissimo, il Palermo in quei frangenti è stato più preciso e noi gli abbiamo concesso due ripartenze sulle quali hanno segnato. Detto questo, sono orgoglioso di questi ragazzi, dello staff tecnico e medico, della dirigenza, per tutto il lavoro che abbiamo fatto per arrivare fin qui, in pochi forse se lo ricordano ma all’inizio dell’anno eravamo tutto fuorché tra le papabili ai primi posti, ricordo che cominciammo il ritiro addirittura con 12 della squadra berretti a causa dell’abnorme ristrutturazione rispetto all’anno scorso, se penso che siamo partiti da quella situazione realizzo che di strada ne abbiamo fatta tanta grazie al contributo di tutti. Avevo detto che avremmo dato tutto per arrivare il più lontano possibile, evidentemente il nostro ‘più lontano possibile’ era questo”.

Ritiene possibile che i suoi giocatori abbiano peccato soprattutto dell’esperienza necessaria a certi livelli?

“Sicuramente è uno dei possibili fattori. Io so quali sono le differenze tra i miei giocatori e quelli del Palermo, so quali sono i nostri punti di forza e quali sono i loro, a volte questi loro punti di forza siamo riusciti a limitarli mentre in altri momenti meno, e quando va così succede anche che le partite le perdi, nonostante magari dopo lo svantaggio da parte nostra ci sia stato un arrembaggio deciso e a tratti anche confuso se devo dire il vero, ma è anche normale e riconosco che faccia parte del percorso di crescita, non tutti sono abituati a gestire certi momenti di certe sfide. Ma se devo fare un bilancio dell’annata, considerando quale fosse il punto di partenza, il bilancio non può che essere assolutamente positivo”.

Col senno di poi, rifarebbe le stesse scelte in merito all’11 titolare?

“A posteriori, avendo già visto il film della partita, potrei anche cambiare qualcosa, ma se dovessi tornare indietro senza conoscere l’andamento dell’incontro rifarei senz’altro le stesse scelte: se ho messo determinati giocatori è perché ero convinto fossero i migliori per questa specifica sfida, e sinceramente non hanno chissà quanto sfigurato considerando anche che il primo goal lo abbiamo praticamente regalato noi. Ci sono mancate solo la precisione e la serenità, il che è ovviamente andato a favorire una squadra più esperta di noi e più abituata a certi palcoscenici”.

Quanto si ritiene responsabile per questa eliminazione?

“Sono responsabile né più né meno di quando abbiamo fatto parlare tutta Italia di Castellammare per le 9 vittorie consecutive in trasferta, per aver eguagliato e superato record e per aver fatto debuttare dei ragazzi del 2002. Questa è una domanda che salta sempre fuori quando c’è una delusione del genere, e la risposta non può che essere questa: sono il capo tecnico della squadra, sono responsabile con le dovute percentuali nelle cose negative e in quelle positive”.

Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a preferire dal primo minuto Elizalde e Borrelli a Caldore e Fantacci?

“Sono ragioni tattiche dovute alla lettura che avevo fatto della gara alla vigilia di essa. Borrelli l’ho messo titolare perché ritenevo potesse darci una mano nei calci piazzati contro e a favore; Caldore ha fatto senz’altro bene negli appuntamenti precedenti così come Elizalde quando in passato ha sostituito l’infortunato Troest, è stata una scelta volta a far riprendere fiato a chi ha portato avanti la carretta fino a questo momento; Fantacci l’ho tenuto in panchina perché ho pensato che nel secondo tempo si sarebbero aperti più spazi, e in situazioni del genere con energie fresche sarebbe riuscito a dare qualcosa di diverso rispetto a Borrelli”.

Con l’inserimento dei subentrati offensivi qualche minuto prima, la partita sarebbe potuta andare diversamente?

“Anche questi sono i soliti quesiti che quando va male non mancano mai, su cosa si potesse fare e cosa no. Poteva andare diversamente oppure no, ma se vengono prese determinate decisioni è perché si sono tenuti in considerazione determinati fattori: è il caso di Cernigoi, ieri per problemi fisici è stato totalmente fermo e se non l’ho fatto entrare prima è stato per non rischiare che poi dovesse uscire 10 minuti dopo come contro la Casertana. Ma ci tengo a dire una cosa: si vuole parlare di mancata brillantezza, ma sinceramente oggi se c’è una squadra che ad un certo punto ha abbassato notevolmente i ritmi è stata il Palermo, noi abbiamo premuto e abbiamo corso fino al novantacinquesimo, escludendo solo il primo quarto d’ora di assestamento dovuto ad una comprensibile emozione dato il palcoscenico. Una prestazione del genere non la fai solo di impeto e di volontà, se tu non hai le forze e le energie semplicemente non ce la fai, noi invece abbiamo fatto una certa prestazione dopo una rincorsa non indifferente in stagione regolare, non vorrei mai che questo passasse inosservato”.

Quale motivo l’ha spinta a schierare Orlando sulla trequarti, visto che il suo meglio solitamente lo dà quasi sempre da esterno?

“A me fa piacere quando mi fanno notare che Orlando gioca meglio da esterno, evidentemente è qualcuno che lo ha già allenato… Io sono arrivato, mi sono trovato e l’ho messo trequartista, a sentimento. Ritengo che Orlando una certa zona di campo prediliga raggiungerla in un secondo momento, col giro di palla, e non partendo direttamente da lì, nel caso specifico della partita odierna poteva creare delle insidie a Luperini e De Rose giocando in una certa maniera; avendo le due punte i loro centrali erano costretti a giocare molto bassi, e nel momento in cui uno dei due si fosse spostato per cercare Orlando che agiva fra le linee, noi avremmo provato a servire Marotta con la palla lunga. A me dispiace risultare a volte stucchevole, ma se mi viene riconosciuto il demerito di non conoscere i miei giocatori, dare determinate spiegazioni è doveroso”.