Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, è tornato a parlare dopo un lungo silenzio stampa. Una lunga conferenza stampa tenutasi a Roma in cui il patron azzurro ha affrontato vari temi.
Presidente, cosa è successo la sera di Napoli-Verona in cui la mancata vittoria è costata la qualificazione in Champions? Ha qualcosa da rimproverarsi o da rimproverare a qualcuno? “Rimproverare altri è la strada più corta, puoi aggiustare i cocci ma se li riaggiusti si rivedono sempre. E’ stato un anno e mezzo anomalo, tra Covid e l’assenza dei tifosi allo stadio, sembra che le gare si siano disputate in un acquario. La presenza fonica delle voci degli allenatori sono a tratti stordenti, ma la squadra deve trovare da sola la sua miglior rappresentazione del gioco dopo essere stata preparata in settimana. Invece in ogni partita, non soltanto in quelle del Napoli, invece, c’era questa situazione surreale, dove le urla dei tecnici diventavano impetuosamente protagoniste. Con il tifo presente ciò non accade, se non a gesti degli allenatori, tant’è che ad ogni fallo un tecnico chiama a se il giocatore vicino per dargli indicazioni, ma senza pubblico c’è libertà di condurre dalla panchina. Io ho poco da rimproverarmi visto che l’ultimo campionato lo considero falsato, per tutti. L’accaduto in Napoli-Verona è una grande delusione, nell’intervallo sono andato negli spogliatoi per suonare la carica. Il gol segnato mi aveva inizialmente tranquillizzato, ma ovviamente non mi ha fatto piacere vedere il pareggio. Tu arrivi alla fine di un campionato così negativo e complesso sulla tensione nervosa, giochi sul filo di lana un secondo, terzo o quinto, dove anche il risultato degli altri conta, dove sei stato già bastonato più volte durante l’anno in partite dove si meritava di più come resa, poi non è da dimenticare l’episodio in Napoli-Cagliari, il quale ci aveva già creato patemi d’animo. Io non ho nulla da recriminare, è stato un anno e mezzo falsato, soltanto per fare un assist agli Europei. Ancora oggi l’inizio del prossimo campionato è in programma per il 22 di agosto, anzi per il 20, senza sapere se ci sarà la presenza del pubblico negli stadi. Io vorrei tanto che alcuni miei colleghi mi dessero ragione. Bisognerebbe unire più squadre per non partire e farci sentire”.
Sulla Superlega: “Florentino mi ha invitato? Lo conosco bene, non mi ha mai contattato. Ma non sono mai stato d’accordo. Io ne faccio una questione economica, come loro, ma facendo un torneo a 12 dove inviti tu gli altri non è che hai risolto i problemi economici del calcio. Florentino ha il merito, non di aver inventato la Superlega, ma di aver dichiarato che le competizioni europee non sostengono i bilanci. Da anni dico che serve un campionato europeo più equilibrato. I 5 paesi più importanti sono quelli che fatturano di più, possono permettersi dei calciatori più importanti e costosi, Spagna Francia Uk Italia e Germania, queste nazioni meriterebbero un campionato europeo a sè infrasettimanale. Florentino sbaglia sul non dare la possibilità democratica di poter competere. Se l’Udinese il Verona o la Fiorentina arrivano tra i primi 6 hanno diritto a partecipare al campionato europeo! 6 per 5, 30, 29 gare secche? Sono meno le partite perché non si scontrano quelle dello stesso paese altrimenti si crea un duplicato dei campionati nazionali. Così eviti l’Europa league con 156mln di stipendi, qualcosa che non funziona, tra l’altro l’Europa League è un po’ aumentata sì, ma la Champions forse no”.
Come pensa si evolverà la questione Superlega? I 3 club insistono e l’Uefa per ora ha sospeso il provvedimento. “Dovrebbe prevalere il buon senso, in quel caso la cosa più auspicabile è che tutti gli attori si possano sedere intorno ad un tavolo, ma se io faccio giocare la Juventus col Crotone, che nessuno si offenda, è difficile che possa batterla. Qualcuno mi dirà che c’è una democraticità da rispettare e che lo sport è questo, ma io ricordo che Veltroni nel ’96 ha sancito che le società non sono dei club ma delle società per azioni, delle spa con bilanci e finalità lucrative. Se si crea un torneo scompensato per capacità economiche, dunque poco omogeneo, non sta rispettando il concetto veltroniano”.
