Il Benevento di Inzaghi ci ha ormai da sempre abituato al 4-3-2-1, modulo che permette al tecnico di mettere in pratica nel modo migliore la propria filosofia di calcio: una grande compattezza e al tempo stesso la capacità di ripartire velocemente per colpire. Nella prima frazione di gioco della gara, i giallorossi si sono comportati come da aspettativa. L’enorme densità in mezzo al campo ha spesso costretto il Milan a tentare la conclusione dalla distanza – prima Brahim Diaz e poi Dalot, circostanze simili a quelle che si sono riviste contro il Sassuolo di De Zerbi. Di contro, un baricentro non troppo basso ha da sempre permesso alle Streghe la possibilità di ripartire e di aggredire quando fosse necessario, creando, come sappiamo, numerose palle gol che hanno portato anche un record: mai nessuna squadra aveva concluso per circa 30 volte contro la porta avversaria senza mai segnare – è capitato proprio in Sassuolo-Benevento. Questo, ovviamente, dimostra quanto la filosofia di Inzaghi non sia per niente difensivista, ma che anzi fondi l’impresa salvezza proprio sul giocare a calcio.
Come si evince dal titolo, la principale chiave-tattica del match è rilegata al cambio di modulo di Inzaghi. Inutile sottolineare quanto abbia fatto la differenza l’espulsione di Tonali per un’entrata a gamba alta su Ionita. Il classico 4-3-2-1 ha lasciato spazio al 4-4-2, modulo che rinuncia ad un palleggiatore – nel caso in questione si tratta di Hetemaj – per usufruire di una punta in più a sostegno di Lapadula.
Il cambio di modulo ha messo in evidenza alcune differenze nella fase di costruzione della manovra. Il Benevento costruisce sempre dal basso ed è il motivo per cui l’indecisione fra Hetemaj e Tuia procura il rigore da cui scaturisce il vantaggio rossonero; e non solo: il centrale destro, infatti, si rende protagonista in negativo anche nella palla in uscita regalata a Rebic in occasione del raddoppio di Leao. Non la migliore delle prestazioni, ma, come ha detto, Inzaghi nessuna colpa da imputare. I giallorossi sono una squadra in crescita e la personalità con la quale affrontano la capolista, a parte un po’ d’amaro in bocca, perdona ai ragazzi anche alcune ingenuità su cui certamente lavoreranno. Se con il 4-3-2-1 Inzaghi chiede a Caprari e Insigne spesso di allargarsi, e così a Letizia, per allargare la gabbia rossonera, con il 4-4-2 i due esterni convergono più spesso verso il centro. In aggiunta Schiattarella, che nel primo tempo si affida spesso a cambi di gioco – il Benevento così spesso sfrutta le seconde palle respinte dalla difesa del Milan – nella ripresa ha l’opzione di sfondare centralmente. Lapadula e Moncini provano ad aiutarsi con la spinta degli esterni e facendo densità in area. Gli esiti non sono certo dei migliori, ma Lapadula riesce ad andare alla conclusione impegnando Donnarumma, in una delle occasioni capitate ai giallorossi. In alternativa, il Benevento allarga sulle fasce per poi crossare al centro e cercare le torri.

In fase di non possesso c’è innanzitutto da registrare la grande duttilità difensiva. Inzaghi parte con Barba a sinistra e il duo difensivo composto da Tuia e Glik. A gara in corso, però, sicuramente anche a causa delle assenze, Riccardo Improta (elemento duttile importante nella rosa giallorossa) scivola a sostituire Letizia. E quando Foulon entra sul terreno di gioco, Barba torna a fare il centrale di sinistra, lasciando al Belga la fascia di competenza. Nel passaggio dal 4-3-2-1 al 4-4-2, in fase difensiva le Streghe sono costrette a fare i conti con un centrocampo meno folto. E mentre Foulon e Improta si adoperano spesso sostenere la manovra d’attacco, e sfruttare anche i centimetri del neo-entrato Moncini, il centrocampo resta spesso composto soltanto da Ionita e Schiattarella. Il Milan riesce a ripartire più volte sfruttando le porzioni centrali del campo e sfiorando, in più di un’occasione, il tris definitivo. In sostanza, si tratta di un atteggiamento diverso rispetto a quello a cui i giallorossi ci hanno abituati (non certamente meno lecito specie se la salvezza passa dallo giocare a calcio).
C’è poi una considerazione finale da fare: il modulo del 4-4-2 può essere una scelta che possa anche permettere al Benevento una maggiore prolificità sotto porta. Inzaghi ha difeso Lapadula e il reparto offensivo ed è chiaro che il numero 9 peruviano svolga un importante lavoro sporco e di sacrificio che si traduce nel sostegno al centrocampo e nella partecipazione diretta ad una fase difensiva che parte proprio dagli attaccanti. Accostargli un attaccante come Moncini che gli dia una mano a reggere il peso dell’attacco, magari quando c’è da riacciuffare una gara potrebbe essere una valida alternativa a risolvere il “problema” in zona gol?
Alla luce di queste considerazioni, però, il Benevento continua a stupire il calcio italiano e a scrollarsi costantemente di dosso l’etichetta di neopromossa, per vestirsi da squadra che può giocarsela con chiunque. E anche oggi l’ha dimostrato, malgrado il risultato, contro la capolista del campionato italiano. E come ha detto Inzaghi, se conclusi ben 25 volte contro la capolista vuol dire che stai seguendo la strada giusta.

