Dopo la gara contro lo Spezia, nella città del Sannio si è respirata più di una preoccupazione per la prestazione dei giallorossi ben lontani da quelli che tutti sono abituati a vedere. Ma anche le critiche, se costruttive, servono e spesso arrivano da chi ha a cuore la sorte e la salvezza della società giallorossa. Come un remake, però, i più hanno visto nella sconfitta maturata contro gli aquilotti la stessa gara di svolta dell’anno scorso contro il Pescara, che sancì l’inizio di un’annata al termine della quale tecnico e calciatori sarebbero entrati nella storia del
Benevento, riconquistando la serie A sfuggita velocemente di mano due stagioni prima.
E così è stato. Il Benevento si è rimesso in carreggiata già contro la Fiorentina, dimostrando di aver ritrovato lo spirito combattivo che ha sempre contraddistinto questa squadra, lo stesso che è alla base di una prestazione tatticamente perfetta. E malgrado nella scorsa settimana i giallorossi abbiano affrontato la Juventus, c’è chi, in fondo, era ben consapevole di quanto quest’aggressività battagliera potesse far la differenza anche contro una delle squadre più forti d’Europa.
Inzaghi ha riproposto il consueto 4-3-2-1, dopo aver definitivamente, per ora, messo da parte l’esperimento del 4-4-2 proposto proprio contro lo Spezia. La prestazione di Improta a Firenze ha convinto l’ex tecnico del Venezia che lo ha rischierato titolare, lasciandolo scivolare come mezz’ala appena dietro Ionita, terzo esterno offensivo. All’infortunato Foulon viene sostituito ancora Barba che si è dimostrato all’altezza della causa, con Hetemaj a centrocampo pronto a dar man forte alla difesa. Un Benevento non più molto offensivo – Dabo e Ionita davano molta gamba in fase offensiva, meno in fase difensiva.
Ciò che bisogna attentamente analizzare nella gara contro la Juventus è senza dubbio la fase di non possesso.
Il Benevento in fase d’attesa rimane sempre compatto, cercando di ridurre al minimo la distanza fra i reparti e salendo con gli attaccanti a pressare soltanto quando i bianconeri sono molto vicini al cerchio di centrocampo – un atteggiamento diverso rispetto al pressing asfissiante che Inzaghi ci aveva presentato nelle prime di gare di campionato. Ad ogni modo, Benevento-Juventus è stata la gara della duttilità, oltre che del sacrifico, e della bravura dell’Inzaghi ‘tattico’, capace di far fronte agli imprevisti. L’infortunio di Caldirola – starà fuori almeno due mesi – ha costretto Barba a scivolare centrale, Letizia a tornare a sinistra con Maggio sulla destra, suo ruolo naturale. Ma non è finita qui. Quando nella ripresa Maggio avverte un fastidio muscolare, a scivolare come terzino è addirittura Improta – simbolo per eccellenza della duttilità delle Streghe. Inzaghi sceglie di non sconvolgere troppo l’assetto tattico, ma dieci minuti dopo, con l’uscita di Caprari e l’ingresso di Tuia, avviene il classico passaggio da 4-3-2-1 a 5-3-2.
Nell’immagine che vi proponiamo, ad eccezione di Tello (ultimo sulla linea difensiva dall’alto), si può notare in linea Improta-Tuia-Glik-Barba-Letizia. Un bunker compatto, denso, che lascia poco spazio alla Juventus. Se si considera il raddoppio – Hetemaj da schermo avanti alla difesa è indispensabile – sull’uomo e la gabbia, che spesso il Benevento adotta per tenere a bada gli attaccanti, diventa difficile per qualunque squadra provare a sfondare la muraglia giallorossa.

Tuttavia, anche contro la Juventus la fase difensiva non è stata svolta sempre in maniera perfetta. Troppo facile per la Juve colpire sul gol del vantaggio: Chiesa pesca – come proposto nell’immagine – con un lancio lungo Morata addirittura da centrocampo. Quando Letizia sulla destra si spinge troppo, faticando a rientrare, le mezz’ali sono costrette ad indietreggiare e nell’uno contro uno fra l’attaccante spagnolo e Ionita non c’è partita. Più volte durante la gara le Streghe hanno faticato a ricomporsi, specie quando la velocità della Juventus in ripartenza impediva di ricostruire al meglio la linea difensiva. E’ la differenza dei singoli, la distanza tecnica tra i calciatori che emerge, inevitabilmente, contro le grandi squadre.

Due parole merita anche la fase offensiva, caratterizzata dalla voglia di non mollare mai e dalla rinuncia di giocarsi la gara con la paura. Il Benevento è sempre primo ad arrivare sulle seconde palle, sapendo colpire la Juventus in ripartenza e quando non ha possibilità di giocar palla a terra. Quando nel finale Letizia cavalca la fascia sinistra per poco non ci scappa il gol dell’impensabile vantaggio, così come sulla conclusione di Improta nei primi minuti del secondo tempo. Il solo 36% percento del possesso palla certifica il dominio bianconero. Ciononostante, i giallorossi hanno concluso 8 volte verso la porta di Szczesny – 3 quelle in cui l’hanno centrata, di cui una decisiva – e hanno lottato su ogni pallone senza mai mollare la speranza del pari e, dopo il gol di Letizia, un pareggio dal sapore di vittoria. E’ questa la strada da seguire: il perfetto equilibrio fra la tattica e la strategia, capacità di leggere le gare, senza rinunciare a colpire con la propria filosofia di gioco quando se ne presenta l’occasione. Il Benevento è tornato. E se l’atteggiamento è sempre questo, specie le troppe assenze (pesanti), questa squadra può divertirsi, divertire e aspirare alla salvezza regalando alla propria piazza la certezza della A.
