Il racconto della Strega – Benevento: poter contare su tutta la rosa

Sembra un titolo banale, ma forse tanto banale non è. La prestazione del Benevento contro la Fiorentina di Italiano ha dato forse a Caserta le ultime certezze (non che non le avesse) sulla rosa che ha a disposizione. Nonostante la chiara distanza sul piano tecnico, i sanniti non si sono certamente arresi al bel gioco del tecnico ex Spezia – frequenti cambi di gioco, l’uno contro uno degli esterni e le palle arretrate per l’inserimento dei centrocampisti più offensivi – e anzi hanno risposto facendo costante affidamento ai meccanismi geometrici dell’ex Perugia e Juve Stabia. Emblematica, stampata nella testa l’azione partita dall’uno-due di Elia e Tello, che ha portato Acampora avanti alla porta di Rosati – l’azione s’è poi conclusa con una bella risposta dell’ex Torino, ma rappresenta l’efficienza del lavoro fatto da Caserta.

Ciò che più ha colpito della prestazione a Firenze è principalmente un aspetto: malgrado l’utilizzo i calciatori non certamente ai più alti livelli delle ‘gerarchie’ dell’allenatore calabrese, l’efficienza non è cambiata. E in campionati calcistici in cui sempre più spesso si gioca a distanza ravvicinata (tra sosta delle nazionali e turni infrasettimanali più di una riflessione meriterebbe questo aspetto) contare su tutta la rosa diventa praticamente indispensabile. Quanta differenza, dunque, tra il Benevento di Caserta e il Napoli di Spalletti. Situazioni diverse, campionati diversi e ancor più sfortunati gli azzurri all’ombra del Vesuvio, ma l’analisi resta interessante. Il Napoli paga probabilmente la mancanza di uomini che – a differenza dei vari Osimhen, Koulibaly, Anguissa (di ritorno) e l’Insigne che non è ancora in forma – non riescono (o riescono soltanto parzialmente) a mettere in atto le idee di uno Spalletti che, tra la propria identità imposta al Napoli e la capacità di leggere le partite, aveva ben reso nella prima fase della stagione, arrivando a far sognare i tifosi napoletani nel duello per l’innominabile scudetto (comunque non certamente il primo obiettivo della società di De Laurentiis). Eppure, ieri, tornando ai sanniti, la sensazione che s’è avuta è quella di un Benevento che ha tenuto bene testa ad una squadra di A pur rinunciando – la Coppa Italia non è tra gli obiettivi della società del patron giallorosso – a calciatori come Lapadula o come Barba, uno dei principali uomini da cui parte l’azione, oltre che ad Alberto Paleari. Scambi nello stretto, attacco della profondità di giocatori come Masciangelo, ben entrato nei meccanismi del mister, o di calciatori come Moncini – buona l’occasione avuta a tu per tu con Rosati, su un lancio addirittura di Manfredini – attaccante che non ha trovato tanto spazio sinora.

Era la risposta che di aspettava Caserta: la necessità di avere un feedback positivo da parte di chi ha scaldato sin troppo la panchina, ma sa che, quando giunge il suo momento, il contributo alla causa dev’essere sempre massimo. Saper contare su certi calciatori che rientrano quanto più possibile all’interno dei meccanismi che si vedono sul campo è un’arma in più per chi ambisce a traguardi importanti. Indubbio, infatti, che il Benevento stia lottando per ritornare quanto prima in serie A. In tempi strani, in tempi di Covid e di gare a distanza più che ravvicinata, diventa impensabile concepire che certi elementi possano ritrovarsi sempre al top della forma (in questo i cinque cambi avvantaggiano qualsiasi allenatore). È opportuno, quindi, che chi subentri dalla panchina (specie se si considerano le idee di certi allenatori come Caserta e oltre) non sia soltanto pronto a star meglio fisicamente, ma sappia comunque interpretare le soluzioni offensive costruire in fase di possesso. In questo, tornando al parallelismo col Napoli, probabilmente molte delle gare azzurre sono state condizionate dall’oggettiva considerazione che sostituire un Insigne, un Koulibaly o un Anguissa diventa impresa non da poco. E che elementi come Osimhen difficilmente possono essere sostituiti da attaccanti come Petagna che, sebbene offrano soluzioni diverse (in base alle caratteristiche) non riescono ad offrire quel che offre il nigeriano, che resta (quando in forma) uno degli attaccanti più promettenti del campionato italiano e non.

Leggere le partite è all’ordine del giorno, poter contare su una rosa lo è altrettanto. Caserta questo lo ha capito nella trasferta di Firenze, dove ad impedire quella che sarebbe stata una potenziale impresa c’è soltanto stato qualche errore di troppo (Moncini che non sale per la trappola del fuorigioco e un impreciso Manfredini sulla rete di Sottil). Poco male, la testa è già al Monza nella consapevolezza che (lo si ribadisce fortemente) quando sul terreno di gioco a scendere sono 11 calciatori pensanti, consci dell’idea e dell’identità del proprio tecnico, ogni partita diventa combattuta e si svincola sempre di più ai pronostici da bar. Veder giocare il Benevento sarà divertente, vedere sul campo una idea di gioco sarà spettacolare. Non ci sono presupposti migliori per cercare di ambire ad alte vette, per cercare nuovamente l’affondo che trascinerebbe la piazza sannita nel posto che merita.