Poche ore dopo la disputa di Napoli-Inter, è iniziato il diffondersi di una notizia che ha sconvolto l’intero mondo del calcio. La nascita della nuova Super League, è segno di un calcio che va sempre di più verso la perdita della sua vera essenza in nome del vil denaro. L’annuncio dei dodici club fondatori, destinati ad incassare una pioggia di milioni sulla base di nessun merito sportivo e di conseguenza a creare un gap incolmabile nei confronti di chi non partecipa, ha scatenato l’indignazione anche di vari organi sportivi. Un progetto che sa tanto di ancora di salvezza per società indebitate fino al midollo da anni. Indignata in primis l’Uefa, che ha chiaramente manifestato la propria intenzione di escludere le squadre partecipanti alla Super League da qualsiasi altra competizione e anche di impedire ai loro calciatori di giocare per le rispettive nazionali. Una bufera che dunque, potrebbe incidere anche sul prossimo Europeo. Ma l’impressione è che siamo soltanto all’inizio di una guerra politica che potrebbe portare a qualsiasi tipo di risvolti.
C’è da dire che il presidente De Laurentiis è da anni tra i dissidenti di Uefa e Fifa e tra i promotori della Superlega, ma per ora ne è rimasto escluso. Va però sottolineato, che a differenza di gran parte dei club fondatori, il patron partenopeo fa da sempre del bilancio in regola un suo mantra. Nel frattempo in giornata si è parlato di un colloquio tra la SSC Napoli e un emissario di JP Morgan, che avrebbe proposto al club azzurro di entrare a far parte di questo nuovo progetto. Allo stesso tempo, lo stesso De Laurentiis tramite il proprio profilo Twitter, sembra aver dichiarato il suo dissenso verso questa nuova manifestazione. Ma in ogni caso, a prescindere dal tifo, chi ama il calcio non può essere favorevole ad una competizione chiusa, che uccide i sogni dei tifosi e in cui va del tutto a crollare lo spirito di competitività, così come ogni tipo di meritocrazia. Giusto per fare un esempio, tra i dodici club ci sono anche Tottenham ed Arsenal, che tramite la propria attuale posizione in Premier rischierebbero di non prendere parte neanche alla nuova Conference League.
Tornando al calcio giocato, il Napoli domenica sera ha pareggiato 1-1 con l’Inter. Un risultato che può soddisfare sulla base del fatto che di fronte c’era la capolista del campionato reduce da undici vittorie consecutive, una corazzata che anche al Maradona ha mostrato la propria grande forza. Si può essere contenti di un Napoli che ha confermato di essersi ritrovato sotto vari aspetti e che se l’è giocata totalmente alla pari con la formazione che sta dominando il campionato. Una gara in cui per larghi tratti è prevalso l’equilibrio e nella quale, come riconosciuto dallo stesso Antonio Conte, non si sono visti i quindici punti di distacco tra le due squadre. Eppure c’è la sensazione che qualcosina in più nell’arco dei novanta minuti di gioca si sarebbe potuto fare. In apertura c’è stato un Napoli propositivo e che ha prevalentemente comandato nel possesso palla dinanzi ad un’Inter guardinga, tutta chiusa dentro la propria area e pronta a sfruttare le ripartenze. Il baricentro alto ha in diverse situazioni portato gli uomini di Gattuso ad un’eccessiva esposizione al contropiede. Sono un po’ mancate le soluzioni offensive per scardinare il muro interista, la qual cosa è risultata complicata a chiunque, bisogna dirlo. Per Osimhen pochi palloni giocabili e pochi cercati, le potenzialità ci sono ma il nigeriano ha ancora tanto da crescere e migliorare. Probabilmente, considerata l’impostazione tattica dei nerazzurri, non era la sua partita. La maggiore pecca è stata la gestione del vantaggio, sul risultato di 1-0 i partenopei si sono fatti aggredire un po’ troppo e hanno sofferto eccessivamente le avanzate offensive dei nerazzurri. Poi dopo la rete di Eriksen si è tornati sulla falsa riga della prima mezz’ora di gioco, con il Napoli che è riuscito anche a dare maggiore ritmo alla propria manovra andando ad un passo dal 2-1 in occasione della clamorosa traversa colpita da Politano.
Ragionando esclusivamente in termini di classifica, si tratta di un pareggio che di positivo, oltre al punto guadagnato sulla Juventus, ha poco o nulla. L’allungo di Milan ed Atalanta, ora avanti rispettivamente di sei e quattro lunghezze, pesa come un macigno e quasi riduce gli azzurri a dover fare la corsa esclusivamente sui bianconeri. La partita contro la Lazio diventa delicatissima e assume il sapore di una sorta di ultima spiaggia, inoltre i biancocelesti sono a soli due punti di ritardo dal Napoli con una gara da recuperare. Dunque un match in cui andranno conquistati a tutti i costi i tre punti per continuare ad inseguire la qualificazione alla prossima Champions League e distanziare la squadra di Simone Inzaghi. Che Champions sarà bisognerà vederlo e in teoria, paradossalmente, ci sarebbe la possibilità di partecipare anche senza finire tra le prime quattro. Ma ora c’è da concentrarsi esclusivamente sulle questioni di campo e di calcio giocato. Ed è chiaro che bisogna necessariamente puntare alle sette vittorie su sette…
