Il protagonista azzurro – Il Cholito Simeone emblema dell’ampiezza della rosa a disposizione di Spalletti. Media gol pazzesca e determinazione da vendere per l’argentino

Per la prima volta nella propria storia, il Napoli è riuscito nell’impresa di raggiungere quota dodici vittorie consecutive tra tutte le competizioni, battuto dunque il record di undici successi di fila stabilito a cavallo tra la fine e l’inizio delle stagioni 1985/1986 e 1986/1987. I tre punti ottenuti contro i Glasgow Rangers, in seguito alla qualificazione agli Ottavi guadagnata con due turni d’anticipo, hanno consentito agli azzurri di avvicinarsi ulteriormente alla conquista del primo posto nel girone. Per tagliare il traguardo, in virtù della vittoria per 4-1 nella gara d’andata al Maradona e della miglior differenza reti, basterà non perdere con oltre tre gol di scarto nello scontro diretto con il Liverpool ad Anfield. La vittoria del gruppo A sarebbe ampiamente meritata e consisterebbe nella ciliegina sulla torta al termine di una fase a gironi che ha visto il Napoli stregare l’intero continente giocando il miglior calcio d’Europa. Quattro gol al Liverpool nel match d’andata, dieci in totale all’Ajax e sei ai Rangers, per un totale di venti reti in cinque partite. Uno spettacolo da sogno e a cui sia la squadra che Spalletti sono determinati a dare seguito, continuando ad incantare in Italia e in Europa. 

Un titolo perfettamente riconducibile a quanto accaduto nella sfida con i Rangers è: “Cambiano gli interpreti ma non cambia lo spartito”. In quanto la squadra ha confermato di potersi permettere il lusso anche di cambiare sei uomini tra una partita e l’altra e di riuscire comunque a mantenere intatta la propria identità. Va sottolineato che, oltre alle consuete rotazioni tra Mario Rui ed Olivera e tra Politano e Lozano, i quali costituiscono in pratica dei co-titolari nei rispettivi ruoli, nella serata di mercoledì il Napoli ha affrontato gli scozzesi privo di pilastri come Rrahmani, Anguissa, Zielinski, Kvaratskhelia ed Osimhen. Nonostante ciò gli uomini di Spalletti hanno ancora una volta espresso un calcio paradisiaco e vinto in grande scioltezza, confermando di godere di un’impianto di gioco che è ormai ben consolidato a prescindere da chi scende in campo. Molto significative anche le dichiarazioni rilasciate nel post gara da Luciano Spalletti, che ci ha tenuto a sottolineare la grande professionalità mostrata da coloro che stanno trovando meno spazio, i quali non palesano alcun tipo di remora in merito alle precedenti gare non giocate e sono sempre pronti a dare l’anima ogni qual volta vengono chiamati in causa. Ciò a dimostrazione di un gruppo totalmente privo di personalismi e il cui motto è “uno per tutti e tutti per uno”.

Esempio lampante dell’armonia che regna all’interno dello spogliatoio è l’atteggiamento esemplare di Giovanni Simeone, il quale, in occasione della conferenza stampa pre match tenutasi lo scorso martedì, ha affermato: “non importa se gioco cinque o novanta minuti, io sarò sempre disposto a dare il massimo per questa maglia ogni qual volta il mister deciderà di mandarmi in campo”. Parole sincere e confermate in pieno dallo straordinario rendimento dell’attaccante argentino, il cui innesto si sta rivelando preziosissimo sotto il profilo sia tecnico che umano. Il Cholito sta vivendo la sua avventura all’ombra del Vesuvio con l’entusiasmo di un bambino che si appresta a scartare il proprio regalo di Natale, mostrando cuore, grinta, passione e determinazione da vendere. Si è calato nella realtà alla velocità della luce e il suo senso di appartenenza è ben visibile già dal giorno della sua presentazione, quando ad una domanda in merito a cosa ne pensasse il padre Diego Pablo del suo trasferimento in azzurro rispose: “Papà mi ha inviato un messaggio bellissimo. La prima cosa che mi ha detto è che tutti gli argentini, da piccoli, guardavano le partite del Napoli di Maradona in TV. In Argentina tutti i giovani calciatori sognavano di giocare nel Napoli. Quindi per me è un sogno essere qua”.

Simeone vanta l’incredibile media di un gol messo a segno ogni sessantuno minuti, con sei reti in dieci presenze, di cui soltanto due da titolare e tutte le altre otto da subentrato. Numeri che la dicono lunga riguardo all’ampiezza e alla qualità dell’organico a disposizione di Spalletti, nelle cui gerarchie l’ex Verona è il terzo attaccante dopo Osimhen e Raspadori. Va inoltre sottolineato l’enorme peso specifico del gol da centravanti di razza, decisivo ai fini dell’attuale primato solitario in classifica, siglato a San Siro contro il Milan. Senza dimenticare la rete, altrettanto pesante, di Cremona, dove, sempre con un colpo di testa, spianò la strada verso il 4-1 finale in una gara che sembrava essersi definitivamente complicata. Che quella di Napoli-Rangers fosse la notte del Cholito lo si era già capito nel momento in cui, quest’ultimo, ha preso parte all’urlo “The Champions” insieme ai quarantamila del Maradona. Oltre alla doppietta da registrare l’attacco alla profondità con tempi perfetti e il lavoro molto dispendioso al servizio della squadra, non mollando un millimetro e attuando un’ottima protezione palla.

Nell’azione del primo gol ha finalizzato con uno stop in area e una conclusione precisa sul palo lontano in seguito ad un’ottimo lancio in profondità di capitan Di Lorenzo. Mentre il secondo conferma l’ottima intesa con Mario Rui, dal quale ha ricevuto un cross pregevole che lui è andato a confezionare con un grande inserimento alle spalle di due difensori e un altro colpo di testa da bomber vero tra gli applausi di Spalletti dalla panchina. Dei cinque assist forniti dal terzino portoghese in stagione, tre sono stati per Simeone. Una doppietta in sedici minuti che lo consegna alla storia, in quanto, il numero 18 azzurro, è il secondo argentino nella storia della Champions League ad aver segnato quattro gol nelle prime quattro partite disputate nella massima competizione europea. Un dato perfettamente riconducibile ad un segno del destino, considerato che il primo a riuscirci fu proprio papà Diego Pablo con la maglia dell’Atletico Madrid. E’ la vera e propria realizzazione di un sogno per Giovanni, che sin da piccolo desiderava di vivere da protagonista la competizione di cui ha il logo tatuato sulla pelle.