Che futuro immagina con Spalletti? Il futuro è legato anche a Insigne? “Spalletti ha sempre avuto la mia stima, mi ero interessato a lui già prima prima che allenasse la Roma. Era ancora in Russia, mi venne a trovare e mi disse che non poteva muoversi ancora e virammo non mi ricordo se su Benitez o su Sarri. Ho sempre avuto grande considerazione, lo considero l’uomo giusto per il Napoli, sa allenare molto bene, affrontarlo non è mai stato semplice. Si è mostrato molto capace nel gestire le situazioni complicate, anche alla Roma, dove la mancanza della proprietà non rendeva chiare le cose nello spogliatoio, lui si è comportato molto bene. Insigne? Non ci siamo proprio incontrati. Tra la necessità di finire il campionato, il ritiro con la nazionale e il non voler ad un certo punto diciamo “scasinare” la situazione abbiamo deciso di vederci una volta terminato l’Europeo, parleremo e sarà quel che sarà”.
Sulla parabola discendente delle ultime 2 stagioni: “Non è un problema non essere andati in Champions, il problema è che siamo passati dai 30mln di stipendi dell’epoca di Mazzarri ai 50, a 75, a 120 ed oggi a 156mln. E’ ovvio che è necessario sanare questo problema, il Napoli investe cifre che non fattura e deve rivedere gli stipendi in base a ciò che percepisce. C’è chi fattura più di noi, molto più di me, che da 2 anni non mi paga o mi sta pagando solo questa settimana. Bisogna differenziare il lato economico e finanziario, io non ho mai bussato alla porta, anzi ero considerato una perla perché i miei pagamenti avvenivano un giorno prima e non uno dopo. Non c’è un ridimensionamento, ma c’è una presa di coscienza che da un punto di vista del bilancio rivede il budget, altrimenti devi fallire. Se si vuole riportare il Napoli sul binario giusto, bisogna tagliare le spese eccessive. Come se facessi un film in Italia, dove non incassi più di tanto, con un budget americano, ciò non avrebbe senso. Come mai tutti i miei colleghi hanno debiti? Poche aziende nel calcio sono sane”.
30 giugno spartiacque, si chiude la vecchia stagione e parte la vecchia. C’è qualcosa che non rifaresti nell’ultimo anno? O qualcosa che faresti? Basterà vendere un giocatore per salvaguardare l’aspetto economico? “Forse non basterà, ma bisognerà vendere quei giocatori che hanno aumentato a dismisura la loro parte salariale. Mi sono pentito di un paio di acquisti fatti, il mio ottimismo mi ha portato ad investire troppo, mi dicevano “ho 5 anni di contratto ma non possiamo rispettarlo, ho altri 2 anni…” e lì soffri, e vai avanti, però commettendo l’errore di valutazione che spesso faccio, ovvero che pensino come me, ed è un grande errore”.
Verona-Napoli, tornando indietro cosa cambierebbe di quanto fatto? “Ad un certo punto, visto che il mister soffriva di alcuni problemi di salute e tutti gli interlocutori televisivi erano persone che lui conosceva, ho evitato che si potesse speculare, ho pensato che fosse meglio il silenzio stampa perché avevo intenzione di andare avanti con lui fino alla fine. Convocai una riunione al Britannique, in cui erano presenti anche Lombardo, il medico, l’amministratore delegato, tutta la squadra. Prima c’era l’intenzione di esonerare Gattuso? Un paio di volte non era neanche presente nella panchina effettiva e ad un certo punto mi sono dovuto allertare, perchè c’era il rischio che la situazione potesse precipitare. Chiamai Spalletti per chiedergli la sua disponibilità, ed arrivò qualora fosse stato necessario, ma non lo è stato. Raccontavo di quella sera al Britannique perché dissi ai calciatori che avrei potuto pagarli in ritardo e che invece stavano ricevendo lo stipendio di gennaio in anticipo. Fui molto chiaro dicendogli che il tecnico sarebbe rimasto e che andava rispettato e seguito. Non volevo sentire storie. A Rino chiesi di restare e gli dissi altre cose, andò così. Con Benitez mi sento spesso, è rimasta una sintonia. Ricordo che mi fece una lista, io gli dissi ma qui ci vogliono 300mln e me ne presentò subito una seconda, ma anche quella era troppo cara, lui non mi mandò a quel paese e si presentò con una terza che divenne effettiva e qualcuno di loro ancora c’è. Sentii cose inesatte, con Rafa c’era un anno più opzione, lui aveva sempre avuto un problema familiare con moglie e figlie perché è di temperamento, molto del sud, legato, e quando esercitai l’opzione mi disse che doveva stare in Inghilterra con la famiglia, ma non doveva firmare perché i contratti si rispettano, è rimasto e arrivammo quinti solo per un rigore di Higuain”.
