Inter-Roma e Como-Inter. E, nel bel mezzo del tour de force che attende i nerazzurri di Chivu, il Napoli è chiamato al testa a testa del Maradona contro il Milan di Max Allegri. Antonio Conte ci crede, e così – sotto sotto, non disdegnando mai che la sorte possa giocare a favore – anche i tifosi partenopei. Ma sette lunghezze di distanza non sono certo qualcosa di poco conto. Anzi, a conti fatti, la rimonta che a Napoli sognano appare quanto meno ancora azzardata. E in un’annata falcidiata da infortuni, insieme alle delusioni Champions e Coppa Italia a cui si cerca di non pensare, una qualificazione in Champions appare comunque un traguardo importante. Specie se si pensa che il club di Aurelio De Laurentiis è reduce da uno Scudetto e una Supercoppa nella sola annata del 2025, come non accadeva dai tempi di Diego Armando Maradona. Un aspetto, questo, poche volte messo in risalto nella girandola, pur sempre legittima, delle critiche a staff medico e a Conte per più di una prestazione poco convincente.
Ma se c’è una caratteristica per cui Conte s’è sempre distinto questa è certamente l’insaziabile fame di chi sa come stare col fiato addosso, per dare fastidio fino alla fine. L’Inter, a qualche minuto dal derby contro i cugini rossoneri, poteva andare potenzialmente a +11 sulla seconda, ipotecando di fatti il campionato. La rete di Estupinan, che ha riacceso le speranze del Milan, e i successivi due pareggi consecutivi rispettivamente contro Atalanta e Fiorentina, rischiano di diventare benzina nel serbatoio delle inseguitrici. Nonostante i sette punti, ancora di vantaggio, l’analisi sull’Inter merita più di un soffermarsi sui pochi punti messi in cascina nelle ultime tre uscite stagionali.
Per Chivu, alla prima esperienza con una grande squadra – e dopo un esordio in quel di Parma che in termini di esperienza ha per l’appunto valore relativo -, avere alle spalle due giganti del calcio italiano come Allegri e Conte rischia di essere il gomitolo lanciato al gatto, nella speranza che con gli artigli possa provare a sbrogliarlo. Una matassa di fili non indifferente che tiene occupate le mani ed esige concentrazione, senza tollerare che vengano mossi i fili sbagliati per arrivare al capo del nodo. A preoccupare sono principalmente le prestazioni, e quella di Firenze è stata certamente sottotono, sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista di atteggiamento. Non sembrava, insomma, una squadra che si comportasse da capolista del campionato. La rete di Pio Esposito, adesso fresco di errore sul dischetto in Nazionale – ha certo il tempo di smaltirlo, se come canta De Gregori il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette – ha soltanto dato l’illusione di un’Inter che potesse imporsi. Poca finalizzazione, difficoltà nel concretizzare, l’assenza di un nome come Lautaro, hanno pesato eccome. Tanto che una Fiorentina in gamba nella ripresa non solo raggiunge il pari con la rete di Ndour, ma rischia di vincerla quando Harrison calcia di sinistro dando potenza ma poca precisione.
D’altra parte, invece, c’è un Napoli che ha ritrovato i suoi perni a centrocampo. A parte la grana Lukaku, che ha giurato di non voltare mai le spalle al Napoli e alle prese con un periodo delicato non solo della propria carriera ma anche della propria vita, Conte contro il Milan può tornare a schierare i fab four. Con Anguissa e Lobotka al centro, De Bruyne e McTominay a ridosso dell’unica punta Hojlund. Insomma, lasciandosi alle spalle la tempesta potrebbe tornare il sole anche sulle condizioni fisiche di un Napoli che forse ha giocato solo poche gare all’inizio a immagine e somiglianza del tecnico leccese. Bravo a fare, come già capito l’anno scorso, di necessità virtù, ridisegnando gli azzurri a seconda dei momenti stagionali che dovessero affrontare.
