Pillole di Calcio – È stata la mano di Luis Suarez. Il Pistolero torna al Nacional e fa sognare l’Uruguay come nel 2010

Inutile negarlo, quando si parla di Mano de Dios la mente va subito a quell’Argentina-Inghilterra ai mondiali messicani del 1986 e al gesto più ingannevole della storia del calcio, vale a dire il tocco di mano di Diego Armando Maradona che spinse alle spalle di Shilton il pallone dell’1 a 0 albiceleste. A quel gol – inspiegabilmente convalidato da arbitro e assistente – seguì poi la recorrida memorable, il gol del secolo del Pibe de Oro che portò gli Argentini sul 2 a 0.

Tuttavia, non molti sanno che vi è un’altra Mano de Dios o, quantomeno, a distanza di qualche anno, un altro calciatore di movimento ha rivendicato la paternità di questo gesto a metà tra l’irregolarità e la mistica, il sacro e il profano. A Johannesburg, il 2 luglio 2010, sono in pieno svolgimento i mondiali di calcio Sudafricani e, in particolare, l’estenuante quarto di finale tra il Ghana e l’Uruguay. Siamo al minuto 120, scorrono gli ultimi istanti di una partita bloccata sull’1 a 1 dopo i gol di Sulley Muntari e Diego Forlan. Gli Africani sembrano avere più energie per imbastire il forcing finale ed evitare la lotteria dei rigori. Gli Uruguagi, dal canto loro, sono rintanati nella propria area di rigore, uno in particolare. È un attaccante di ventitré anni, una prima punta nello specifico, che ha da poco chiuso la stagione con 49 gol in 48 apparizioni con la maglia dell’Ajax. Il suo nome è Luis Alberto Suarez Diaz, viene da Salto, la stessa città di Edinson Cavani, con cui condivide tutto, ma proprio tutto, anche l’anno di nascita (Luis è nato tre settimane prima del Matador). Il Maestro Oscar Washington Tabarez, in quel mondiale, li schiera spesso insieme, al fianco del più esperto, e al tempo ben più iconico, Diego Forlan, a completamento di un attacco atomico. Contro il Ghana, però, Luis Suarez s’inventa una cosa inimmaginabile, destinata a finire su buona parte dei libri delle bancarelle di via Tristan Navaja a Montevideo: il Ghana, con Pantisil, batte un calcio di punizione dalla destra, Boateng spizza di testa, il portiere Muslera esce sulla palla goffamente e invece di allontanare il pericolo apparecchia per il lesto calciatore ghanese ex Juventus Stephen Appiah che tira in porta a botta sicura ma trova Luis Suarez che, a piedi uniti, respinge; tutto qui? no, perché sulla ribattuta è il nuovo entrato Dominic Adiyah a colpire a botta ancor più sicura verso la porta sguarnita. È gol? No, qualcuno ha parato con entrambe le mani ma non Muslera, bensì Luis Suarez, quello stesso Luis Suarez che meno di un secondo prima aveva salvato su Appiah con gli arti inferiori adesso si serve dell’estremo rimedio delle mani per evitare la beffa finale o, nel peggiore dei casi per il suo popolo, di ritardarla, del tipo: “cari avversari, forse conquisterete la vittoria, ma non è questo il momento”.  È dunque rigore per il Ghana ed espulsione per Suarez, che il suo lo ha fatto e lascia il campo con la sua tipica faccia da impunito. Ne farà un’altra quattro anni dopo, in occasione del morso a Giorgio Chiellini in Italia-Uruguay dei mondiali brasiliani ma questa è un’altra storia. Sul dischetto si presenta una vecchia conoscenza della Serie A, vale a dire Gyan Asamoah che spara il pallone della storia alle stelle e condanna i suoi ai calci di rigori, quei maledetti rigori. Si perché di errori dal dischetto il Ghana ne commette altri due, altrettanto decisivi per il passaggio del turno della Celeste, che vince quella sfida 5 a 3 e accede alle semifinali contro l’Olanda, dove non giocherà Suarez, ma, in fondo, sarà stato per una buona causa.
A fine gara, riferendosi al gol di Diego Maradona contro l’Inghilterra nel 1986, il Pistolero dichiara: “La mia è la vera mano di Dio. Ho salvato il torneo”. Questione di punti di vista.
Nonostante una cavalcata memorabile l’Uruguay non vincerà quel mondiale ma arriverà al quarto posto, tuttavia quel mix che ha esordito in Sudafrica, formato da senatori come Forlan, Abreu e Lugano e dai giovani nati a fine anni ’80 come Godin, Cavani e Suarez, rimarrà scolpito nella cultura futbolista, specie per aver riportato in Uruguay la tanto attesa Copa America, nell’estate successiva del 2011, con Luis Suarez, manco a dirlo, premiato come miglior giocatore del torneo.

El Pistolero Suarez è uno che ha sempre aperto il fuoco per difendere con ogni mezzo la sua terra, portandola in alto, contro tutto e tutti e anche per questo, ad oggi, è l’unico giocatore ancora in attività ad avere una cancha, un campo di allenamento, intitolato a suo nome in Uruguay e quel campo è uno dei centri di lavoro della squadra in cui Luis è cresciuto calcisticamente, il Nacional di Montevideo, la squadra più importante del paese insieme al Peñarol.
Suarez esordisce con il tricolore bianco, azzurro e rosso nel 2005, in una gara di Coppa Libertadores e, nel 2006, vince il campionato di Clausura trovando anche la sua prima storica doppietta nel derby di Montevideo contro il Peñarol.

