Una delle principali novità della stagione sportiva 2026/2027 in Italia è stata certamente l’ascesa ai vertici dell’AIA di Daniele Orsato. L’ex arbitro, con alle spalle una carriera illustrissima fatta di premi e riconoscimenti di ogni tipo come ad esempio miglior direttore di gara al mondo nel 2020 assegnato da IFFHS, ha raccolto l’incarico lasciato vacante dall’ex collega Gianluca Rocchi, in un clima tutto tranne che sereno attorno al mondo arbitrale in Italia.
Dopo un’annata a dir poco travagliata, con episodi controversi ad ogni giornata e un metro di giudizio poco chiaro, oltre che un gioco diventato oltremodo complesso e macchinoso, si è saggiamente deciso per un cambio al timone, e Orsato ha senz’altro portato una metodologia completamente nuova, con importanti modifiche al regolamento e soprattutto alle linee guida assegnate agli arbitri, da rispettare rigorosamente.
La “cura Orsato” si può sostanzialmente dividere in 5 provvedimenti principali:
- In situazioni di rimesse laterali e rinvii dal fondo, i calciatori avranno a disposizione soltanto 5 secondi per rimettere il pallone in gioco: in caso contrario, il possesso passerà alla squadra avversaria;
- Stop alle perdite di tempo forzate: i calciatori che richiederanno l’intervento dello staff medico dovranno restare fuori dal campo per almeno 1 minuto di gioco. Esenti da questa regola soltanto i portieri e i calciatori che subiranno fallo da cartellino;
- Durante le sostituzioni, i calciatori uscenti avranno un massimo di 10 secondi di tempo per abbandonare il terreno di gioco: in caso contrario, il nuovo entrato dovrà aspettare almeno 1 minuto di gioco per poter fare il suo effettivo ingresso in campo;
- Aggiunta la possibilità per il VAR di intervenire anche in situazioni di doppio cartellino giallo, ponendo rimedio al grave buco regolamentare presente fino alla scorsa stagione che permetteva il consulto della tecnologia solamente in caso di espulsione diretta;
- Aggiunta la possibilità per il VAR di intervenire per revocare i calci d’angolo in caso di palese errore da parte dell’arbitro, a patto che il consulto possa avvenire nel raggio di pochi secondi.
In aggiunta, anche se non presenta su nessuna carta ufficiale, appare evidente come sia stato suggerito di seguire dei metri di giudizio più affini al calcio europeo, fischiando il meno possibile e consentendo un gioco più fisico e veloce.
Arrivati alla prima sosta Nazionali, è sicuramente presto per dare un giudizio definitivo, ma è certamente possibile trarre i primi bilanci, analizzando i dati messi a disposizione dal noto giornalista Gianluca Di Marzio sulla propria pagina Facebook ufficiale.
Innanzitutto, si può subito notare quanto il gioco subisca molte meno interruzioni e soprattutto come il VAR venga adesso davvero chiamato solo in casi di estrema necessità, seguendo un protocollo univoco su tutti i terreni di gioco: nelle prime quattro giornate di quest’anno, l’arbitro è stato richiamato al monitor soltanto una volta, mentre la scorsa stagione ben sei volte nello stesso arco temporale; sempre nelle prime quattro giornate 26/27, viene fischiata una media di 22,60 falli a partita, contro i 26,23 del 25/26.
Nell’ultima stagione della gestione Rocchi sono stati assegnati ben 9 calci di rigore nelle prime 4 giornate, mentre nello stesso lasso di tempo sotto la prima gestione Orsato solo 2 volte un calciatore si è presentato dal dischetto.
Infine, il dato più importante di tutti, e sul quale arrivavano i principali mugugni da parte dei tifosi nelle annate precedenti: il tempo effettivo con il pallone in gioco. Quest’anno, in ogni partita vengono effettivamente giocati in media 59 minuti e 31 secondi, un grandissimo passo in avanti se si considera che solo un anno fa il risultato era inferiore di oltre 5 minuti. Di conseguenza, lo spettatore si trova davanti un prodotto che giustifica maggiormente la visione e i costi di un normale abbonamento, valorizzando l’intera offerta e la reputazione del movimento calcistico.
Dulcis in fundo, gli aspetti più importanti del calcio inteso come prodotto di intrattenimento: i goal e le emozioni vissute nelle fasi conclusive del match. Negli scorsi anni, si stava drammaticamente scendendo verso il basso sotto questi due aspetti: come evidenziato dalla testata Cronache di Spogliatoio, dal post-Covid, quindi dalla stagione 2021/22 alla 2025/26, vi è stato un lento ma costante declino, arrivando a toccare l’apice (verso il basso) nella scorsa stagione con le 0,54 reti a partita nell’ultimo quarto d’ora di gioco, solo il 22,3% di quelle totali, quindi nella fase di gara normalmente considerata quella più spettacolare ed incerta, nella quale gli incontri si decidono, ridotta invece nel nostro calcio molto spesso a spettacolo di bassa lega e dai ritmi soporiferi. Nelle prime giornate di questo nuovo ciclo, arrivano invece numeri straordinariamente incoraggianti, che parlano di un netto innalzamento della suddetta soglia, arrivando a 0,80 reti a partita da 76esimo in poi, il 26,4% del totale: dati che raccontano una verità incontrovertibile, la Serie A sta facendo passi in avanti in termini di spettacolarizzazione del prodotto.
Il nuovo modus operandi dettato da Daniele Orsato ha generato anche polemiche e divisioni nella fanbase calcistica italiana, tra chi è entusiasta della nuova interpretazione del regolamento, apprezzando il gioco finalmente più dinamico e meno ostaggio dei costanti fischi facili, mentre chi invece si ritiene contrario alla nuova corrente di pensiero, valutata come troppo estremizzata e che crei polemiche sul versante opposto, rendendo gli arbitri troppo permissivi e il VAR molto meno utile che in precedenza.
Analizzando la problematica con raziocinio, appare evidente che in qualsiasi nuovo corso, soprattutto quando vengono attuati cambiamenti massicci, i problemi non vengono risolti tutti nell’immediato, e anzi la ricerca di un nuovo equilibrio talvolta ne crea di nuovi: tuttavia, quando l’obiettivo è ottenere un miglioramento sul lungo periodo e si ha una visione chiara del progetto, vale la pena correre il rischio di commettere errori di inesperienza, continuare a credere in ciò che si sta costruendo e sistemare in corso d’opera ciò che manca per raggiungere lo standard desiderato. La Serie A sta oggettivamente ottenendo riscontri positivi anche dall’estero, come non se ne vedevano da anni, il nostro calcio è tornato ad essere considerato credibile e competitivo, e le nostre squadre sono tornate ad essere una minaccia anche in campo europeo, dove già dalle prime uscite è stato possibile notare come siamo nettamente più abituati ai ritmi e ai modelli di gioco continentali.
Chiaramente, i tempi in cui il calcio italiano era il fiore all’occhiello d’Europa continuano per ora ad essere un lontano ricordo, ma non si può pensare di ottenere tutto subito e da qualche parte era necessario ricominciare: quanto visto fino ad ora sembra essere un ottimo punto di partenza, sarà obbligatorio adesso non fermarsi sugli allori e continuare a studiare e ricercare le strategie per continuare a spingere il processo di rinnovamento, lasciando fuori la politica e mettendo al centro tutto ciò che conta: il pallone, i calciatori, gli arbitri e i 90 minuti di gioco.
fonte foto: pagina Facebook ufficiale SSC Napoli