Prima di Napoli-Verona, ha valutato l’ipotesi di confermare Gattuso? “No, prima della partita, dando per scontata la vittoria e la qualificazione in Champions, avevo preparato con Nicola Lombardo un saluto a Gattuso col club in cui doveva andare. Barone della Fiorentina mi chiese di scrivergli due righe, poi al pareggio ci siamo guardati e non abbiamo potuto mandare il saluto, snellendolo. Sentivo poi dei giornalisti dire che non ho agito nel modo giusto. Cosa avrei dovuto fare? Io potevo essere molto arrabbiato, inquieto, ma il fatto di smettere con Gattuso risaliva alla scorsa estate, non c’era tempo, l’avevo preso per tamponare l’uscita di Ancelotti. Anche se lui avesse vinto il campionato, la sua mission si sarebbe conclusa. Mendes è un amico, ceniamo spesso insieme, abbiamo parlato anche del rinnovo ma non ci siamo trovati in linea, ci siamo firmati due righe, poi quando finiscono ai legali diventano 27 righe di troppo e allora dissi di soprassedere. Purtroppo abbiamo perso partite che non avremmo dovuto perdere, altre le abbiamo vinte quando potevamo avere problemi, questo disequilibrio, senza avere continuità, è stata una riconferma che dovevo ad un certo punto interrompere quella collaborazione anche se fossimo arrivati in Champions”.
Quanti giocatori bisognerà sacrificare per contenere le spese? “Stabiliremo il da farsi con Spalletti, solo dopo aver capito come operare, vedremo se il mercato permetterà di operare in uscita per poi in relazione alle uscite operare in entrata. Non sono l’allenatore per dire chi va ceduto e chi va preso, vedrò Spalletti venerdì, ci siamo dati appuntamento alle 12.30 a Castel Volturno. Domani è 1 luglio e partirà il suo contratto, il mercato parte da domani ufficialmente”.
Su Napoli-Verona pretenderà una spiegazione da parte della squadra? “Non voglio fare dietrologia, è evidente che i calciatori sono tutti ragazzi giovani, dei nipoti più che dei figli. In una cena a Dimaro o Castel di Sangro è una conversazione che vorrò avere, con delle risposte che però non arriveranno nel senso in cui volete voi”.
Ha rinunciato spesso a proposte indecenti, quest’anno sarà diverso? “Forse non arriveranno proposte indecenti, magari ci fossero. La risposta vera: nessuno è incedibile per proposte appropriate”.
Qual è l’obiettivo per la prossima stagione? “E’ necessario far quadrare i conti e tornare in Champions”.
E’ stato un errore prolungare il silenzio stampa? Lei cerca un chiarimento su Napoli-Verona, non sarebbe stato opportuno mandare qualcuno a scuarsi? “Con i tifosi mi posso scusare io, ma qualsiasi scusa dei giocatori o di capitano può sembrare una cosa voluta. Io dialogo con i tifosi, ci sono quelli che mi amano e altri che mi odiano. Il tifoso ha sempre ragione, non ha interesse alla salvaguardia dei conti economici, vuole vincere e basta e non gli interessa niente, non c’è una logica societaria. Poi c’è anche chi a freddo poi ragiona. Il silenzio stampa è stata una panacea: i signori dei media, e noi siamo fino all’1 alla tv per evitare fregnacce, dove al di là del tavolo c’è un ex giocatore ed allenatore e nei confronti di un allenatore che è stato calciatore da poco (Gattuso con molti suoi ex compagni a Sky, ndr) c’è un ping pong che può far cadere nei trappoloni anche l’allenatore. L’ex calciatore intervistatore vuole lo scoop e per evitare di rovinare un rapporto tra società ed allenatore si è messo il silenzio stampa. Ho optato per il silenzio stampa dopo aver sentito cose inappropriate, a un certo punto meglio mettere uno stop. Poi se siamo in silenzio stampa da 3 mesi non ha senso parlare dopo l’ultima partita. Poi L’allenatore l’avreste massacrato.
