“Un altalena di emozioni”: il racconto di un intenso 2021 in casa Napoli

Il 2022 è ormai alle porte e dunque è tempo di bilanci. Il 2021 del Napoli è stato un’altalena tra emozioni positive e negative, un anno molto intenso e ricco di vicissitudini tra i tanti infortuni e l’emergenza Covid. In definitiva, in termini di traguardi raggiunti, certamente non verrà ricordato come un anno particolarmente memorabile. Abbiamo assistito a tante vittorie ed anche a diverse prestazioni esaltanti, ma intervallate da battute d’arresto inaspettate e piuttosto pesanti, pensando in primis al fatidico Napoli-Verona dello scorso maggio e al tonfo casalingo con lo Spezia proprio nell’ultima gara dell’anno. Black-out in cui purtroppo gli azzurri più volte sono incappati nel corso degli anni e che, nella propria storia recente e non, hanno spesso pagato a caro prezzo.

Il 2021 comincia con il Napoli reduce da un finale di 2020 complicato e in cui ha già dovuto fare i conti con le pesanti assenze di Mertens e Osimhen. Tuttavia, grazie ad un inizio di stagione tutto sommato positivo, la momentanea situazione di classifica può definirsi soddisfacente e in linea con l’obiettivo Champions. I mesi di gennaio e febbraio sono piuttosto tormentati e caratterizzati da risultati negativi, infortuni a raffica e dalla frattura creatasi tra Aurelio De Laurentiis e Gennaro Gattuso. L’anno ha inizio con una netta vittoria a Cagliari, ma nella gara successiva arriva un brutto campanello d’allarme, ovvero la clamorosa sconfitta interna contro lo Spezia in rimonta. Di lì in poi la squadra comincia sempre più ad arrancare, a far storcere il naso con prestazioni poco convincenti e a palesare la mancanza di un’identità di gioco ben definita, anche nelle partite vinte, eccezion fatta per il 6-0 rifilato alla Fiorentina che aveva fatto sperare ad un’immediata svolta. Purtroppo non sarà così.

Dopo la delusione per la Finale di Supercoppa Italiana persa contro la Juventus, la definitiva goccia che fa traboccare il vaso è il pesante KO rimediato per mano del Verona al Bentegodi. E’ infatti la pessima prestazione contro gli scaligeri a mandare su tutte le furie il presidente De Laurentiis, che probabilmente anche d’istinto valuta l’esonero di Gattuso contattando dei possibili sostituti. Il tecnico calabrese, dinanzi ai microfoni, fa chiaramente intendere di sentirsi offeso e ingiustamente in discussione. Con il passare delle settimane i rapporti tra presidente e allenatore si incrinano sempre di più e si prosegue dunque da separati in casa. La situazione continua ad essere piuttosto critica anche sul campo, con una squadra man mano decimata da infortuni a catena e positività al Covid-19. Gattuso si ritrova a dover affrontare i tanti impegni ravvicinati tra campionato, Coppa Italia ed Europa League in una situazione di totale emergenza e senza poter usufruire di gran parte dei propri uomini chiave.

In campionato il rendimento è sempre altalenante e la zona Champions comincia ad allontanarsi, mentre in Coppa Italia il Napoli, dopo aver superato Empoli e Spezia, viene eliminato in Semifinale dall’Atalanta. In seguito spicca la vittoria al Maradona contro la Juventus, con Lorenzo Insigne che si riscatta dall’errore in Supercoppa e sigla dal dischetto la rete decisiva per una vittoria che, considerato il gran numero di assenze, consiste in un’impresa. Pochi giorni dopo il successo sui bianconeri, gli azzurri vengono sconfitti per 2-0 dal modesto Granada nell’andata dei Sedicesimi di Europa League. Il 2-1 a favore nel match di ritorno a Fuorigrotta sarà ovviamente inutile ai fini della qualificazione.

