Il solito Max Allegri, già scritto e riscritto tra i commenti apparsi in mattinata sui social. Eppure il Napoli esordisce alla grande su un terreno di gioco delicato come quello del Marassi. Il muro rossoblù e la garra di Daniele De Rossi rappresentavano un’insidia enorme al ritorno in campionato degli azzurri. Reduce da una stagione decisamente più fallimentare, Allegri era chiamato a riscattarsi e lo ha fatto nel “migliore” dei modi, con tutti i rischi annessi che si portano le prime gare di stagione. Un po’ come la prima di Conte, nello stesso anno che poi sarebbe culminato con la vittoria del quarto scudetto nella storia del club.
Max, alla fine, non fa niente di nuovo, o quasi. Non ci si aspettava un gioco che fosse un bel vedere, così come non ci si aspettava i rischi presi nel primo quarto d’ora di gioco. Si sapeva, però, che il Genoa sarebbe partito forte, nel proprio fortino, davanti ai propri tifosi, e con l’aggressività che ha sempre contraddistinto il grifone tra le mura amiche. Il Napoli parte col freno a mano tirato, forse un po’ spaventato dall’avvio “sorprendente” dei padroni di casa. Meret rischia il peggio costruendo dal basso, Vitinha sfiora il vantaggio. Qualche conclusione da fuori, ben tenuta a bada dall’estremo difensore con due scudetti in bacheca; poi, col passare dei minuti, un Napoli che prende terreno. Giro palla calmo, senza forzare le giocate, mandando al raddoppio sugli esterni Politano e Di Lorenzo o lanciando Alisson e permettendogli l’uno contro uno. Più fatica, invece, per Hojlund, che nel secondo tempo avrà la chance per sbloccarla con un allungo che manca di un soffio la sfera.
L’allenatore livornese fa quello che gli riesce meglio, quello per cui ha costruito su una carriera vincente: saper leggere le partite. Poco più di un’ora di gioco e, rispetto ad Antonio Conte, Allegri opta per cambiare tanto lì davanti e provare a rimescolare le carte. Una scelta che lo premia, perché il Napoli ha un undici forte, seguito da una panchina altrettanto forte. E così dentro Lang e Vergara per Alisson e Politano, fuori la fisicità di Anguissa e dentro la qualità di De Bruyne. Il belga ha ancora molto da dare al Napoli, specie dopo una stagione condizionata dall’infortunio muscolare serio che ha costretto i napoletani a goderselo poco. Gli bastano quattordici minuti per fare la differenza: è sua l’imbucata per Vergara, che sa di poter giocar di prima restituendogli la sfera; poi il contatto con Vasquez, giudicato non falloso, è la cattiveria di chi sotto porta vuol punire Bijlow e sbloccare una gara difficile e sofferta.
Sul contatto Vasquez-De Bruyne: non è scandaloso non chiamarlo, perché il belga non allarga il braccio a tal punto da andare in maniera intenzionale a provocare un fallo; non sarebbe stato scandaloso se lo si fosse chiamato, perché in Italia anche i più lievi contatti spesso e volentieri vengono sanzionati – e a parti inverse, certo, ci si sarebbe incazzati e non poco. In Europa, però, questi falli difficilmente vengono chiamati, specie quando il Vasquez di turno non fa niente per andare a contrasto, ma si predispone già alla caduta a prescindere dall’entità del corpo a corpo con De Bruyne. Dovrebbe bastar questo – o probabilmente no – a placare le polemiche. Polemiche che un Max intelligente, e che pensa a spegnere piuttosto che accendere il fuoco, evita con ironica maestria in conferenza post partita.
Eppure il gol del Napoli non arriva a caso. Basti pensare all’enorme differenza tra i primi e i secondi quarantacinque di gioco. Il 45% di possesso palla, ribaltato dal 65% della ripresa. I tre tiri della prima frazione contro i dieci della seconda. Cambiano gli interpreti e la gara cambia, non perché i titolari fossero più scarsi o non all’altezza, ma perché il Napoli può permettersi più soluzioni, più imprevedibilità e caratteristiche diverse. Fraseggi nello stretto, uno contro uno sugli esterni – specialmente con la buona prestazione di Lang (una spinta alla permanenza?) e la qualità di un Vergara tanto bravo negli scambi sulla trequarti, quanto aggressivo nella riconquista del pallone. Poi è il turno della staffetta Hojlund-Lucca, e anche qui ci son note positive. L’ex attaccante dell’Udinese fa reparto da solo, tiene botta e allunga la squadra quando c’è da difendersi. Suo il velo – forse una conclusione smorzata dal difensore e dal terreno di gioco – che favorisce un Vergara che ha fame di gol e manda alle spalle dell’estremo difensore, complice un poco fortunato Otoa.
Non un Napoli perfetto, tutt’altro, ma un Napoli che ha ampi margini di miglioramento e sui cui è necessario andare sempre più a rifinire. L’errore in costruzione di Meret, e quello di Spinazzola nella ripresa che permette a Messias e Sow una cavalcata pericolosa e mal sfruttata, sono sintomi di una squadra che ha un gran lavoro da fare e che, quando non riesce a colpire, deve rischiare il meno possibile. Nella consapevolezza di avere la qualità per seguire le indicazioni di mister Allegri, la cui idea di gioco è chiara. Sull’1 a 0 la priorità è andare a proteggere il vantaggio, non andarsene a palleggiare o ad esporsi continuando a spingere. Non un qualcosa di diverso da Conte, ma un qualcosa che, nel calcio odierno, appare sempre nell’occhio del ciclone.
Come se ci fosse un solo modo di vincere, mentre invece le idee di gioco sono un ventaglio di sfumature, una vasta scelta tra gli infiniti colori esistenti. Poi si può discutere su quanto ci si sia divertiti vedendo giocare questo Napoli, e su quanto Allegri non sia Sarri o Conte non sia Spalletti. Ma il calcio pone una verità ineccepibile: conta chi fa un gol in più dell’avversario. E Max, nella notte estiva d’esordio al Marassi, è più bravo di De Rossi. Chiama dalla panchina De Bruyne al momento giusto, lancia dentro Vergara dandogli una mezz’ora di fiducia che lo ripagherà con un assist e un gol decisivi. Un pizzico di fortuna? Certo, quella non deve mai mancare; e né tanto meno ad Allegri, che sa come propiziarsela. Tuttavia, è il campo a sancire il verdetto. Il Napoli alza a suo modo la voce a Marassi e porta a casa i primi tre punti stagionali. Gli obiettivi importanti passano per non inciampare nelle insidie delle “piccole”, e Allegri non sbaglia. Due giorni di riposo – che danno già la sensazione di chi sa gestire le forze di un gruppo non del tutto giovane -, un gesto di fiducia e sicurezza nei suoi calciatori, e poi sarà preparazione in vista del Como. Il primo big match di stagione, che tanto dirà sull’eterno confronto illusorio tra giochisti e difensivisti.
FOTO: SSC Napoli