Ritornare in Champions e far quadrare i conti, è un ossimoro? Qual è la strategia? “E’ molto semplice, se non avessimo fatto giocare solo 5 minuti ad alcuni calciatori ora avremmo modo di fare certe valutazioni e sostituire magari alcuni più affermati, alleggerendo perdite e costi salariali. Oggi come oggi servono grossi ragionamenti con l’allenatore, poi l’impossibile si fa con il piede in due scarpe, dovrei prima vendere per poi comprare, oppure comprare senza aver comprato, il giocoliere finanziario, qualcosa che i ds difficilmente fanno perché abbiamo sempre avuto capacità economiche in tempi diversi. Il Covid ha cambiato tutto, ad un certo punto mi sono buttato nei gelati, durante un film mi bloccarono il product placement e mi comprai direttamente l’azienza. Oppure un giorno mi sono detto ci facciamo noi da sponsor tecnico: tutti mi hanno detto sei pazzo, ma come Nike, Adidas vogliono 18 mesi prima e tu vuoi trovare chi disegna, chi fa la manifattuta, con i blocchi che ci sono, ho detto ci metto la faccia e ci lavoro. Ieri sono stato in fabbrica a lavorare su questo, stamattina parlavo con la Cina, devi creare delle svolte, magari ci rimetti dei soldi, ma hai creato una nuova realtà che si stacca dal costante passato”.
La svolta riguarderà anche il settore giovanile? Il centro sportivo cambierà nome per la sponsorizzazione? “Assoutamente sì, ma nella vita post-Covid le priorietà sono altre, non possiamo distrarre denaro. Consideri le infiltrazioni sul territorio campano non lasciano grande serenità ai genitori, i quali alle sirene del nord, pure da Empoli del mio amico Corsi che ha un vivaio niente male, gioca molto su quello, certe squadre tirano fuori la compensazione mancante di fatturato. Non è un problema di strutture, avevamo il vivaio a Castel Volturno, ma decidemmo che non era bello ai 14-15-16enni far vedere quelli con la Ferrari, spostandoci da un’altra parte. Trovammo un buon posto con palestra e piscina che è poi fallito. Cercai di prenderlo dal Comune, non hanno avuto questa intenzione e mi sono spostato al Kennedy, ho provato a comprarlo, ma ho capito che non tutto era ok e ho detto aspettiamo, ci sono altre priorità. Quando comprai per 34mln il Napoli, non c’erano calciatori, uffici, centro, nulla, Marino comprò le maglie dal tabaccaio ed a Paestum in un albergo organizzammo il primo ritiro e giocammo una gara, io non sapevo cosa rispondere, per me era arabo, non sapevo cosa rispondere, non sapevo nulla, partimmo da zero. Il primo anno di A giocammo l’intertoto, abbiamo sempre fatto una salita, tutto questo salire forse vi ha illuso che avessimo il fiato per fare anche il vivaio e quant’altro. Il vivaio, mi creda, non tutti i genitori immaginano la permanenza in Campania se vi offrono il Lazio o altro.
L’ultimo rinnovo di Mertens e la necessità del taglio stipendi peseranno sul rinnovo di Insigne? “Mertens l’abbiamo rinnovato 2 anni fa, ha un altro anno, l’uno non è relazionabile all’altro, hanno anche ruoli diversi. Da un confronto che avrò con Spalletti verrà fuori tutto ciò che si può fare o meno sulla carta, poi vedremo in realtà la realizzazione”.
Per le nuove maglie c’è già la linea? “Non c’entra niente per ora, ho fatto una risata, poi faremo una conferenza con Emporio quando ho del materiale, perché se no sono chiacchiere e sono in ritardo e prima del campionato a Castel di Sangro potrei presentare le prime due. Una nave dalla Cina impiega 45 giorni, c’è 13% di dazi, poi gli sdognamanent, diventano 60. Secondo me dal 7 al 15 di agosto possiamo presentarle, se prima per un miracolo vi informerà”.
