Che il Benevento abbia perso un’opportunità è sotto gli occhi di tutti, specie pensando alla sconfitta contro l’Inter del Cagliari a Milano. Perdere contro il Sassuolo di De Zerbi non è certamente una sorpresa, specie se consideriamo la bravura del tecnico ex calciatore del Napoli e soprattutto la qualità che, malgrado le assenze di Caputo e Berardi in attacco, sembra non averne risentito. Rispetto alla gara d’andata, però, stavolta sui numeri c’è poco da dire: i neroverdi si sono imposti sul terreno di gioco – è al 70% il possesso palla – senza lasciare grandi possibilità ad un Benevento spesso accusato d’essere stato rinunciatario. Le grandi opportunità della ripresa avrebbero potuto arrotondare il risultato a favore degli uomini di De Zerbi, salvati nel finale – per poco non si rischiava il clamoroso pari – da uno strepitoso Consigli che ancora una volta s’è rivelato incubo dei giallorossi.
E’ stata, da un punto di vista tattico, la partita della duttilità: in queste circostanze, Inzaghi, sotto di un gol proprio allo scadere del primo tempo, ha dovuto rimescolare le carte sul terreno di gioco. Da un iniziale 3-5-2, con il solito trio difensivo Glik-Tuia-Barba, e con un centrocampo a cinque con Depaoli e Improta esterni pronti a scalare in fase difensiva, il Benevento ha assunto un diverso assetto tattico per provare a raddrizzare la gara. Ma andiamo per ordine.
Primo tempo. L’assetto del 3-5-2 scelto da Inzaghi permette al Benevento di svolgere due compiti piuttosto importanti, specie contro squadre che hanno un gioco molto propositivo. In fase di non possesso, l’arretramento di Depaoli ed Improta ha permesso ai giallorossi di tenere a bada il gioco sulle fasce laterali – è oggettivo che la rete del Sassuolo, firmata (si potrebbe dire) da Boga, è frutto di una giocata talentuosa dell’ex Chelsea (anche se come ripetuto da Inzaghi certi gol non vanno presi) – e in più fare un enorme densità, grazie ai tre centrali di centrocampo che fanno da schermo e i due attaccanti che accorciano, mantenendo ridotta la distanza tra i reparti. La novità dell’assetto tattico con la difesa a 3 è stata quella di Sau: l’attaccante ex Cagliari, rispetto a una punta come Lapadula che attacca la profondità, aveva il compito di accorciare sul centrocampo e favorire le ripartenze veloci una volta ripresa palla. In fase di costruzione, invece, a fare la differenza spesso è stato l’inserimento di centrocampisti offensivi come Ionita: il moldavo attaccando soprattutto sui due centrali, permetteva la creazione di un interessante spazio di gioco sulla destra, con Depaoli in sovrapposizione (l’esterno ex Sampdoria, ad inizio gara, ha anche sfiorato il gol del vantaggio in una delle poche occasioni interessanti).
Secondo tempo. Come già sottolineato la rete di Boga ha fatto da spartiacque dell’incontro quanto ad assetti tattici. Un primo accenno di cambiamento sul terreno di gioco è costituito dai campi di Lapadula e Letizia. Con l’ingresso del terzino napoletano, Improta scala a fare la mezz’ala. E’ solo il preludio al passaggio ad un insolito 4-3-1-2: Tuia lasca il posto a Caprari, Letizia e Depaoli chiudono la difesa a quattro con Glik e Barba e l’ex Samp si pone dietro le punte, Gaich e Lapadula, entrambe pronte a sfruttare la profondità e ad allargare le maglie del Sassuolo. Una scelta tattica che dura 12 minuti, fino all’ingresso di Iago Falque al posto del tanque e il ritorno al consueto 4-3-2-1, che ha fatto sicuramente vedere un Benevento più propositivo. Tuttavia, è proprio il baricentro più alto ad aver portato il Sassuolo vicino non soltanto al secondo gol, ma almeno anche al terzo – la polemica sulla volontà di partire sull’attenti da parte di Inzaghi viene messa alla prova dall’enorme spazio concesso nella ripresa ai neroverdi. La profondità di attaccanti giallorossi come Lapadula, invece, ha messo più in difficoltà il Sassuolo: importante l’occasione per il peruviano quando col sinistro ha messo in difficoltà Consigli, certezza tra i pali degli emiliani. Tuttavia, se Inzaghi avesse optato sin dall’inizio per un approccio più offensivista, il Benevento avrebbe certamente subito di più, rischiando di non tenere in ballo la gara fino alla fine.
Il calcio però è in mano agli episodi. Anche stavolta a fare la differenza nel finale c’è stato Andrea Consigli. Il portiere del Sassuolo si è reso protagonista nel finale con un miracolo su Glik e mettendoci i guantoni dopo una conclusione di Depaoli deviata in area. Fosse entrato uno di questi due palloni si parlerebbe di un’altra prestazione, probabilmente anche accompagnata da elogi alle scelte tattiche. Ma il calcio non ammette né se né ma ed è soltanto il terreno di gioco a sancire il verdetto finale.
La certezza è la consapevolezza di avere nelle proprie mani la salvezza. Le trasferte insidiose contro Lazio e Genoa non sono certo lo scenario migliore che potesse capitare, nel momento in cui si riduce il numero di giornate alla fine del campionato. Quando il Benevento è crollato in casa contro la Fiorentina, però, è arrivata la vittoria contro la Juventus, storica e importante per la corsa salvezza. Tutto si può dire tranne che i sanniti non ci abbiano abituati a sorprese, spesso frutto della voglia di non mollare e del sacrificio di tutto il gruppo. Solo il tempo, insieme al Benevento, darà il verdetto. Ad oggi il distacco di 8 punti sulla terzultima – il Cagliari affronterà il Parma il prossimo week-end – resta un importante vantaggio da gestire con all’orizzonte, dopo la sfida con la Lazio, anche lo scontro col Genoa, distante soltanto due lunghezze.
L’ANALISI TATTICA – Inzaghi le prova tutte per il pari: l’enorme duttilità del Benevento
