Il Personaggio Granata – Perotti: freddezza dal dischetto e goal pesanti allo scadere. La storia di un predestinato

“Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”. Così intonava Francesco De Gregori nel suo celebre brano “La leva calcistica della classe ’68”. Una canzone densa di significato, dedicata ad Agostino Di Bartolomei, il quale fu giocatore e capitano della Roma, con la quale vinse lo scudetto nella stagione 1982/83.

Ma nonostante le parole di uno dei più grandi cantautori della musica italiana, troppo spesso nel calcio, un rigore fallito ha avuto più riverbero di un’intera carriera: è il caso di Asamoah Gyan, che nei quarti di finale del Mondiale in Sudafrica contro l’Uruguay, colpì al 120′ una clamorosa traversa, che si rivelò poi fatale per gli africani. Indimenticabili sono poi anche lo scivolone di Terry in finale di Champions, la traversa di Trezeguet a Berlino o l’errore di Baggio nel ’94.

Tuttavia, vi sono giocatori che grazie alla loro personalità, ai loro nervi saldi e ad una buona dose di tecnica, hanno reso la conclusione dal dischetto il loro punto di forza. Tra questi, vale la pena menzionare “El monito” Diego Perotti, attaccante trentatreenne della Salernitana: sono infatti 27 i centri su 29 penalty calciati. Ma la storia d’amore che lega Perotti e il pallone inizia molto tempo fa, addirittura prima della sua nascita.

“Se un giorno avrò un figlio lo chiamerò come te“, si dice che queste siano state le parole di Hugo Perotti, attaccante del Boca Juniors, a Diego Armando Maradona, che non solo era suo compagno di squadra agli Xeneixes, ma anche suo grandissimo amico. Infatti, il 26 luglio 1988 nasce a Moreno, città in provincia di Buenos Aires, Perotti junior. Il nome non può che essere quello del pibe de oro.

Il piccolo Diego muove i suoi primi passi da calciatore prima con le giovanili del Boca Juniors (anche se l’esperienza con i gialloblù non si rivelerà molto piacevole) e poi con il Deportivo Moròn, squadra con cui debutterà nel 2006 all’età di diciotto anni. Le buone prestazioni dell’argentino con la casacca biancorossa gli valsero l’attenzione di club europei, e a vincere la concorrenza fu il Siviglia (squadra in cui, vuole il caso, militò anche l’amico del padre, colui da cui aveva preso il nome).

Dopo 52 presenze e 3 reti con la maglia del Siviglia B, club filiale della società principale, fa il suo debutto con la prima squadra il 15 febbraio del 2009, giocando gli ultimi minuti di un Siviglia-Espanyol, vinto per 2-0 dai Rojiblancos. Circa tre mesi dopo, arriverà anche la sua prima marcatura in Liga, un goal di importanza fondamentale per la formazione andalusa: infatti, quel 23 maggio si disputava Siviglia-Deportivo La Coruña, match valido per la 37° giornata. Una vittoria dei padroni di casa avrebbe concesso loro la matematica qualificazione alla Champions League, ma all’89’ il risultato era di 0-0. Tuttavia, proprio in extremis, l’allora ventenne Perotti, entrato al 51′ al posto di Capel, riuscì a battere di testa il portiere Aranazubia dopo un cross di Adriano, facendo di fatto esplodere il Pizjuàn e portando i suoi alla fase a gironi della più importante competizione per club in Europa.

Nella stagione successiva, il club spagnolo riuscirà a vincere il proprio girone di Champions, ma verrà eliminato agli ottavi dal CSKA Mosca, che dopo aver pareggiato 1-1 all’andata, riuscì ad espugnare il Pizjuàn per 2-1 grazie ad una rete di Keisuke Honda. Proprio nel match di ritorno contro i russi, i quali verranno buttati fuori dai nerazzurri di Mourinho, campioni di quell’edizione di Champions, Perotti siglò la sua prima rete europea, portando il risultato sul momentaneo 1-1. L’amarezza per l’esclusione dal torneo fu però ricompensata dalla gioia della vittoria in Copa del Rey: dopo aver battuto Barcellona, Deportivo La Coruña e Getafe, la formazione andalusa, guuidata da Antonio Álvarez Giráldez, riuscì a vincere l’ambito trofeo per 2-0 contro l’Atletico Madrid, grazie alle reti di Capel e Navas.

Divenuto ormai titolare tra i nervionenses, gioca delle stagioni di buon livello, collezionando ben 117 presenze in Liga e vincendo l’Europa League nella stagione 2013/2014. Ma la storia tra “El Monito” (la scimmietta, soprannome che riprende quello del padre “El Mono”) e il Siviglia giunge al termine a seguito di svariati infortuni che faranno prendere all’argentino la decisione di ritornare dove tutto ebbe inizio: al Boca Juniors. Una serie di malumori fisici gli impediranno di esprimere però tutto il suo potenziale, ed il classe ’88 totalizzerà soltanto due presenze in Argentina.

