Il racconto della Strega – Benevento: tra fischi, giocate forzate e continuità

Le giocate forzate e la continuità. Non è piaciuto a Fabio Caserta (e non è piaciuto nemmeno al pubblico del Vigorito) l’ultimo Benevento visto in casa contro un Perugia che più volte ha sfiorato il vantaggio neutralizzato da Alberto Paleari. Approccio sbagliato e idee non coincidenti con ciò sui cui il tecnico calabrese aveva provato a lavorare in settimana. Nel post-gara, infatti, Caserta ha sottolineato quanto l’idea fosse quella di sfruttare la profondità di Lapadula, ma non necessariamente con dei lanci lunghi, vani contro una difesa ben strutturata come quella dei grifoni. I sanniti non brillano, dunque, malgrado alcune occasioni come quelle di Elia, Insigne e Lapadula nella ripresa, insufficienti forse per salvare la prestazione e per conquistare i tre punti. Specie se si considera anche a quelle clamorose divoratesi dalla squadra di Alvini, con il palo di Kouan e le due occasioni di Ryder Matos.

Ritmi forsennati e anche la mancanza di alcuni elementi come Improta e Glik (oltre a Sau non ancora al top della forma dopo un problema ad una vecchia cicatrice) avranno certamente influito sulla prestazione dei giallorossi. L’allenatore ex Juve Stabia ha sottolineato quanto ci sia da lavorare specialmente sulla paura, che ha visto negli occhi dei suoi in fase di impostazione, e sulla convinzione di certe giocate che, invece, spesso troppo forzate. I sanniti passano dal costruire a subire contropiedi importanti che rischiano di vanificare il bel lavoro fatto. È un Benevento, insomma, altalenante (almeno sotto il profilo delle prestazioni) che passa dall’avere consapevolezza dei propri mezzi e della propria identità al trovarsi in difficoltà quando di fronte c’è una squadra ben organizzata. Tuttavia, ha ragione Caserta quando dice che alla fine vincerà il campionato chi sarà più costante. In sostanza, con questa frase, il tecnico guarda anche al bicchiere mezzo pieno: è un punto, cioè, che muove la classifica, che permette un piccolo passo avanti.

I fischi. Sette giornate non sono poche per riuscire ad essere più costanti, ma c’è ugualmente bisogno di pazienza e di far sì che l’ambiente intorno al Benevento non sia mai ostile. Motivo per il quale è sempre triste ascoltare, al triplice fischio, i fischi di un pubblico che ha assistito alla parabola ascendete di una società che negli ultimi anni ha abbracciato la serie A per la prima volta (per poi ritornarci). Anche quelli, però, – forse Vigorito lo sa bene – sono un gesto d’amore di chi vorrebbe, per la propria città, la migliore realtà che si possa profilare all’orizzonte. Serve, così, collaborazione e star vicino ai sanniti anche nei momenti in cui si è meno soddisfatti di certe gare. L’amore per il Benevento viene prima di tutto ed è sempre bene ricordarselo.

La sosta delle nazionali. Arriva nel momento giusto per ricaricare le batterie e per ritrovarsi sul piano delle idee e della costruzione di gioco. Certo è che la mancanza di giocatori come Lapadula, Ionita e Glik, pilastri dei tre reparti dell’assetto tattico, non faciliterà il lavoro a mister Caserta. Fare a meno di loro nel recuperare certe trame di gioco può soltanto essere uno svantaggio. E sempre più matura il pensiero che le nazionali stiano diventando una ‘spina’ nel fianco di certe società, costrette a fare a meno dei loro pezzi pregiati. Tuttavia, è necessario recuperare energie fisiche e mentali per provare a far punti già con la Cremonese, magari ritornando a vincere muovendo ancor di più la classifica. Pretendere sempre il massimo dal Benevento non è certo fuori contesto. Pur avendo la consapevolezza della difficoltà di questa serie B, la squadra allestita da Vigorito non soltanto è permeata da elementi che hanno calcato i campi di A per molto tempo, ma anche da calciatori che, seppure in un anno, hanno fatto esperienza delle pressioni di grandi palcoscenici.

C’è sempre, infine, un’unica condizione dell’animo umano da adottare: la fiducia nelle scelte del presidente Vigorito che, come direbbe De Crescenzo, nei confronti della sua ‘creatura’ è certamente un uomo d’amore. Un presidente che ha investito soldi e passione nella sua società e che si contraddistingue per pazienza, programmazione e voglia di dare l’assalto (ancora) alla massima serie. Il sogno resta quello di restarci, ma per realizzare i sogni c’è bisogno di perseveranza, fiducia e sacrificio. E anche questo è bene non dimenticarlo mai.