La parabola di Luis Suarez ha qualcosa di magico, perché è ascendente ma con uno sguardo sempre fisso sul Rio De La Plata che bagna la sua terra. Dopo la vittoria in patria l’attaccante si trasferisce in Olanda, prima al Groningen e poi all’Ajax, dove in quattro anni mette a segno 111 centri, vincendo una coppa Nazionale. La chiamata dalla Premier League, avvenuta nel 2011, lo conduce al Liverpool, in una squadra in netto calo rispetto ai primi anni 2000, con la quale, comunque, sfiora un campionato nel 2014. I suoi risultati individuali in maglia Reds, con 82 reti in 133 presenze, gli fruttano la chiamata della consacrazione. Chiamata che giunge dalla Catalogna e, in particolare, da Leo Messi e da Neymar Jr. con cui, al Barcellona, forma la MSN, uno dei tridenti d’attacco più iconici di tutti i tempi. A Barcellona, Luis Suarez vince tutto, in particolare il triplete della stagione 2014-2015, con tanto di gol in finale di Champions Legaue contro la Juventus e in Supercoppa Europea contro il Siviglia. L’esperienza in blaugrana si conclude 5 anni, 283 partite e 198 gol dopo. C’è però ancora la Spagna nel suo destino, Madrid in particolare, ma non i rivali di sempre del Real bensì i Colchoneros dell’Atletico con il Cholo Simeone che, nell’estate del 2020, sembra essere l’unico in grado di regalargli gli stimoli e la fiducia, venute meno all’ombra della Sagrada Familia. Il connubio con Diego Pablo Simeone è naturale e vincente e la connessione con il fiero popolo dell’Atletico lo è altrettanto e nel maggio del 2021 Luis Suarez porta l’Atletico in cima al Paese, regalandogli l’undicesima Liga, con 21 centri in campionato, tutti decisivi per la conquista del titolo. Meno decisivo, invece, si rivela essere nell’economia della stagione successiva, nella quale l’intera squadra fa più fatica, riuscendo sì a confermare il posto Champions ma non la vetta del campionato spagnolo. L’avventura a Madrid si conclude con 34 reti in 83 presenze tra campionato e coppe.

Una volta svincolato sono molte le squadre ad interessarsi al profilo dell’attaccante uruguagio, pronte a regalargli una vetrina a pochi mesi da quel mondiale che la selezione dell’Uruguay ha acciuffato sul filo del rasoio grazie proprio al suo redivivo bomber. È il River Plate di Marcelo Gallardo ad andare più vicina a Suarez, potendo spendere la possibilità di disputare la Coppa Libertadores. Lo scorso luglio, però, è arrivata una doccia fredda per i Millionarios di Buenos Aires, ossia l’eliminazione dalla coppa continentale agli ottavi di finale per mano del Velez. Dopo l’uscita del River dalla Libertadores Suarez ha rilasciato delle dichiarazioni a El Pais confessando di essere disilluso e triste per non poter approdare al River e vincere una coppa in Sudamerica.
Non solo, perché come un bambino che vuole attenzioni dai propri cari, Suarez lamenta una proposta del suo vecchio Nacional non ancora giuntagli, essendo lui senza squadra. Da quella intervista i tifosi del Nacional si sono spaccati: alcuni hanno inveito contro l’ex Barca per le sue parole, altri sono subito stati presi dall’euforia per l’input arrivato dallo stesso Suarez. Input giunto, in particolare, al presidente della squadra di Montevideo che ha aperto ufficialmente le porte al calciatore e le trattative con il suo entourage. Lo scorso 26 luglio, il campione uruguagio, con un video sulla sua pagina ufficiale Twitter ha annunciato di “aver sottoscritto un pre-accordo con il Club Nacional de Football, di non poter rifiutare un’occasione così importante di ritornare tra la sua gente e di essere orgoglioso di tornare a vestire la sua maglia”. Suarez è stato subito accolto da un’altra icona del calcio rioplatense, nonché un suo idolo come Alvaro El Chino Recoba che, attualmente, allena la squadra riserve proprio del Nacional.

Certi amori non finiscono mai, specie quando si parla di calciatori che si impegnano a custodire le proprie radici gelosamente, esportandole in giro per il mondo. Proprio come Lui Suarez che, con il suo futbol e la sua garra charrua ha portato orgogliosamente il sole dell’Uruguay ovunque è andato. Lo porterà con sé anche ora che è tornato a casa, in un paese stabile del Sudamerica, migliore rispetto a sedici anni fa, quando se ne è andato alla volta dell’Europa, sotto tutti i punti di vista. In particolare, trova una squadra in lotta per vincere la Coppa Sudamericana (l’equivalente della nostra Europa League), con il Nacional che dovrà affrontare il non irreprensibile Atletico Goianiense ai quarti di finale del torneo. È quasi impossibile che il Tricolor possa già contare sul suo nuovo numero nove, il quale– e questo va detto ad onor del vero – sfrutterà i primi mesi da tesserato soprattutto per allenarsi in vista del mondiale e poi, solo dopo, sceglierà se legarsi definitivamente alla gente del Nacional oppure andare, eventualmente, negli Stati Uniti.
Tanto è bastato però, un nome, quello del proprio eroe, per mobilitare un paese intero, grande quanto la Lombardia e con un terzo della popolazione della regione italiana. Nel calcio, però, se c’è un luogo dove avvengono i miracoli è il Rio De La Plata, qualche volta lungo la sponda argentina del fiume, qualche altra volta, invece, su quella uruguayana. Ecco, oggi il calcio si prepara ad accoglierne un altro, con i tifosi del Nacional, che possono finalmente riabbracciare il loro figlio Luis Suárez. Bentornato a casa!

Fonte foto: pagina ufficiale Twitter Nacional