Il Personaggio Granata- Sepe: un cammino fatto di piccoli passi

“Un portiere deve essere masochista”. Questa breve citazione di Gianluigi Buffon, campione del mondo nel 2006, nonché giocatore con più presenze con la maglia della nazionale italiana, estrinseca appieno quanto sia complessa e allo stesso tempo affascinante la vita di un estremo difensore, consapevole di quanto una determinata indecisione possa rivelarsi fatale, di come un singolo errore possa cancellare un’intera buona prestazione.

Parlando di portieri che si sono rivelati veri e propri monumenti dello sport più seguito al mondo, è inevitabile menzionare i nomi del “ragno nero” Lev Yashin, unico nel suo ruolo ad aver mai vinto un pallone d’oro, o Iker Casillas, bandiera del Real Madrid e più giovane portiere ad aver mai vinto la Champions League (proprio con il blancos nel 2000, ad appena diciannove anni).

Non tutte le storie hanno però un lieto fine: molti calciatori, pur lavorando sodo e con professionalità, si ritrovano immersi in un limbo di prestiti e cessioni, senza mai riuscire a compiere quel salto di qualità che differenzia un buon portiere da un campione. Questo è il caso del numero uno della Salernitana, Luigi Sepe.

Sepe nasce nel 1991 a Torre del Greco, comune in provincia di Napoli, e proprio nelle giovanili dei partenopei avrà inizio il suo percorso di formazione. Alla giovanissima età di diciassette anni e otto mesi arriva la convocazione in prima squadra e il suo debutto in Serie A, nella gara dell’Artemio Franchi contro la Fiorentina. Un ricordo sicuramente agrodolce per l’atleta campano che, pur essendo il quarto portiere più giovane ad aver esordito nella massima serie italiana (alle spalle di Scuffet, Gigio Donnarumma e Pacchiarotti), subentrò al 32′ a Gianello ma non riuscì a mantenere la porta inviolata. Anzi, fu proprio sua l’incertezza sulla rete del definitivo 2-1, siglata da Montolivo.

Successivamente, la società partenopea decise di passarlo in prestito al Pisa, che all’epoca disputava la Prima Divisione della Lega Pro. Solo sei presenze alla sua prima stagione con i nerazzurri ma, nella seguente, il classe ’91 diventerà titolare, collezionando ben trentatré presenze. Straordinario soprattutto il finale di stagione di quel Pisa, che riuscì ad agguantare la zona play-off in extremis e a battere nel doppio confronto il Perugia, arrivato secondo in campionato. Tuttavia, la compagine di Pagliari si vide sconfitta in finale ai supplementari per 3-1 contro il Latina, che raggiunge la cadetteria per la prima volta nella sua storia. In quell’occasione, proprio Sepe venne espulso dopo aver falciato Agodirin nella propria area di rigore, causando il penalty del momentaneo 2-1

Ma quanto di buono fatto da Sepe con la formazione toscana non passò inosservato, ed infatti nel 2013 venne prelevato dalla Virtus Lanciano, totalizzando ben trentanove presenze nel campionato cadetto. Il suo avvio con gli abruzzesi fu strepitoso: definito “Superman” dai tifosi, dopo due pareggi per 1-1 e 2-2 nelle prime due sfide di campionato, Sepe mantenne la porta inviolata per 544′ minuti consecutivi, consentendo al Lanciano di collezionare sedici punti in sei partite. Tra tutte non può non essere menzionata la sua ottima prestazione contro il Novara al Silvio Piola, dove non solo compì una miriade di interventi provvidenziali, ma fu anche in grado di neutralizzare il rigore di Buzzegoli. Nonostante un avvio particolarmente incoraggiante, la Virtus Lanciano arrivò soltanto decima in classifica, mentre furono promosse in Serie A al termine della stagione Palermo, Cesena e l’Empoli di Maurizio Sarri.

E proprio il club toscano, ritornato nella massima serie dopo ben sette anni, decise di assicurarsi le prestazioni di quel giovane portiere nato a Torre del Greco. Il suo secondo esordio in Serie A arrivò nel match in trasferta contro l’Udinese, vinto dai bianconeri per 2-0. Anche la seconda di campionato non si rivelò fortunosa per gli azzurri, i quali furono sconfitti dalla Roma in casa per 1-0, con un autogoal dello stesso Sepe dopo un tiro di Nainggolan che si era stampato sul palo. Ma la stagione non si rivelò fallimentare per i ragazzi di Sarri: specialmente nella seconda parte della stagione il “sarrismo”, ancora nella sua fase primordiale, iniziò a dare i suoi frutti e l’Empoli si salvò, raggiungendo il 15° posto con quarantadue punti in totale. Anche il Napoli di Higuain e Benìtez, che in quella stagione raggiunse la semifinale di Europa League, non fu in grado di battere quell’Empoli, che al San Paolo strappò un pareggio e al ritorno vinse per 4-2. Nel match di andata, fu proprio Sepe a inchiodare il risultato sul 2-2 con una parata di riflesso clamorosa su De Guzmàn, lo stesso Sepe che con i partenopei aveva mosso i primi passi da calciatore.

Da una squadra toscana ad un’altra: per la stagione 2015/2016, la Fiorentina lo sceglie come vice di Tătărușanu, e con i viola disputerà tutte le sfide del girone di Europa League, mantenendo in tre occasioni la porta inviolate (due volte contro il B-SAD e una contro il Lech Poznan). La sua esperienza con i gigliati però non durerà molto, poiché viene messo fuori rosa dal tecnico della Fiorentina, Paulo Sousa, in seguito a delle lamentele riguardanti il suo scarso impiego. Il giocatore quindi ritornerà dal prestito a Napoli dove, pur essendo terzo nelle gerarchie alle spalle di Reina e Rafael, disputerà il match contro il Chievo al Bentegodi, terminato a porte inviolate.

Ormai ventisettenne, viene acquistato dal Parma con diritto di riscatto e contro-riscatto a favore del Napoli. Sarà appunto la squadra emiliana quella con cui avrà il maggior numero di presenze (ben centosette) e, inoltre, quella con cui toccherà le cento presenze in Serie A. Traguardo raggiunto in seguito al pareggio per 2-2 contro il Benevento.

Dopo la retrocessione in Serie B dei ducali, l’estremo difensore torrese è entrato nel mirino di Sabatini ed è stato prelevato dalla Salernitana in prestito con obbligo di riscatto in base a determinate condizioni. Arrivato a gennaio, ha fin da subito scavalcato Belec nelle gerarchie, conquistando la maglia da titolare. Dal suo approdo in granata la Salernitana ha perso in sole due occasioni, contro Juventus ed Inter, ma ha pareggiato le altre cinque, ed il portiere ex Napoli non è mai riuscito a tenere la porta inviolata. Una rimonta della formazione di Nicola sembra oramai un miraggio a questo punto della stagione, con i campani che devono disputare i restanti dieci incontri da ultimi in classifica e a -9 dalla zona salvezza. Ma il calcio ci ha già abituato a miracoli impossibili, e i granata, considerati i grandi miglioramenti rispetto alla parte iniziale della stagione, possono ancora, se aiutati anche dalla dea bendata, prendere in mano il loro destino.

Sepe non riuscirà a vincere il pallone d’oro, e non sarà mai un protagonista di un’edizione della Champions League. Ma è un portiere, un numero uno, un masochista. E permettere alla Salernitana di agguantare la salvezza in Serie A per la prima volta nella sua storia, potrebbe essere l’incredibile impresa che lo consacrerebbe come leggenda tra le mura dell’Arechi.

fonte foto: sito ufficiale U.S. Salernitana 1919