Manca un solo tassello per completare il capolavoro di Roberto Mancini, ed è la finale di Wembley che si terrà la prossima domenica contro l’Inghilterra di Southgate. Concentrazione, intensità, consapevolezza dei propri mezzi, unità di gruppo e tanta qualità sono le caratteristiche per le quali gli azzurri si sono distinti in questo cammino europeo. Battute Belgio e Spagna, l’Italia ha dimostrato di avere più tenacia e ambizione di vittoria rispetto a Francia, Germania, Olanda e Portogallo, altre squadre europee di lusso che hanno anzi tempo abbandonato la competizione. Vittorie all’italiana, riuscendo a distinguere le diverse fasi delle partite – Mancini in conferenza ha sottolineato quanto le squadre debbano non soltanto attaccare, ma anche difendersi, elogiando il lavoro dei suoi azzurri contro la Spagna del tiki-taka targato Luis Enrique – e sapendo colpire quando le circostanze fossero a favore della qualità dell’attacco italiano.
Nell’organico della Nazionale, però, c’è anche un pezzo di Campania, tra Ciro Immobile, Lorenzo Insigne e Gianluigi Donnarumma. Indiscusse le qualità dei primi due, ancor più sorprendente quella del portiere scuola Milan che s’è messo in luce per la maturità con la quale ha gestito certi momenti (pochi, in realtà) nei quali è stato chiamato in causa. Contro la Spagna, però, quel che prima si chiama Campania felix ha brillato soltanto a metà. L’Europeo di Immobile, attaccante di riferimento della Lazio, era partito col botto con le due reti segnate contro Turchia e Svizzera, salvo poi, però, dar vita ad una parabola discendente. Il calciatore napoletano, infatti, più volte ha trovato difficoltà nell’incidere realmente e, in alternativa, nell’accompagnare la manovra offensiva dell’Italia – tanto che s’è più volte discusso sulla mancanza di un 9 che sappia far male di più in zona gol. Spesso l’Italia di Mancini, impostando dai piedi di Bonucci, cerca Immobile spalle alla porta, sulla linea del centrocampo per fare da sponda ai compagni. Un lavoro sporco che, forse, toglie lucidità e freschezza sotto porta, lì dove (ancora forse) ci si sarebbe aspettato qualcosina in più.
Diverse le sorti del compagno (anche ai tempi di Pescara) Lorenzo Insigne, talento indiscusso che proprio in questo Europeo sta continuando a spegnere le critiche che spesso in ambiente napoletano gli vengono sollevate. Due reti e tanta qualità messa al servizio dei propri compagni, diventando l’idolo dei tifosi per il suo asso nella manica – quel tiro a giro che è ormai marchio di fabbrica e che ha contribuito a spegnere i sogni del Belgio di Lukaku e compagni – e pedina fondamentale dello scacchiere di Roberto Mancini. A proposito di Insigne anche lo stesso Maurizio Sarri, nell’intervista esclusiva rilasciata ai microfoni di Sportitalia negli ultimi giorni, ha sottolineato quanto sia il calciatore italiano più forte già da diversi anni (con tanto di sorriso per i più scettici). L’esterno del Napoli, nato a Frattamaggiore, è stato decisivo anche nella palla in profondità dalla quale è scaturito il gol di Federico Chiesa, copia del suo destro vincente a rientrare, che ha impedito a Unai Simon persino il tuffo.
Ma la “sorpresa” più grande, forse, è quella di Gianluigi Donnarumma. Non tanto per le qualità indiscusse che già s’erano viste con la maglia del Milan, quanto per la capacità, la maturità, una precoce (quanto inaspettata) esperienza con la quale ha gestito ogni match dell’Europeo. Poche parate nella fase a gironi, ma sufficienti a far capire d’essere sempre pronto all’appello. Poi, l’esplosione e l’incisività dagli Ottavi: prima la risposta alla conclusone di Gregoritsch (contro l’Austria, ndr), poi la magnifica parata su De Bruyne contro il Belgio. Infine, il capolavoro contro la Spagna: il rigore parato ad Alvaro Morata che vale – con l’implacabile Jorginho agli undici metri – il biglietto (di nuovo) per Wembley, stavolta per giocare la finale contro gli inglesi, a casa loro, per la ciliegina sulla torta. Più che discutibile la scelta di andare al Psg e più che legittime le riflessioni sul ruolo sempre più incombente dei procuratori, ma una cosa è certa: sul campo Donnarumma è una sicurezza, punto di riferimento dell’Italia a soli 22 anni, qualità da predestinato. Coperto probabilmente dalla migliore difesa di Euro2020, il suo Bonucci-Chiellini, il portiere nato a Castellammare ha lasciato un segno decisivo nella sfida contro la Spagna, tanto che alcuni lo hanno già indicato come portiere migliore del mondo – voci forse eccessive, ma frutto della consapevolezza della qualità del calciatore, l’attuale successore di un altro Gialuigi (Buffon).
Sorride la Campania, dunque, ma solo a metà. Dal ‘blackout’ (se così si può definire) di Immobile all’indispensabile Donnarumma, passando, naturalmente, per la tecnica raffinata e indiscussa di Lorenzo Insigne, spesso accusato di non essere così costante con la maglia del Napoli – i numero, però, parlano chiaro e Insigne ha raggiunto lo scorso anno le 19 reti, record personale in una stagione calcistica. Solo tre, invece, le reti subite dalla Nazionale di Roberto Mancini, che ha battuto il record di Pozzo (30 risultati utili consecutivi da ct della Nazionale dal 1935 al 1939). Più in ombra, dunque, soltanto Ciro Immobile, più lontano dalle prestazioni con la casacca biancoceleste della Lazio di Inzaghi (che l’ha saputo, negli anni, esaltare) e più in difficoltà nel dialogare con i compagni. Non per questo, però, poco lottatore sul terreno di gioco. Ora è tempo di recuperare le forze, mentali e fisiche, per affrontare al meglio l’ultima gara rimasta, l’ultimo tassello e l’ultimo passo per festeggiare un Europeo che manca dal 1968, con la vittoria sulla Jugoslavia (con tanto di gol di Riva) per 2 a 0.
Manca poco, anzi pochissimo. L’Italia ha il diritto di crederci e di credere di poter trionfare per la seconda volta in una competizione europea.
Verso Italia-Inghilterra, la Campania sorride a metà: dal “blackout” di Immobile all’indispensabile Donnarumma
