Dopo una partenza esaltante e da sogno, il Napoli e Spalletti stanno vivendo senza dubbio il momento più complicato da inizio stagione. Soltanto lo scorso 28 novembre gli azzurri conquistavano la prima posizione in solitaria con tre punti di vantaggio sulla seconda, ma, a partire dal minuto 65 della gara contro il Sassuolo, la malasorte sembra essersi accanita sul Napoli senza alcuna pietà. Nel giro di appena due settimane, complici infortuni a catena che hanno completamente falcidiato una squadra che sino a quel momento si era contraddistinta per identità di gioco, solidità e convinzione nei propri mezzi, i partenopei sono scivolati al quarto posto in classifica. Il Napoli aveva già perso due veri e propri uomini chiave come Osimhen e Anguissa dopo la sfida di Milano con l’Inter. Ma nonostante ciò la squadra, con Mertens e Lobotka a fare egregiamente le veci dei due assenti di lusso, la domenica successiva ha impartito una vera e propria lezione di calcio alla Lazio, fornendo una prestazione sontuosa, probabilmente la migliore da inizio stagione.
Il tunnel dell’orrore si è aperto tre giorni più tardi, proprio nella serata in cui sembravano essersi creati i presupposti per consacrarsi definitivamente tra le principali candidate per il titolo, se non addirittura come la favorita in assoluto. Anche in quel di Reggio Emilia, per 65 minuti di gioco, si era visto un Napoli totalmente padrone del campo e che aveva nuovamente dato una netta sensazione di forza, personalità ed autorevolezza. Dopo il raddoppio l’impressione era che la partita fosse saldamente in pugno e non sembrava esserci alcuno spiraglio per un Sassuolo a cui gli azzurri avevano lasciato le briciole sino a quel momento. Poi agli infortuni di Fabian e Koulibaly, dopo quello di Insigne nel primo tempo, ha fatto seguito un crollo vertiginoso nel finale. In fin dei conti il Napoli dal Mapei Stadium ne è uscito con le ossa rotte, sia per i due punti persi che sembravano già in tasca che per le perdite di Insigne, Fabian Ruiz e Koulibaly.
A quel punto Spalletti si è trovato costretto a far fronte all’assenza di coloro che costituiscono la colonna portante della squadra e a dover schierare un undici del tutto sperimentale nel match con l’Atalanta, compagine tra le più in forma del momento. I partenopei sembravano spacciati, ma nonostante la totale emergenza sono riusciti a sfoderare una grande prestazione d’orgoglio contro gli uomini di Gasperini, uscendo meritatamente tra gli applausi del pubblico presente al Maradona, seppur sconfitti. Napoli che proprio nel corso della partita con i bergamaschi ha perso per un infortunio muscolare anche Stanislav Lobotka, che è stato costretto ad abbandonare il terreno di gioco sul risultato di 2-1 a favore. La squadra ha fortemente risentito dell’uscita dello slovacco, che sino a quel momento aveva mantenuto ottimamente il centrocampo, dirigendo la manovra e svolgendo anche un determinante lavoro in interdizione. Senza Lobotka, come unico metronomo a disposizione di Spalletti è rimasto Diego Demme, ancora a mezzo servizio dopo il Covid. Il giovedì successivo, nella prima gara da dentro o fuori della stagione, il Napoli con testa, anima e cuore ha battuto il Leicester e ottenuto l’accesso alla fase ad eliminazione diretta di Europa League, dando nuovamente prova di grande spirito combattivo e compattezza di gruppo. Poi è arrivata la cocente sconfitta con l’Empoli, che grazie ad un gollonzo si è imposto al Maradona al termine di un match in cui i partenopei, nonostante una prova non brillante, non avrebbero assolutamente meritato la sconfitta per quanto visto all’interno del rettangolo di gioco.
In campionato un solo punto ottenuto nelle ultime tre gare, eppure a squadra ed allenatore c’è sostanzialmente poco da rimproverare. Analizzando le prestazioni non è mai mancato l’impegno e l’abnegazione, sotto quest’aspetto probabilmente è stato fatto davvero il massimo. Non c’è dubbio che la sfortuna sia stata tanta anche all’interno delle partite, quindi, al di là dei legittimi discorsi su alcuni demeriti, come la gestione del finale di Reggio Emilia e la mancata concretezza in attacco con l’Empoli, la realtà è che il Napoli sta vivendo una situazione surreale ed insostenibile. C’è chi tende a sminuire il tutto definendolo un problema che ha colpito anche le altre big, ma nel caso degli azzurri c’è un’evidente differenza, ovvero la contemporaneità delle assenze e il loro peso specifico. Perchè un Napoli senza Koulibaly, Manolas, Fabian Ruiz, Anguissa, Lobotka, Insigne, Osimhen e con Politano e Demme in condizioni precarie è per intenderci come un’Inter che dovrebbe fare a meno contemporaneamente di Skriniar, Bastoni, Barella, Brozovic, Calhanoglu, Perisic e Lautaro Martinez. Giocare ogni tre giorni con gli uomini contati e senza la possibilità di gestire le forze, nè tra una partita e l’altra nè a gara in corso, avrebbe mandato al tappeto qualunque squadra.
Tra le tante gravi tegole c’è stata certamente l’assenza di Kostas Manolas, il cui utilizzo avrebbe potuto fare molto comodo per sopperire alla mancanza di Koulibaly. Ma a sorpresa, ancor prima dell’apertura ufficiale della sessione invernale del calciomercato, il centrale greco ha firmato per l’Olympiacos. Manolas, in termini di costo, aspettative e rendimento, si può definire indubbiamente uno dei peggiori flop della storia del Napoli. Tra continui problemi fisici e prestazioni non all’altezza, tolte rare eccezioni, non abbiamo mai avuto modo di ammirare il calciatore che nel corso della sua esperienza a Roma si era consacrato come uno dei migliori difensori della Serie A. Ora Giuntoli è al lavoro per trovare un sostituto, che servirà come il pane, soprattutto quando a gennaio Koulibaly sarà in Coppa d’Africa. Nel frattempo le gare con Milan e Spezia, Spalletti le affronterà con Rrahmani e Juan Jesus come unici centrali difensivi di ruolo a disposizione.
A prescindere da questo momento di difficoltà, il tecnico ha lo spogliatoio in mano e c’è grande unione di intenti. Il salto di qualità sotto vari aspetti che la squadra ha compiuto ad inizio stagione è stato frutto proprio di grandi meriti del mister, che con le sue grandi doti da motivatore è entrato nella testa dei calciatori, i quali sin da subito hanno giovato, da un punto di vista sia tecnico-tattico che mentale, del suo meticoloso operato e della sua dedizione alla cura dei singoli dettagli. Spalletti ha inciso in maniera determinante sia sui singoli che sul collettivo, trasmettendo al gruppo grande fiducia e facendo sentire tutti parte integrante del progetto. Che l’emergenza infortuni avesse le sue ripercussioni era inevitabile e gli ultimi risultati in campionato non cancellano tutto quel di buono è stato fatto e ciò che questa squadra ha dimostrato. Dunque a mister Luciano non resta che confidare nel graduale rientro di tutti gli indisponibili e tenere alto il morale del gruppo per riprendere la marcia.
