Mariglianese, Vincenzo Di Dato si racconta: “Sono entrato in una vera famiglia ma è ora di tornare a casa nostra”

Ieri sera, con la consueta diretta sulla pagina Facebook della squadra biancoazzurra, è andata in onda la terza puntata di “DNA Mariglianese”. Uno degli ospiti della serata è stato Vincenzo Di Dato, tra i protagonisti nella prima storica vittoria contro in Rotonda in Serie D. Il calciatore classe 2000, ex Castrovillari e Turris, ha ripercorso i momenti vissuti subito dopo la vittoria di domenica scorsa, fatto un bilancio dei suoi primi mesi in biancoazzurro e tanto altro ancora.

Riportiamo, di seguito, le sue dichiarazioni ai microfoni di SportyCom.it:

Che effetto fa, nello spogliatoio, la prima vittoria in campionato?

“Il nostro gruppo meritava davvero questa storica vittoria, per l’umiltà che dimostra nell’affrontare tutte le squadre e per il lavoro costante che stiamo facendo in allenamento. Il nostro obiettivo è salvarci e non abbiamo paura di nessuno”.

Sanchez ha già capito come disporvi in campo e quali sono i movimenti a voi più congeniali?

“Di sicuro mister ci fa lavorare benissimo, tenendo l’asticella dell’attenzione sempre alzata: ci tiene sul pezzo ogni volta. Questo è il segreto per dare fastidio a tutte le squadre che affronteremo. Il mister è al primo anno in D, come noi, ma non sembra perché è preparatissimo. E poi, naturalmente, ci siamo noi che gli diamo una grande mano”.

Come sei stato convinto dal D.S. Stiletti a venire a Marigliano?

“Il direttore mi ha presentato il progetto U.S. Mariglianese nel migliore dei modi, ossia come un progetto importante, al quale avrei potuto dare un grande contributo. Sin dal primo momento ho avuto la percezione di essere entrato a far parte di una famiglia. Siamo tutti incredibilmente uniti e, talvolta, riceviamo anche qualche telefonata dal mister che, giustamente, ci tiene sulla corda e vuole assicurarsi che ci teniamo in forma anche lontano dal campo di allenamento”.

Quanto vi manca lo stadio di Marigliano? Sentite la mancanza dei tifosi?

“La sentiamo tantissimo. I tifosi sono davvero il dodicesimo uomo in campo, ti stimolano e ti spingono se sei sul punto di mollare. A Pomigliano non ci sentiamo a casa, nonostante sia una città vicina. Noi siamo la Mariglianese e dobbiamo giocare nello stadio della nostra città”.

Ti aspettavi un girone così equilibrato? In che posizione di classifica collocheresti la Mariglianese, in ottica futura?

“Sapevamo che il girone pugliese fosse il più complicato della Serie D perché, a differenza degli altri gironi, dove ci sono al massimo tre o quattro pretendenti alla vittoria finale, nel nostro ce ne sono ben otto e, per questo motivo, diventa più complicata anche la salvezza perché si riducono i margini di errore”.

Fonte foto: pagina ufficiale U.S. Mariglianese