Nell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport da Los Angeles, Aurelio De Laurentiis parla del presente e del futuro del Napoli, della successione ad Antonio Conte, delle riforme necessarie per il calcio italiano e del modello sportivo statunitense. Il presidente azzurro rivendica la solidità del club, si dice fiducioso sulla competitività della squadra e individua nello stadio di proprietà e nel centro sportivo le grandi sfide dei prossimi anni.
Los Angeles, il Mondiale e il fascino del modello americano
«Certo, sto guardando le partite con mia moglie, i miei collaboratori e qualche amico. Ho visto Svizzera-Bosnia dal vivo al SoFi per onorare la nazione di mia moglie Jacqueline. Stadio straordinario, accoglienza perfetta. Una grande organizzazione, anche nella viabilità e nei parcheggi, tutto senza file. Ho appena visto anche Belgio-Juventus per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due giocatori del Napoli. Gli Stati Uniti, invece, solo in tv: sono una squadra molto interessante…»
«Gli americani trasformano ogni partita in un evento, lo si vede anche qua. In Serie A siamo ancora così lontani da questa cultura dello spettacolo? Usciamo da un grande malinteso: il calcio inteso come industria di sport e intrattenimento o solo sport? Se è un’industria di sport e intrattenimento, come io e molti altri crediamo, dovrebbe fare un vero bilancio tra costi e ricavi, contenendo il più possibile i costi e aumentando il più possibile i ricavi. Per renderlo più spettacolare e attrattivo».
Il Napoli, la sua forza e il prossimo allenatore
«Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine».
Il rapporto con Antonio Conte
«Con Antonio c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale».
La crisi della Nazionale e le riforme necessarie
«Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno all’anno. Si avrebbero due mesi a disposizione alla fine del campionato per preparare veramente una Nazionale degna di competere ai massimi livelli».
«Sono sicuro che Malagò sarà la persona giusta al posto giusto e saprà anche risolvere i vari problemi che affliggono la Serie A, nonché trovare soluzioni per gli azzurri».
Stadi, infrastrutture e burocrazia
«Serve un aiuto economico dello Stato, senza se e senza ma, perché non si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare. Abolire in un solo colpo tutte le norme che limitano e rallentano la realizzazione di nuovi impianti. Impedire a comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolare la realizzazione, soprattutto la direzione del supercommissario per gli stadi, eletto ma non ancora del tutto operativo, che possa vigilare sulla qualità dei progetti».
«Sulle riforme necessarie per migliorare il calcio, sia chiaro: non ne esiste solo una, ma ci vuole coraggio. Questo è quello che manca, perché bisognerebbe azzerare tutto e rifondare il sistema in un modo che guardi al futuro e ai mutamenti generazionali».
Il futuro del calcio europeo e i capitali stranieri
«Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi. Adesso dovremmo puntare a fantastici campionati nazionali con un numero minore di squadre, dotate però di capacità economiche e finanziarie e di bacini di utenza importanti, e dovremmo considerare importanti anche i campionati europei e mondiali per club, sempre trovando modalità che tutelino la salute dei calciatori, che non dovrebbero mai rischiare la loro incolumità giocando troppe partite».
«Non sono quindi preoccupato se fondi dovessero acquistare club europei. La preoccupazione semmai è che queste acquisizioni possano avvenire in un contesto stantio, senza guardare al futuro».
La missione degli anni futuri
«I prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro».
«Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che coniuga all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità».
Immagine creata con AI
