Doveva essere la partita della reazione, della ripartenza dopo la sconfitta nel big match di campionato contro la Juventus, e invece la notte europea in quel di Oporto si è trasformata in uno dei punti più bassi dell’era recente partenopea. Tale affermazione è dovuta non solo alla sconfitta e alla classifica di Champions che inizia a farsi avvilente (dopo 4 partite solo 3 punti e ventisettesimo posto), ma anche al clima che si respira all’interno e intorno all’ambiente: le dichiarazioni al vetriolo nel post-partita di McTominay e Politano, unite all’aspro diverbio avvenuto in campo tra Lucca e De Bruyne sono sintomo della presenza di tensioni all’interno dello spogliatoio azzurro, che fatica a trovare il bandolo della matassa.
Se da un lato il bicchiere può paradossalmente essere visto mezzo pieno, perché un certo nervosismo è segno che i giocatori hanno a cuore il destino sportivo del Napoli e sono arrabbiati per la situazione, dall’altro lato da sempre si parla nel calcio della “sacralità” dello spogliatoio, di come i panni sporchi vadano lavati in famiglia e che i problemi non debbano essere mostrati al mondo interno, ma affrontati e risolti internamente. Sebbene sia chiaro l’intento positivo di Matteo Politano e Scott McTominay nel voler scuotere gli animi dei propri compagni, cercando di essere dei buoni leader, va detto che nel mondo pesantemente mediatizzato in cui viviamo, dove ogni parola viene analizzata al microscopio ed interpretata da migliaia di addetti ai lavori e milioni di appassionati, è sempre preferibile mantenere una linea diplomatica soprattutto nei momenti più delicati: il modo migliore per proteggere l’ambiente è tenere fuori il mondo esterno, e affrontare i problemi internamente; in famiglia si discute, si litiga e a volte volano anche parole pesanti (che in taluni casi può pure essere terapeutico), ma è fondamentale che ciò avvenga all’interno di un ambiente circoscritto.
Stesso dicasi per il diverbio avvenuto in campo tra Kevin De Bruyne e Lorenzo Lucca: il centrocampista belga vanta una carriera tra le più gloriose e vincenti dello scorso decennio, ciò comporta anche una responsabilità maggiore, dovuta a ciò che rappresenta da quando è stato catapultato nella realtà partenopea, vale a dire il giocatore con più esperienza ad alti livelli e col compito di guidare il gruppo verso un miglioramento prima individuale e poi collettivo. Il suo ruolo è paragonabile a quello di Lewis Hamilton in Ferrari: entrambi vincenti ai massimi livelli per anni in realtà diverse, e arrivati appositamente per portare un know-how diverso nel nuovo ambiente, assumendo un ruolo di leadership e di guida per il gruppo meno abituato a determinati palcoscenici. Ciò significa che De Bruyne ha il compito delicato di parlare non solo con Lucca, ma con tutti i giovani della squadra, per insegnare loro il giusto modo di comportarsi e di rapportarsi ai propri compagni, specie nei momenti di maggiore difficoltà: ci sono tempi, luoghi e soprattutto modalità per esprimere punti di vista divergenti, e conoscerli rappresenta il primo fondamentale passo per diventare gruppo, che è la base per poter anche solo pensare di poter vincere.
Passando invece ad analizzare l’aspetto tecnico-tattico, appare evidente che il Napoli stia vivendo una fatica enorme sotto tutti i punti di vista: mentale, perché nelle ultime partite si avverte una fatica enorme nel gestire i momenti cardine del match e nel reagire alle difficoltà; fisica, perché la squadra in svariate occasioni è praticamente crollata negli ultimi 20 minuti di partita; tattica, perché sono stati provati moduli differenti ma nessuno in grado di risolvere davvero i problemi nella disposizione in campo. Massimiliano Allegri è al centro di un vortice di critiche: dopo i revival negativi alla Juventus e al Milan, il tecnico livornese si gioca tutto all’ombra del Vesuvio, la sua credibilità e il prosieguo della sua carriera ad alti livelli dipendono dalla buona riuscita o meno di questa stagione, ed è per questo motivo che ora come non mai c’è bisogno di prendere scelte coraggiose, sia negli uomini che nell’approccio alle partite: raccontata la situazione in campo europeo, anche in Serie A il momento non è dei migliori (ottavo posto a -7 dalla zona Champions), se non ci dovesse essere un cambio di rotta a stretto giro il rischio concreto sarebbe quello di ritrovarsi una stagione già a Novembre senza quasi più nulla da dire. Questo, per una società che negli ultimi 10 anni ha centrato la Champions in quasi ogni occasione e che ha vinto 2 scudetti in 4 anni, non è accettabile.
Allegri deve trovare rapidamente soluzioni concrete, che portino in primis ad un miglioramento nella proposta di gioco (non si tratta del solito discorso difensivisti/risultatisti: si può e si deve anche difendere bene, ma ciò va abbinato alla capacità di non subire l’avversario per spezzoni interi di partita, cosa purtroppo abbastanza ricorrente di questo periodo), e in secondo luogo ai risultati, di cui il Napoli ha disperato bisogno. Questa domenica ci sarà una sfida fondamentale prima della sosta, contro la Lazio capolista in solitaria, e sarà la partita della verità: urgeranno risposte immediate da parte di allenatore e giocatori, e dovessero mancare spetterà alla società capire durante la pausa nazionali quali scelte serviranno per provare a raddrizzare una stagione di grande importanza per il Napoli, sul piano sportivo ed economico.
Foto: SSC NAPOLI