Tra calendario e Nazionali. C’è il blocco Italia dell’Inter e c’è il blocco Italia del Napoli, emotivamente provati forse da una delle delusioni più scottanti delle proprie carriere. Con l’Italia fuori dai Mondiali per la terza volta di fila – e non era mai capitato, tra le Nazioni vincitrici -, i vari Dimarco, Barella, Bastoni, Politano, Spinazzola, Meret dovranno essere bravi a resettare tutto, a tornare con la mente agli obiettivi stagionali. E per un’Inter già provata può essere decisamente un’arma a doppio taglio. Per un’ossatura corrosa dal trascorrere del tempo, e in gran parte gestita negli scorsi anni da Inzaghi, può sembrare forse l’alba della fine di un ciclo, e le gare contro Roma e Como – due compagini non solo di qualità, ma che puntano a combattere serratamente alla corsa Champions – possono essere indicative dello status mentale dei nerazzurri. Nerazzurri attesi, dopo le due sfide ravvicinate, ad affrontare come da calendario Lazio e Bologna sul finire di stagione; a giocarsi punti decisivi per tornare sul tetto italiano.
Non certo da sottovalutare, poi, il calendario del Napoli. In quelli che si possono considerare i quattro big match in volata finale c’è solo da sostituire la Roma con il Milan e il quadro è fatto. Ciò che può giocare a favore degli azzurri resta il peso dell’esperienza, la capacità di saper leggere le partite, di mettere in campo un valore versatile che sappia adattarsi alla necessità di far punti. E questo, quando affronti sui punti una squadra come l’Inter – un po’ incastrata nel proprio passato, come un attore che non riesca del tutto a liberarsi del proprio personaggio -, può essere un elemento che rischia di non dare per scontato alcun pronostico. Nonostante la distanza sia importante. C’è poi in gioco quel pizzico di buona sorte, di superstizione, che da sempre caratterizza Partenope in tutte le sue facce. Aprile, un mese che l’anno scorso fece osannare Orsolini, reo di aver punito l’Inter all’ultimo secondo con una rovesciata, spianò la strada al quarto scudetto azzurro targato Conte. Perché così doveva andare, diranno in molti; o forse no. Fatto sta che a Napoli, se lo si chiedesse ai tifosi, la risposta sarebbe sempre la prima. Magari accompagnata dalla citazione di un santo, San Gennaro su tutti, complice per averci messo la mano.
E adesso, ancora, la sensazione che ad aprile possa sfiorire, oltre la Primavera, qualcosa di altrettanto bello sulla cima della classifica. Qualche punticino in più raccolto, che tra fiato sul collo e destini ancora da decidere, possa infiammare ancor di più questo finale di stagione. Per Max Allegri, invece, non c’è bisogno di spiegazione. Non perché il Milan sia fuori da quest’analisi, principalmente portata avanti nel duello tra Inter e Napoli che infiammò la scorsa stagione. Ma perché non è mai stata messa in discussione la capacità dell’ex allenatore della Juventus di sfilare avanti a tutti con nonchalance, con quel corto muso di cui tanto è diventato specchio. Ancor di più che per l’ippica, Allegri sa bene come leggere i diversi momenti stagionali. Ha già fatto inciampare l’Inter nel derby, ci riproverà al Maradona contro il Napoli. Questo il motivo per cui – oltre alla distanza di sole cinque lunghezze, ancor più appetibili delle sette – i rossoneri non vanno sottratti da questo combattuto duello pronto ad aprirsi a qualsiasi scenario.
Che aprile possa rivelarsi un mese decisivo non è escluso, e molto dipenderà da chi sbaglierà di meno. L’Inter, reduce da un’amara eliminazione contro un Bodo Glimt sorprendente, ha da centrare il suo obiettivo stagionale per confermare lo spessore di un organico che rischia di arrugginirsi sempre di più. Allegri, che ha sempre dichiarato l’obiettivo di rientrare in Champions, se ne sta lì sornione, pronto ad approfittare di altri passi falsi. D’altronde sarebbe un ritorno in A tutto da incorniciare. Infine, Conte, che se di intoppi ne ha avuti fin troppi, ha già dimostrato quanto il Napoli riesca comunque a tenere il passo delle big rientrando in una lontana ed ipotetica – ma non surreale – lotta scudetto. E adesso che pian piano il quadro si va svelando del tutto, ha con sé una corazzata pronta a rimescolare le carte in gioco.
Tra le tre, almeno una delle poche vite rimaste, potrebbe bruciarsela proprio il prossimo turno. Quando ne si saprà di più sull’identikit di chi è pronto a sedere ancora sul trono della serie A.
FOTO: SSC Napoli
