Il Personaggio Granata – Ribéry: scampato alla morte da bambino, ora nella storia del calcio

Non di rado, nel mondo del calcio, ad alcuni calciatori vengono attribuiti dei soprannomi, che possono essere sia simpatici giochi di parole, come Karim “The Dream” Benzema o “El Buitre” Butragueño, sia nomignoli affibbiati in giovane età, come “La Joya” Dybala o “El Papu” Gomez. In alcuni casi, i nickname possono però anche evocare eventi del passato, non sempre piacevoli: è questo il caso del soprannome attribuito al fuoriclasse della Salernitana Franck Ribéry, definito “Scarface” da quando giocava al Marsiglia per una cicatrice particolarmente evidente che il giocatore francese ha sulla guancia destra, paragonabile a quella del protagonista del film di Brian De Palma.

Nato a Boulogne-sur-Mer nel 1983, Ribéry fu cresciuto da una famiglia adottiva dopo essere stato abbandonato dai propri genitori naturali. La sua rocambolesca infanzia fu stravolta nuovamente all’età di due anni quando, in seguito ad un incidente stradale, venne scaraventato fuori dal parabrezza, riportando una moltitudine di ferite. I medici fortunatamente riuscirono a salvarlo, ma le conseguenze dell’accaduto non abbandonarono mai il piccolo Franck, che si ritrovò col volto in parte sfigurato. Lo stesso fenomeno francese racconterà quanto poi sia stato complicato sopportare non solo il bullismo dei suoi coetanei, ma anche lo scherno degli adulti, i cui comportamenti avevano certamente un peso differente agli occhi di un bambino.

Tuttavia Ribéry trovò un modo per rendere la sua problematica invisibile a chiunque: il calcio. Infatti, dopo aver esordito con la squadre del suo paese natale, il Boulogne, l’esterno francese vestirà anche le maglie di Olympique Alès, Brest e Metz, debuttando con quest’ultima anche nella massima serie francese, la Ligue 1. Per il classe ’83 vi sarà anche una breve esperienza in Turchia col Galatasaray prima di ritornare in Francia, stavolta con il Marsiglia di Jean Fernandez, con cui riuscirà ad aggiudicarsi la Coppa Intertoto nel 2005. Con l’OM disputa 35 partite e mette a segno 6 reti alla prima stagione, che gli valgono la convocazione in Nazionale per il Mondiale in Germania del 2006 insieme al suo compagno di squadra Fabien Barthez. La divisione francese disputa una Coppa del Mondo di tutto rispetto, eliminando la Spagna (proprio nel match contro la Roja Ribèry siglerà la sua prima rete con Les Bleus), il Brasile e il Portogallo. La squadra di Domenech, guidata da un’incontenibile Zidane, si dovette però arrendere all’Italia di Lippi in finale a Berlino, dove gli azzurri trionfarono dopo la lotteria dei rigori.

Le buone prestazioni dell’esterno offensivo non passarono però inosservate e, dopo altre 25 gare e 5 reti col Marsiglia, Ribéry divenne nel 2007 un nuovo giocatore del Bayern Monaco. Ed è proprio con la casacca rossa dei bavaresi che il bagliore di Ribéry è divenuto immenso: fin dai primi match con i tedeschi il talento d’oltralpe dimostra non solo un forte chimica con il bomber Luca Toni, ma anche una buona dote realizzativa. Sia l’esordio in Coppa di Lega che quello in Bundesliga viene condito con il goal, senza considerare poi l’assist per Toni in Coppa di Germania, vinta poi dai bavaresi per 2-1 contro il Borussia Dortmund. Ribéry vince anche la sua prima Bundesliga, venendo eletto poi dal giornale France Football come calciatore francese dell’anno per il secondo anno di fila.

Il 2010 però non si rivelerà un anno fortunato per il fuoriclasse nato a Boulogne-sur-Mer poiché, oltre ai vari infortuni che costelleranno la stagione, arriveranno anche l’espulsione in semifinale di Champions che gli costa l’assenza nella finale di Madrid contro l’Inter (vinta dalla compagine di Mourinho per 2-0 grazie alla doppietta di Milito) e, soprattutto, lo scandalo in seguito ad un rapporto con un escort minorenne, Zahia Dehar (anche se nel 2014 l’ex Marsiglia e Galatasaray venne assolto per mancanza di prove sufficienti a decretare che fosse consapevole della minore età della ragazza).

