Ai nastri di partenza in molti avrebbero scommesso sul Benevento come su una squadra il cui cammino, tra organico superiore e voglia di riscatto, sarebbe certamente stato più in discesa. Qualsiasi pronostico, però, di fronte al giudizio del terreno di gioco nulla può e nulla può nemmeno di fronte all’equilibrio che si sta creando nell’arco delle prime 12 gare stagionali. Dalla sorpresa Pisa alla consapevolezza che ogni squadra, ognuna con i propri tempi, sta andando alla ricerca di una precisa identità di gioco. Ogni gara – dice bene Caserta – è una storia a sé, dura e difficile da affrontare a prescindere dal valore del Benevento.
La delusione palese di società e tifosi, dopo le sconfitte contro Brescia e Frosinone, è la conseguenza naturale del lavoro che è stato fatto in estate per trattenere elementi come Glik, Ionita e Lapadula e, soprattutto, la conseguenza di quell’amaro che si sta trascinando dopo la seconda retrocessione in serie A. Sono due estati, insomma, che il lavoro di Vigorito e di Foggia rappresenta la volontà di una società di fare un passo in avanti, consolidandosi tra le 20 squadre del campionato maggiore in Italia. Tuttavia, come la vita insegna, spesso le strade percorse prevedono ostacoli (magari messi pure in preventivo) la cui difficoltà di superarli non è poi poco elevata.
Il periodo che sta attraversando il Benevento, però, coincide naturalmente con gli alti e bassi in cui facilmente può incappare qualsiasi nuovo ciclo – dall’oggettivo tempo di cui necessita un allenatore per imprimere in maniera importante i propri princìpi di gioco alla costruzione di intese, meccanismi e predisposizioni d’animo che completano il percorso per diventare espressione ‘perfetta’ di gioco di squadra. Dodici partite non sono certo poche, e non sono, a lungo termine, nemmeno così tante per tirare le somme. Lo avrò capito bene Vigorito che, ieri mattina, ha riconfermato la totale fiducia in mister Caserta avanzando, però, anche la richiesta di un maggiore impiego di nuove leve. D’altronde il calcio italiano è timoroso di voler affidarsi ai più ‘giovani’ – che a confronto degli altri campionati europei non sono poi così giovani – optando sempre per l’esperienza di chi ha calcato palcoscenici anche internazionali. È il caso, insomma, di Kamil Glik: ma come s’è visto a volte c’è bisogno di far rifiatare chi, da un punto di vista psico-fisico, non è al meglio. E a volte è ancor più necessario quando bisogna limitare a tutti i costi gli errori. Ma questo è un discorso che si lascia a chi, come Caserta, ne sa certamente di più di chi qui scrive.
La piazza sannita è da sempre un uomo in più a sostegno delle Streghe, protagonisti indiretti di promozioni storiche e primi sostenitori quando non tutto va come secondo i piani. I gradini un po’ più vuoti del Ciro Vigorito sono forse espressione di sfiducia, conseguenza di chi, nella mente, è già nuovamente in serie A. Molto spesso, però, i sogni – perché ritornare in A è pur sempre un sogno, e sarebbe anche brutto se così non fosse – si scontrano necessariamente con la realtà e ci si accorge che (è forse l’opinione di alcuni tifosi) ritornare nella massima serie non è una passeggiata e che non sempre il Benevento può riscoprirsi quello dei record di inzaghiana memoria.
Non c’è altra strada, quindi, della fiducia nell’operato di una società che da sempre aspira al meglio per il Benevento e per Benevento; e non c’è altra strada della fiducia in un tecnico che, malgrado gli alti e bassi (come s’è detto pur sempre plausibili in un nuovo corso), ha bene in mente l’idea tecnico-tattica degli undici che scendono sul terreno di gioco. Ritrovarsi resta la parola d’ordine e mantenere alta la testa – perdere senza dignità e con umiliazione è probabilmente la più grande tristezza di Vigorito – il primo obiettivo a partire dalla trasferta contro il Pisa, grande sorpresa del campionato di B. E che non ci si dimentichi di una considerazione: solo remando tutti dalla stessa parte è possibile imboccare la strada che porterà di nuovo a festeggiare, tra le strade e sui gradini del Vigorito, una nuova promozione in A. È ciò che merita la piazza, è ciò per cui ogni addetto ai lavori in società lavora. Con il sostegno di tutti, di ogni componente fuori e dentro al terreno di gioco, si può uscire da questo mini-tunnel buio e senza luce e ritornare a far brillare l’entusiasmo che contraddistingue la dimensione Benevento.
Il racconto della Strega – L’unico imperativo possibile per Benevento: remare tutti dalla stessa parte