Il destino però volle che dagli xeneizes (chiamati così perché i fondatori del team furono proprio sei immigrati italiani di Genova), Perotti venne acquistato proprio dalla formazione più antica d’Italia, il Genoa. Dopo l’esordio in Coppa Italia nel match contro il Lanciano arrivò anche la sua prima presenza in Serie A nella gara interna contro il Napoli, vinta dagli azzurri grazie ad una rete allo scadere di De Guzmàn. Molto più fortunato si rivelò in giorno in cui siglò la prima rete in gialloblù, ovvero nel successo per 2-1 contro il Parma al Tardini, dove lui sbloccò il risultato grazie ad un mancino preciso che prese in controtempo Mirante. Furono in totale cinque le reti siglate da Perotti con la squadra ligure, che poi deciderà di cederlo nel 2016 alla Roma.

Soltanto sei giorni dopo essere stato acquistato, il talento di Moreno mise a segno la sua prima rete all’Olimpico contro la Sampdoria con una volée in diagonale che non lasciò scampo a Viviano. Altro momento che la tifoseria giallorossa sicuramente non ha dimenticato è il suo goal siglato nel derby contro la Lazio con un bolide di mancino che valse il 4-1 finale. La Roma concluse quella stagione al terzo posto, alle spalle di Napoli e Juventus, e di conseguenza non riuscì a qualificarsi per la Champions League. Tuttavia l’accesso massimo torneo in Europa arrivò nella stagione successiva: Napoli e Roma arrivarono all’ultima giornata distanziate da solo un punto, con i giallorossi in vantaggio per 84 ad 83. La 38° giornata vide i partenopei impegnati in trasferta contro la Samp, e i lupi contro Il Genoa. La formazione di Sarri sbancò Marassi per 4-2, mentre gli undici di Spalletti, nel giorno dell’addio di una bandiera come Totti, si trovavano sul 2-2 a pochi minuti dalla fine. Ma, come avvenuto con il Siviglia pochi anni prima, una rete allo scadere dell’argentino regalò alla Magica i tre punti e la qualificazione ai gironi di Champions.

La stagione 2017/2018 vede una Roma ed un Perotti stratosferici: dopo aver vinto un girone di ferro con Chelsea, Atletico Madrid e Qarabag (il numero 8 giallorosso segnò sia agli inglesi che gli azeri), la formazione di Di Francesco fu in grado di vincere contro lo Shakhtar Donetsk e contro il Barcellona. Clamorosa fu soprattutto la doppia sfida contro i blaugrana, poiché la Roma strappó un successo all’Olimpico per 3-0 grazie ad una rete allo scadere di Manolas e ribaltó il 4-1 subito al Camp Nou. Soltanto il Liverpool di Klopp, squadra che poi vincerà la Champions, riuscì a contrastare i capitolini nel doppio confronto, che usciranno con onore dalla competizione dopo aver quasi rimontato il 5-2 di Anfield (a Roma il match finì 4-2). Tuttavia, proprio in questa stagione arriveranno gli unici due errori dal dischetto da parte di Perotti, ovvero contro l’Udinese, dove colpì il palo, e contro il Cagliari all’Olimpico, dove Cragno riuscì a neutralizzare il penalty del giallorosso. L’unico ad esserci riuscito.

Con 106 presenze e 32 realizzazioni, Perotti lascia il club della capitale e, dopo una breve esperienza in Turchia al Fenerbahçe, ritorna in Serie A, alla Salernitana, per provare a conquistare la salvezza in maglia granata. Fino ad ora, l’attaccante classe ’88 non è ancora stato in grado di incidere con la casacca dei campani ma, nelle ultime dieci gare che la Salernitana deve ancora disputare, potrebbe arrivare il suo momento, e la sua classe potrebbe rivelarsi determinante per questo finale di stagione.

Agostino Di Bartolomei, protagonista del pezzo di De Gregori, oltre ad aver vinto uno scudetto con la Roma, riuscì anche nell’impresa di portare la Salernitana in Serie B nel 1990, dopo ben 23 anni di assenza. Ed esattamente dopo 23 anni di assenza dalla Serie A, la formazione granata si ritrova in squadra un ex giallorosso, con il quale potrebbe puntare in questo rush finale alla permanenza nel massimo campionato italiano, la prima nella sua storia. D’altronde si può senza dubbio affermare, scavando a fondo nella sua storia, che a Diego Perotti “ il coraggio, l’altruismo e la fantasia“ non sono mai mancati.

fonte foto: sito ufficiale U.S. Salernitana 1919