Anche la stagione 2011/12 sarà causa di malcontento, sia per la formazione tedesca di Heynckes, sia per Franck Ribéry: infatti, il Bayern riesce a battere il Real Madrid di Cristiano Ronaldo e a volare in finale di Champions, che tra l’altro si disputa all’Allianz Arena, cioè in casa dei bavaresi. Ma nonostante i pronostici, è il Chelsea di Di Canio a salire sul tetto d’Europa, grazie soprattutto a top-player quali Didier Drogba e Petr Čech (quest’ultimo, oltre a parare il l’ultimo rigore del Bayern Monaco calciato da Schweinsteiger, riuscì a neutralizzare anche il penalty di Robben ai supplementari, procurato proprio da Ribéry).

Una sconfitta nella finale del Mondiale, una sconfitta nella finale di Champions. Chiunque avrebbe avuto una sorta di contraccolpo psicologico. Chiunque, ma non Franck Ribéry, che ha ancora sul proprio volto la dimostrazione che ogni singola esperienza negativa ha il solo imperativo di renderci più forti. Ed infatti, nel 2012/13 il fenomeno classe ’83 non solo riesce a vincere un’altra Bundesliga e la Coppa di Germania, ma conquista anche la sua prima Champions League, vinta proprio nel Klassiker contro gli eterni rivali del Borussia Dortmund e fornendo l’assist per il 2-1 finale a Robben, lo stesso Robben che l’anno prima aveva regalato la sua coppa al Chelsea con l’errore dal dischetto. Un triplete che consegna quel Bayern alla storia, e che permette a Ribéry di vincere il premio come Miglior calciatore UEFA in Europa, davanti a due mostri sacri del pallone come Messi e Ronaldo. Vi sarà spazio nel 2013 anche per un goal nella Supercoppa Europea contro il Chelsea, dove il Bayern troverà la sua vendetta personale contro i Blues.

Gli anni successivi non vedranno altri trionfi in Europa per Ribéry, ma il numero 7 lascerà il club tedesco con 24 trofei in totale in 12 anni e con 124 realizzazioni in 425 presenze. Ormai 36enne e svincolato, l’esterno ex Marsiglia viene ingaggiato dalla Fiorentina dove, sia per infortuni, sia per la pandemia scoppiata nel 2020, gioca ben poco totalizzando appena 3 goal in 21 presenze. Anche nel 2021 il francese non riesce a concretizzare, andando a segno in sole due occasioni, ma diventa uno dei perni della formazione di Prandelli e, a detta proprio dell’ex CT della Nazionale, fondamentale per la crescita di Vlahovic.

La sua storia in granata inizia il 6 settembre del 2021. Il compito è chiaro: la Salernitana è stata in grado di compiere un’impresa incredibile accedendo in Serie A, ma la compagine granata non è mai riuscita a restare nel massimo campionato per due anni consecutivi e per ora l’arrivo del francese (paragonato dall’ex ds Fabiani come l’acquisto di Maradona da parte del Napoli), pur galvanizzando la tifoseria a furia di giocate di altissima classe, non è bastato a tenere la Salernitana lontana dalla zona retrocessione. Ciononostante, l’approdo di giocatori con una certa esperienza e di un allenatore capace come Nicola lasciano ancora un barlume di speranza nel cuore dei tifosi per le dodici partite che i campani devono ancora disputare.

Una celebre frase di Al Pacino, alias Tony Montana, nel capolavoro di De Palma è: ” Volete fare la guerra con me? Ok, farete la guerra con il più forte”. E d’altronde anche Franck Ribéry, nato a Boulogne-sur-Mer e definito Scarface, prova a se stesso e al mondo di essere il più forte e di non arrendersi nei momenti difficili fin dalla tenera età di due anni.

Fonte foto: sito ufficiale U.S. Salernitana 1919