Alla vigilia del derby del sud, Roma – Napoli, gara valevole per la 9a giornata di Serie A, il tecnico Luciano Spalletti ha rilasciato alcune dichiarazioni:
Domani avete la possibilità di eliminare una sorella per il titolo. Come ci arrivate?
“Domani è uno scontro diretto contro un inquilino del condominio più importante d’Italia. Ma non ci saranno squadre escluse prima, tutte rimarranno agganciate alla possibilità di entrare in Champions. Se ne parlerà strada facendo”.
Quali sono le sue emozioni alla vigilia del suo ritorno a Roma?
“In generale non bisogna vivere invano. Per essere un allenatore felice ho bisogno di passaggi importanti, di piazze da umori forti sia nel bene che nel male. Da questo punto di vista Roma-Napoli è la partita della mia vita. È la sfida tra due parti di me, non c’è nessun passato da sconfiggere, ma una sfida per il futuro del Napoli che dobbiamo provare a vincere. Roma non sarà mai la mia nemica”.
Si aspettava una risposta così positiva dalla rosa in così poco tempo?
“Quando parliamo, oltre il tempo che si consuma in partita, c’è un altro tempo che si consuma in come si comportano i giocatori. Come stanno i giocatori in pullman, in albergo, i loro sguardi e i discorsi danno segnali di dove si andrà a finire, che per ora mi sembrano positivi. Per trovare la massima esaltazione della propria carriera c’è bisogno di stare dentro le squadre”.
È più rischioso il 6-1 subito dalla Roma o la condizione psicologica dell’entusiasmo del Napoli?
“Le difficoltà ci sono tutte, perché abbiamo detto che questa è una squadra che può stare avanti a chiunque. Loro hanno una squadra forte e un allenatore fortissimo, perché Mourinho sa sempre come si fa e migliora la qualità dei campionati dove lavora. Ho sempre guardato il lavoro degli allenatori più bravi di me, lui è uno di questi. I calciatori devono avere iniziative. Sono convinto che la mia squadra saprà da che parte andare”.
Come è cambiato in questi due anni?
“Dicono che ero nervoso. Il mio non era nervosismo, ma simpatia selattiva. Mi deformo durante la giornata in base a chi incontro. Io sono sempre così, mi potete attaccare quanto volete, io sono più feroce di voi nel criticarmi, poi se toccate la squadra si ride”.
Due strateghi del calcio e della comunicazione, ma dei due chi rischia di più?
“Essere accostato a Mourinho è un onore, ma non è accostabile. È lui che ci ha insegnato che importante quello che si dice fuori. Il rischio è di entrambi perché è una partita che può dare qualcosa ad entrambi e dobbiamo arrivarci pronti, come un collettivo”.
Pensa ai fischi che potrebbero arrivare? Sabatini ha detto: sceglierei Osimhen piuttosto che Mbappe nella mia squadra.
“Quei fischi non li merito. So quanta passione e quanto amore ho dato alla Roma e ho messo per la Roma. Mi farò consolare dai ricordi degli applausi delle magnifiche partite giocate con un calcio spettacolare e calciatori spettacolari, conquistando quei risultati che hanno fatto la storia della Roma. Su Sabatini, la penso come lui, ma sempre”.
Cosa ci vuole per questa partita?
“Dobbiamo essere rimbalzanti e attivi rispetto a quello che sarà il gioco della Roma, perché hanno molte soluzioni. Con Mkhitaryan e Pellegrini hanno gioco corto dalla trequarti, come noi. Abraham fa un lavoro simile a quello di Osimhen. Dobbiamo essere più bravi su queste cose e veloci nelle reazioni a ciò che faranno”.
Il 6-1 subito dalla Roma teme possa essere trasformato in rabbia o che i suoi si possano adagiare? Che contributo può dare Osimhen?
“Avrei preferito non perdessero la partita. Osimhen può dare sempre un contributo alla partita, grazie alla sua qualità, alle sue corse importanti e alle giocate nello stretto. È una persona intelligente che riesce mettere in pratica ciò che impara e sa usare”.
