L’Italia è Campione d’Europa dopo 53 anni: quando il calcio è spiraglio di luce dopo un tunnel buio

Bisogna scrivere di getto, appena dopo la vittoria, quando il cuore ancora batte a mille e fuori esplode una festa che manca dal 2006. L’Italia ritorna Campione d’Europa dopo 53 anni, a Wembley, in quel di Londra, contro 60.000 uomini che fischiano e che credono che il calcio stia ritornando a casa loro, ignari del fatto che il calcio lo stiano portando gli azzurri.

È stato un anno e mezzo difficile, di Covid, di pandemia, di quarantena, di spaesamento, di paura, di migliaia di morti. Della Bergamo calpestata dalle camionette, delle grandi città isolate, deserte, senza un’anima, senza il cuore pulsante della vita sociale, della quotidianità, dei rumori tra le strade e tra i vicoli. È stato un anno e mezzo di riflessioni, di notti passate a pensare, di incertezza sul futuro e di bollettini di contagiati in tivù.

L’Italia, stasera, 11 luglio 2021, ci regala attimi di spensieratezza, gioia ed esplosione di urla liberatorie. Un segnale, un grido, l’istante in cui chi è caduto si fa forza e si rialza gridando di non essere morto, gridando un “ce la faccio”. L’Italia che si rialza, l’Italia che rialza la testa attraverso lo sport più bello del mondo, attraverso questo senso di appartenenza ad una nazione il cui rapporto che vi si instaura è sempre di odio e amore. I problemi sociali, gli intrecci politici irrisolvibili, la disoccupazione, problemi che in un attimo scompaiono lasciando posto soltanto al cuore, alle emozioni, ai battiti forti, alle lacrime, quelle dei calciatori e quelle nostre. A momenti di blackout dei pensieri, dei problemi, degli impegni, della sopravvivenza di chi stenta ad arrivare a fine mese. Attimi in cui ci si sente tutti uguali, sullo stesso gradino sociale, senza differenza. Un grido di vendetta verso coloro i quali in Europa ci prendono in giro e guardando all’Italia soltanto col sorriso sornione sulla faccia. L’Italia si rialza, ci mette la propria di faccia, guarda negli occhi il mondo e l’Europa e si erge fiera guardando tutti dall’alto verso il basso.

Il calcio regala emozioni, il calcio non è mai soltanto uno sport. Il calcio regala la promessa degli azzurri a Spinazzola, regala gli abbracci e le lacrime di Vialli e Mancini – i due nel’ 92 proprio a Wembley persero una finale di Champions – l’uno combattente nella vita, l’altro visionario e folle. E poi l’incredulità di Donnarumma, campione d’Europa a soli 22 anni, il senso di colpa di Immobile che sa di aver aiutato poco la sua squadra nella gara decisiva, l’intervista doppia di Bonucci e Chiellini, baluardi della difesa azzurra, vecchi combattenti di un calcio ruvido e sporco. E ancora le lacrime di Caressa e Bergomi, testimoni vincenti di un Mondiale prima (2006), di un Europeo poi, quello del 2021, l’anno in cui si intravede uno spiraglio di luce alla fine di una terribile pandemia da Covid 19. L’eclissi del sole, segni, come dice Caressa, a cui gli antichi credevano, e forse oggi un po’ di più anche noi.

Siamo Campioni d’Europa, simbolo della sofferenza e della resistenza, l’ansia degli undici metri. Siamo le piazze che esplodono di gioia, le trombette, i fuochi d’artificio come fosse capodanno, le grida di orgoglio, i baci sulla maglia e gli abbracci in famiglia. L’Italia si riprende tutto ciò che non ha potuto nell’ultimo anno e mezzo, l’Italia riaccende la scintilla del chiasso spezzando un silenzio che sembrava surreale. Siamo sul tetto d’Europa e ancora non ci si crede, Mancini ha dato vita ad un gruppo coeso, compatto, forte, vincente per la qualità e per la capacità di soffrire nei momenti opportuni. Dopo Fabio l’ha alzata Giorgio, capitano in grado di trasmettere grinta e serenità a tutto il gruppo, in grado di avere la meglio su Kane e Sterling, potenziali spine nel fianco di qualsiasi difesa europea. Quindici anni dopo la nazionale azzurra riscrive la propria storia, termina un altro capitolo stavolta col punto della vittoria, senza cancellature, senza ripensamenti, senza pianti e senza sensi di colpa. L’Italia si riprende il proprio posto in Europa, va ad insegnare calcio a Wembley e i fuochi d’artificio esplodono in segno di conquista in terra anglicana. It’s not coming home, it’s coming Rome.

Ci si abbraccia e lo si fa anche per chi non c’è più. Che orgoglio questa nazionale, che orgoglio è essere tifosi italiani, in una notte più magica che mai, resa possibile da un tecnico che più di tutti credeva nelle potenzialità di questo gruppo. Ora ci si gode la festa, ora è tempo d’essere protagonisti. Che si stacchi la spina dei pensieri e s’attacchi quella dei sogni, almeno in questa lunga notte interminabile.

Foto: Profili facebook Nazionale Italia