Callejon e l’abbraccio di Napoli: umiltà, amore e professionalità di un signore del calcio

E’ il minuto 79 quando José Maria Callejon lascia il terreno del San Paolo, stavolta definitivamente, per lasciare spazio al suo compagno Hirving Lozano. 7 anni con la maglia azzurra, tutti ripercorsi in quel momento: tifosi e compagni sono con gli occhi incollati allo schermi: è questo il momento più emozionante. L’abbraccio con Insigne, calciatore che calcisticamente ha così tanto amato, da rendere l’asse Insigne-Callejon il più pericoloso per l’intera serie A, non è cosa da poco. Così come non è a poco l’abbraccio con Gattuso, lui che sa bene cosa significa dire addio ad una casa, ad una società, ad una piazza che hai amato. Le lacrime sono inevitabili.

Era l’11 luglio quando Callejon passò al Napoli: 10 mln il costo del cartellino e la compagnia di un certo Gonzàlo Higuain. Si, nessuno al di fuori di lui sarebbe entrato nella storia (il record dei 36 gol è un capolavoro), ma c’è chi la storia la fa silenziosamente. Il nuovo 7, subentrato a Edinson Cavani, si è preso la piazza azzurra anno dopo anno, diventando un elemento imprescindibile, da Benìtez a Gattuso, passando per Sarri.

Callejon è esterno d’attacco, no di centrocampo, ah no, di difesa. Non sai mai che risposta darti quando si parla dello spagnolo: quel ragazzo dalle maniche sempre lunghe e dallo sguardo caldo e signorile, tipico della penisola iberica, è stato un tutto fare, pronto a rispondere presente a qualsiasi richiesta del suo allenatore. E poi il passaggio dall’attacco alla difesa: la parabola ascendente di Callejon nella storia del Napoli è un capolavoro di intelligenza e tattica.

Esterno d’attacco prima, indispensabile in fase difensiva poi. Sarri lo rende meravigliosamente inevitabile nel suo scacchiere e il numero 7 risponde ricoprendo anche il ruolo di terzino e coprendo gran parte della fascia destra come mai si poteva immaginare. E poi il classico, ormai solito, taglio alla Callejon, su quell’asse con Insigne che tanto ha reso caratteristico il Napoli del tecnico toscano. La capacità del 7 azzurro sta tutta nella tempistica: il caballero triste scatta sempre sul filo del fuorigioco. Sono passati gli anni, e nessuno è riuscito a trovare la soluzione ad una giocata così.

Poi il contratto in scadenza e quella decisione che sembra così tanto napoletana: l’umile Callejon “sputa” sui soldi e sceglie di giocare gratis per luglio e agosto. Una scelta che i tifosi hanno apprezzato come dimostrazione dell’amore dello spagnolo nei confronti di Napoli e del Napoli. Il pianto al termine della coppa Italia. Liberatorio, predestinato, come un ringraziamento al cielo per l’esito più bello della sua carriera con la maglia azzurra. Lo sguardo triste e fiero, quasi sul finire del match contro la Lazio e, sicuramente, il rimpianto per non aver salutato i propri tifosi al San Paolo.
Magari con uno dei suoi soliti inchini: gesto che ricorda Maggio; che poi sa gli inchini sono tipici di galantuomini. Di chi elogia con amore e rispetto una piazza, un insieme di tifosi, quelli che ti rendono inevitabili le lacrime quando sei costretto a dire addio, ma che ti riconciliano con uno sport spesso fatto di interessi e business. Il calcio che piace, fatto addirittura di rinuncia a uno stipendio, fatto di passione, professionalità, rispetto dei ruoli e sacrificio.

E se scendi in campo e fra i tuoi 11 scegli Callejon hai belle certezze: la consapevolezza che non uscirà con la maglietta asciutta dal campo; la consapevolezza che su un traversone avversario, alle tue spalle Calletì è già lì da un po’ pronto ad arricchire la diagonale difensiva e, infine, la sicurezza che se rientri, lui è già scattato sul filo del fuorigioco. E non importa se poi cambi idea e la giochi vicino, lui c’era, lì sul filo, pronto a far male e a colpire a segno.

Oggi l’inchino di Callejon viene ricambiato, Napoli abbraccia il suo piccolo pupillo spagnolo che (molto probabilmente) tornerà in patria, ma con la certezza di aver scritto un’altra pagina della storia azzurra. Una di quelle che “Ai miei tempi c’era Callejon, giocò addirittura gratis…”, una di quelle da raccontare, come una favola che ti permette di addormentarti e di fare sogni sempre belli.