Savio Sarnataro, allenatore porticese e artefice, insieme a squadra e staff, della sesta salvezza consecutiva ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Campania nel Pallone, ripercorrendo alcune tappe di una stagione segnata da non poche difficoltà: “Dire che è stata una stagione difficile sarebbe riduttivo, nessuna parola riuscirebbe a rappresentare le salite della nostra annata. Da quando alleno (2006, ndr) questa è stata la stagione calcistica più difficile, non per i risultati o per l’aspetto tecnico, ma perché c’è stata la sensazione di avere contro un freno a mano sempre tirato. Tuttavia, non abbiamo mai perso consapevolezza dei nostri mezzi, anzi…“ – è proprio forse tra le circostanze più sfavorevoli che la rosa allenata da Sarnataro è riuscita a far emergere il valore delle proprie qualità. Un momento di svolta, però, c’è stato, ma la metodologia di lavoro si è man mano adattata ai momenti che il Portici ha attraversato: “Dopo la Lupa Frascati (1-1 in trasferta, ndr) dal piano A sono passato al piano B: inizialmente c’era l’intenzione di agguantare la salvezza diretta, ma andando male quella gara, e perdendo poi in casa (Tivoli e Arzachena, ndr), ho dovuto pensare a programmare la squadra in direzione anche dei play-out. Al piano iniziale ci sono ritornato dopo la vittoria contro la Casertana. Perché – specifica Sarnataro – la squadra è stata sempre in salute e non mi ha mai dato la sensazione di essere ‘morta’ come poteva sembrare dall’esterno. I risultati altalenanti ci hanno fatto cambiare più volte prospettiva e piani. La squadra però dandomi fiducia e facendomi capire che ce la saremmo giocata con chiunque. In questo sono stato bravo a leggere tra le righe, andare al di là del loro morale abbassato, avendo la percezione che fossero sempre sul pezzo”.
Ma questa programmazione è tutta riflessa nella gestione dell’infortunio di Luca Orlando: “Il suo rientro è stato posticipato perché il pensiero è andato anche ai playout, perché ci sarebbe stato più tempo per il suo recupero e per averlo al meglio. Poi, però, quando ho avuto la percezione che il piano A, quello della salvezza diretta, fosse possibile, l’ho ributtato nella mischia per far sì che desse il suo importante contributo. C’era tutto sotto controllo con una visione a 360°. La forza forse è anche stata l’aver sempre stuzzicato i ragazzi a reagire, proprio perché non ho mai avuto la sensazione che fossimo morti”. Un nome spicca, poi, sicuramente su tutti, ed è quello di Davide Di Gennaro – il colpo di una società che ha ammesso di aver incontrato sul proprio percorso, e forse mai come quest’anno, delle vere fragilità – autore di 15 reti in 25 partite con 3 assist all’attivo (eletto miglior centrocampista delle società campane in serie D da OverTime – il cuore dello sport campano): “È un calciatore e una persona straordinaria a cui vanno dati meriti per un valore mai messo in discussione. Ho cercato di usufruire delle sue qualità quanto più possibile, a volte ci sono riuscito, altre no. Verso l’ultima parte di stagione, l’ho schierato come terminale nel 4-4-1-1, coprendogli le spalle e rinunciando a volte a Maranzino per un centrocampo più di corsa e più corposo. Cercando così non di palleggiare troppo, ma di verticalizzare subito su Davide”.
Le difficoltà incontrate dai vesuviani hanno inciso non poco sulla stagione azzurra e sull’assetto societario: “Lo stesso Ragosta ha incontrato difficoltà, inizialmente c’erano dei programmi che poi sono venuti a cadere. S’è dovuto far fronte a delle circostanze che non erano previste, venendo meno delle situazioni che erano state programmate. Il rapporto con il presidente? Al di fuori dal campo c’è un’amicizia e c’è già stato modo di chiacchierare”. Chiacchierare specialmente sul futuro del Portici: “Oltre che da allenatore, da cittadino porticese e tifoso della maglia si farà di tutto affinché il titolo resti a Portici. Qualora, poi, dicendo una cosa estrema, il titolo dovesse andare a morire la sua morte è qui. Il nostro titolo è frutto di risultati, a partire dalla terza categoria, e non è frutto di acquisto; non facciamo commercio del titolo. Non dovessero esserci le forze, il titolo dovrebbe morire a Portici. Sensazioni? Sono ottimista, ci sono diverse situazioni che ci permettono di scegliere il continuo calcistico del Portici. Soltanto in extremis si potrebbe pensare alla vendita del titolo, ma direi che ad oggi è una possibilità remota; ci sono persone e imprenditori pronti ad investire nel calcio della nostra cittadina. Ma – precisa l’allenatore – bisognerà essere attenti a chi continuerà il progetto; la svolta di cui c’è bisogno non è relegata alla attività calcistica, ma alla rifondazione di un nuovo ciclo attraverso idee chiare non ragionando di anno in anno, ma con un progetto a lungo termine. Negli ultimi anni s’è resistito, s’è fatto quel che si poteva, ora è tempo di ripartire, forse con nuove figure, un nuovo allenatore e una nuova classe dirigente. Non possiamo saperlo adesso, ma c’è assolutamente da riorganizzare e su questo c’è accordo unanime”. Ma una precisazione è d’obbligo secondo Sarnataro: “In questo momento la mia posizione e il mio futuro non sono prioritari; la scelta di un allenatore viene dopo la messa in piedi di una organizzazione societaria stabile e solida”. Sulla svolta societaria, l’allenatore si espone: “Non è escluso che si possa risolvere entro la prossima settimana, chi ha la documentazione non può più tergiversare. È una situazione così delicata e importante che anche l’amministrazione comunale sta facendo la propria parte”.
Non manca, però, chi al Sarnataro allenatore s’è interessato: “Se adesso ho catturato delle attenzioni, lo devo a chi ha collaborato con me in questi due anni. Ringrazio chi ha mostrato interesse in questo inizio di mercato, sono situazioni premature, ma fa sempre piacere”. Sull’esperienza qui a Portici, tra le difficoltà che ha incontrato: “Venendo dalla gavetta, le esperienze passate mi hanno insegnato a non farmi sprofondare in certi momenti. Avere la possibilità, in futuro, di lavorare magari con una società solida, con i giusti mezzi e con più serenità, sarà il presupposto per superarsi ancora di più. Chi viene, come me, dalla gavetta non aspetta altro”.Sul significato di questa stagione: “Ogni stagione mi ha dato tanto, sicuramente l’ultima è quella che ti ha dato di più; sai di aver fatto un altro passo avanti. La mia strada è stata nettamente in salita e, al tempo stesso, sempre di grande crescita. Sono orgoglioso di ciò che sto facendo e che ho fatto, nella consapevolezza che il calcio di oggi viaggia su binari particolari che non mi danno il giusto merito per gli obiettivi raggiunti. Intorno vedo spesso più clamore e più interesse per molto meno. Non devo ringraziare nessuno, se non chi ha collaborato con me in questi anni; non ho debiti morali con nessuno, e lo dico a volte alta”. Infine, il tecnico chiarisce: “Il Portici ha bisogno di rifarsi il look, e a me piacerebbe continuare su questa panchina ammesso ci siano ambizioni e presupposti diversi, che danno ancora più stimoli”.
ESCLUSIVA CNP – Savio Sarnataro a ruota libera: “Il mio futuro non è prioritario, serve tutelare il titolo sportivo. Vengo dalla gavetta…”
