Fabio Caserta è stato chiaro in conferenza, sottolineando quanto in certe circostanze ci si debba ‘accontentare’ e dimostrare maturità. È quello che ha fatto il Benevento nella scorsa gara contro il Como. Con un uomo in meno per 70 minuti e passa dell’incontro, i sanniti sono stati bravi non soltanto a recuperare il gol subito – ancora straordinario il lavoro di un Lapadula sempre più ritrovato – ma anche ad evitare di correre pericoli inutili, non rinunciando ad attaccare e vincere la partita. È certo che, a volte, quando certi match imboccano una direzione è spesso difficile volgerli del tutto a proprio favore. Resta, però, la consapevolezza di lavorare su alcuni errori e, soprattutto, su quell’approccio alla gara delineato dal tecnico calabrese in conferenza stampa.
Dall’approccio sbagliato…
Non c’è da sorprendersi se i sanniti non riescano a mantenere la concentrazione alta per tutto il match, d’altronde in campo si va sempre in due squadre. L’allenatore, ex Juve Stabia e Perugia, però, non ha mancato di evidenziare quanto ci sia bisogno di limitare l’alternanza di alti e bassi in una gara. E se si ritorna con la mente alla gara della trasferta lombarda, ci si rende conto che proprio quei primi dieci-quindici minuti iniziali hanno penalizzato fortemente i giallorossi, a partire dalla clamorosa palla gol dei padroni di casa a 30 secondi dall’inizio. Poi, l’espulsione di Glik e l’errore di Tello hanno permesso agli uomini di Gattuso di afferrare un vantaggio che, in altre circostanze, sarebbe stato più facile evitare. Il polacco, ex Torino e Monaco tra le altre, non è certo al top della forma fisica, e l’ha dimostrato proprio nel duello fisico contro Cerri, che l’ha costretto ad abbandonare anzi tempo la gara. In quell’occasione, l’esperienza di un centrale della sua statura dovrebbe evitare di condizionare le prestazioni (ed eventualmente il risultato) dei compagni di squadra. Per una faccia della medaglia più scura, però, ce n’è sempre una altrettanto chiara: il Como non ha fatto sconti al Benevento, che s’è rimboccato le maniche trovando nella ripresa il pareggio di Lapadula e sfiorando, nel finale, ancora con il peruviano, il clamoroso 1-2. Un peccato specie se considerando che, proprio per una pallone rimbalzato male, gli uomini di Caserta non hanno completato del tutto la rimonta – sarebbe stata la prova della maturità a cui ambisce sempre di più il gruppo squadra.
…al limite dell’accontentarsi. È un Benevento che spinge, fino al limite dell’accontentarsi. Che ci prova, cioè, fino alla fine dei novanta minuti, nonostante – il contesto resta la gara contro il Como – l’inferiorità numerica. Come detto qualche riga più sopra, c’è persino un pizzico di amarezza per quell’occasione di Lapadula, che avrebbe potuto persino far sì che i sanniti tornassero a casa con il bottino pieno. La consapevolezza di dover stare attenti ad evitare ulteriori rischi in difesa – s’è fatto trovar pronto Vogliacco, dopo l’espulsione di Glik – non ha escluso i tentativi in ripartenza, anche col supporto del subentrante Moncini. Il tentativo di Caserta, insomma, di agguantare a tutti i costi una vittoria che, per l’espulsione e per il penalty concesso, non è arrivata. I sette punti nelle ultime tre gare confermando quanto il Benevento stia continuando a crescere, nella volontà di trovare la quadratura definitiva, all’insegna di un calcio propositivo, plasmabile quand’è necessario per non tornare a casa mai a mani vuote. Caratteristiche che si sono già messe in evidenza nelle ultime settimane e che Caserta ha ben voluto specificare sin dall’inizio della sua avventura nel Sannio.
La tegola Improta e il quid in più del gruppo. Infine, merita una menzione Riccardo Improta, infortunatosi nel corso della sfida contro il Cittadella – la lesione miotendinea lo porterà a star fuori circa un mese – e che ha rilasciato alcune dichiarazioni ad Ottogol, lo scorso lunedì. Particolarmente interessante l’aneddoto su Brignola, primo a festeggiare il pari contro il Como, nonostante abbia lasciato, da sacrificato, anzi tempo il campo dopo l’espulsione di Glik. Una reazione che sottolinea compattezza e unione, caratteristiche alla base per qualunque obiettivo da raggiungere – quello di fare un campionato da vertici, nel caso del Benevento. Sarà un mese, dunque, dove tra le certezze c’è la mancanza del numero 16, pedina importante dello scacchiere di Caserta, che fa della duttilità la sua caratteristica più importante. Non c’è dubbio, però, sul fatto che flessibilità del tecnico calabrese e volontà di unire, alle individualità forti, la compattezza del collettivo, faranno ancora una volta la differenza.
Il racconto della Strega – Benevento: dall’approccio sbagliato al confine dell’accontentarsi
