L’ANALISI TATTICA – La variante 4-4-2 e le statistiche che preoccupano

Quando scendi in campo e ne esci sconfitto, ma a testa alta, non c’è a preoccuparsi: significa che la strada che hai imboccato è quella giusta. A volte, però, ci si accorge che si finisce in un vicolo cieco. Ed è così che è apparso il Benevento al fischio finale della gara contro lo Spezia, disputatasi lo scorso sabato.

Da un punto di vista tattico, oltre che fisico, l’approccio di gioco delle streghe era sempre stato più che sufficiente: dati alla mano c’è una media di 11.3 tiri a partita – 10 contro la Roma, 9 contro il Napoli e 14 contro il Verona. Squadre – a parte gli scaligeri che si stanno comunque dimostrando (ancora) sorprenderti come l’anno scorso – di un livello nettamente superiore ai giallorossi. I ragazzi di Inzaghi, però, non hanno mai rinunciato a giocarsi la partita, consapevoli di quanto è soltanto attraverso il gioco che si può raggiungere la salvezza.
I dati che, però, cominciamo a preoccupare sono proprio quelli dell’ultima gara contro lo Spezia: i giallorossi vanno al tiro soltanto due volte su tre in tutta la gara – prima il palo di Lapadula e, poco dopo, la respinta di Provedel sulla conclusione a botta sicura di Sau.

La novità in fase di non possesso di palla è l’inedito 4-4-2 provato da Inzaghi in partita per contrastare i liguri sugli esterni. E’ Dabo a scalare sull’esterno, con Ionita e Schiattarella che completano la zona centrale; Insigne è proprietario della fascia destra, mentre in avanti vengono lasciati Lapadula e Sau. Il nuovo assetto tattico di Inzaghi si rivela, sin da subito, fallimentare: i ragazzi di Vincenzo Italiano continuano a far girare il pallone trovano sugli esterni Gyasi e Agudelo, che mettono in tilt la difesa giallorossa – la sofferenza sugli esterni era già stata evidente contro Napoli e Roma, motivo per il quale si può pensare che il Benevento preferisca sbarrare gli spazi centrali e andare al duello 1vs1 laterale.

Il cambio di modulo porta, nel caso della prima rete dello Spezia, a far saltare le marcature preparate in allenamento: sul cross di Ferrer, Pobega scatta alle spalle di Ionita siglando il gol del vantaggio – lo Spezia porta tanti uomini in attacco e sui cross sfrutta gli inserimenti delle mezz’ali.

Ionita (primo in alto, da sinistra) perde Pobega che sigla la sua seconda rete in campionato

Come già sottolineato dal centrocampista convocato con la sua Moldavia – l’intervista del post-gara dopo la sconfitta contro il Verona – un’alternativa per recuperare subito il pallone è costruire è lottare sulle seconde palle, cercando di arrivare quanto più possibile per primi. Una soluzione per quando – si è verificato spesso – il centrocampista di regia, lo Schiattarella in questione, non riesce a smistare palloni favorendo il palleggio giallorosso, perché ingabbiato dai centrocampisti avversari.
Sullo scadere del primo tempo, Inzaghi ha scelto, poi, di nuovo il 4-3-2-1 ritornano a quell’assetto tattico che aveva impensierito, non poco, le precedenti sfidanti dei giallorossi. Un modulo riproposto ad inizio ripresa e che, tuttavia, non ha saputo crear pericoli alla porta difesa da Provedel.

Lo Spezia, tra l’altro, gioca un calcio con una linea difensiva piuttosto alta, e la poca distanza fra i reparti impedisce al Benevento di verticalizzare quando possibile. Sau, infatti, ha mal ricoperto il ruolo che è abituato a svolgere Caprari – assente per due turni causa un rosso rimediato a Verona. L’ex Samp e Parma si faceva trovare tra le linee e, accentratosi dal ruolo laterale di partenza, dava il via all’offensiva delle Streghe. Contro i liguri, però, in fase di costruzione il Benevento ha preferito optare per il lancio alle spalle di una difesa sempre piuttosto alta.

Una soluzione di gioco già messa in campo contro la Reggina, in una delle due amichevoli pre-campionato, e contro la Sampdoria a Genova, nell’esordio vincente della società del Sannio. Soltanto una la verticalizzazione dei giallorossi, quella, cioè, che ha portato al clamoroso palo dello stesso Lapadula – tra l’altro nata da un errore in uscita degli aquilotti. Un bello Spezia ha impedito al Benevento di costruire come sa, di far passare il pallone tra i piedi di Sau e di rendersi pericoloso realmente.

Ciò che, dunque, preoccupa non è l’assetto tattico scelto da Inzaghi, inedito sì, ma non certamente da individuare come causa della sconfitta di sabato. La preoccupazione sta nell’approccio caratteriale sbagliato in una gara fondamentale per la stagione degli uomini di Inzaghi – lo Spezia è diretta concorrente alla salvezza e i punti persi in casa peseranno inevitabilmente nel momento della resa dei conti. La scelta di un 4-4-2, volto ad occupare meglio il campo, fa pensare all’atteggiamento di un tecnico che sapeva il peso della gara, ma forse – sono parole di Inzaghi – incapace di trasmetterne l’importanza ai suoi ragazzi.

La sosta delle nazionali arriva nel momento più opportuno, occasione non soltanto per ritrovarsi tatticamente e moralmente, ma anche per ritrovare giocatori come Iago Falque, indispensabili alla causa salvezza dei giallorossi. Come sottolineato dallo stesso spagnolo, non è il caso di fare drammi. Alle parole dello spagnolo hanno fatto eco quelle di Pasquale Schiattarellla che, ripercorrendo l’esperienza di Ferrara, ha messo in evidenza la necessità di fare autocritica, mettendosi sempre in discussione e senza addossarsi l’un l’altro.
La stagione è lunga e Inzaghi ha tempo di interrogarsi – 4-2-3-1 in fase di costruzione, 4-5-1 o 4-4-2 in fase di non possesso – per scendere in campo nel miglior modo possibile.

Ma, indipendentemente dall’assetto tattico, tocca ritrovare in primis quel carattere che ha sempre contraddistinto i giallorossi: lo spirito di un guerriero che non molla, la sfrontatezza di chi affronta tutti senza alcuna paura. Perché non avere paura dell’avversario rientra nei requisiti indispensabili per chi ambisce ad una prima salvezza storica in serie A.