Napoli continua a sognare. La vittoria in rimonta contro l’Udinese ha consentito al Napoli di restare in piena corsa per lo scudetto a otto giornate dal termine. Un successo di fondamentale importanza e di cui la squadra necessitava per dare continuità all’ottima prova di Verona dopo un periodo costellato da alti e bassi. Proprio la continuità di risultati e prestazioni è la parola chiave per la realizzazione del sogno tricolore. L’insidiosissimo trittico di sfide con Atalanta, Fiorentina e Roma sarà probabilmente determinante per le chance scudetto degli azzurri, prima di un calendario più in discesa, almeno sulla carta, nei successivi cinque turni. Se nelle prossime tre giornate il Napoli dovesse riuscire nell’intento di quantomeno mantenersi a ridosso del primato, ci sarebbero ottime possibilità di giocarsela fino alla fine.
La gara dello scorso sabato sembrava essersi complicata non poco per il Napoli. Durante il primo tempo la squadra è parsa lenta e con poche idee dinanzi ad un’Udinese fisica, ben compatta dietro la propria metà campo e brava nel chiudere tutte le linee di passaggio. Inoltre i friulani si sono resi molto pericolosi in ripartenza con un Deulofeu in stato di grazia. Ma poi i partenopei hanno disputato un secondo tempo di cuore, grinta, ritmo e qualità trascinati dai 40 mila del Maradona, che stavolta non hanno mai smesso di cantare, neanche quando nel corso del primo tempo la squadra era in grande difficoltà. Il pubblico è tornato ad essere il dodicesimo uomo in campo e a Fuorigrotta si è respirata un’atmosfera magica che mancava da un bel po’. Un pomeriggio di sofferenza, di tifo incessante, adrenalina, passione e gioia, ovvero di tutto ciò che è rappresentazione dell’essenza del calcio.
A spostare l’inerzia del match, da un punto di vista sia tecnico-tattico che mentale, è stato l’ingresso in campo di Dries Mertens, che Spalletti ha inserito al posto di un Fabian non in giornata tornando al 4-2-3-1. Il belga da vero leader si è preso la squadra sulle spalle, dando la scossa emotiva e tecnica di cui si avvertiva la necessità. Ciro ha conferito qualità, inventiva e imprevedibilità all’offensiva azzurra. Lo stesso Osimhen, poco servito nei primi quarantacinque, ha visibilmente tratto beneficio dalla presenza del 14. Con Mertens ad agire tra le linee, il centravanti nigeriano gode indubbiamente di maggiore supporto e quantità di palloni giocabili, che provenienti dal piede fatato di Dries possono consistere in oro colato. Dunque non è da escludere che Spalletti in questo rush finale opti più spesso per questa soluzione che può dare grande esplosività all’attacco.
In quel di Bergamo bisognerà fare a meno di Osimhen. Il Napoli affronterà quindi una sfida che consisterà in uno snodo cruciale senza il proprio finalizzatore, colui che ha realizzato sei dei dieci gol messi a segno dalla squadra nelle ultime sette gare di campionato. Un’assenza molto pesante in una gara in cui, per le caratteristiche dell’avversario, il numero 9 azzurro avrebbe potuto fare la differenza non poco. Ma a farne le veci sarà il bomber più prolifico della storia del club, ormai napoletano acquisito, che certamente avrà una voglia matta di trascinare ancora i suoi e di aggiungere ulteriori colpi di classe al lungo repertorio. Nonostante l’utilizzo con il contagocce nell’ultimo periodo e la totale assenza di segnali da parte della società in merito al rinnovo, Ciro non fa una piega ed è concentrato anima e corpo sulla causa. Da qui a maggio non si escludono colpi di scena che possano portarlo alla permanenza che tanto desidera, ma eventualmente Dries Mertens è pronto a dare tutto per regalarci e regalarsi il lieto fine che la sua fantastica storia all’ombra del Vesuvio merita.