Poi man mano Gattuso ritrova gli indisponibili e dopo il rocambolesco 3-3 con il Sassuolo c’è l’inversione di rotta. Al 3-1 interno ai danni del Bologna, fanno seguito altre due vittorie di fondamentale importanza e che riportano il Napoli a ridosso della zona Champions. I partenopei sbancano consecutivamente San Siro e l’Olimpico battendo con merito Milan e Roma, tramite prestazioni che evidenziano notevoli progressi nel gioco. La squadra trova quella continuità di risultati e prestazioni che precedentemente era sempre mancata nel corso della stagione e arriva a cinque vittorie consecutive imponendosi anche su Crotone in casa e Sampdoria in trasferta, con di mezzo la sconfitta nel recupero del tanto discusso Juventus-Napoli della terza giornata del girone d’andata. La lotta per l’accesso alla Champions League si fa sempre più serrata e il Napoli, dopo il pari con l’Inter, il sontuoso 5-2 nello scontro diretto con la Lazio e la vittoria in trasferta con il Torino in un’altra partita dominata in lungo e in largo, rientra in zona Champions. Gli uomini di Gattuso si mostrano sempre più in grande condizione sotto un aspetto sia fisico che mentale, fornendo prestazioni di alta qualità ed intensità, inoltre si alza notevolmente la percentuale realizzativa con un Osimhen in spolvero.

A cinque giornate dal termine, Napoli, Milan e Juventus condividono la terza posizione in classifica. Il pareggio beffa con il Cagliari fa scendere nuovamente al quinto posto gli azzurri, che hanno da recriminare per un gol regolare non convalidato ad Osimhen. Ma nonostante i due punti persi, gli uomini di Gattuso sono padroni del proprio destino e con quattro vittorie sarebbero matematicamente qualificati alla massima competizione europea. Alla quart’ultima e terz’ultima giornata, il Napoli si sbarazza facilmente di Spezia e Udinese con due goleade, dunque a due giornate dal termine è quarto con un punto di vantaggio sulla Juventus, che perde lo scontro diretto con il Milan. Nel penultimo turno i partenopei si ritrovano ad affrontare la Fiorentina all’Artemio Franchi con tutta le pressione sulle proprie spalle, dopo che la Juventus ha avuto la meglio sull’Inter grazie ad un calcio di rigore inesistente nel finale concesso dall’arbitro Calvarese. I toscani danno battaglia e disputano una gara di grande cattiveria agonistica, nonostante non abbiano più nulla da chiedere al campionato. Ma gli azzurri con una grande prova di carattere si impongono per 2-0 e la qualificazione alla successiva edizione della Champions League sembra essere saldamente in pugno.

Nella settimana che precede l’ultima giornata c’è grande entusiasmo e gran parte della piazza invoca la riconferma di Gattuso, infatti la sensazione è che questa squadra, in una stagione non condizionata da infortuni e da altri vari intralci causati dall’emergenza Covid, possa davvero ambire a coltivare il sogno scudetto. Tuttavia la separazione con il tecnico calabrese è praticamente già scontata per via della frattura non ricomponibile con ADL.

Per un Napoli reduce da prestazioni dominanti, da undici vittorie e soli tre pareggi in quattordici gare e parso come la squadra più in forma del campionato, la sfida interna ad un Verona senza alcun interesse e con una media punti da zona retrocessione nel girone di ritorno è sulla carta soltanto una formalità. C’è la possibilità di chiudere addirittura al secondo posto in classifica, ma accade l’impensabile.

La sera del 23 maggio la squadra è irriconoscibile e senza mordente. Gli stessi calciatori che sino alla partita precedente erano parsi in totale stato di grazia sembrano i fantasmi di se stessi. Una notte da incubo che vede il Napoli non andare oltre il pari (dopo essere andato anche in vantaggio) e gettare alle ortiche l’accesso alla massima competizione europea. La vittoria di Firenze aveva dato la sensazione che la definitiva maturità fosse stata raggiunta, ma le fragilità caratteriali del gruppo si sono ripresentate proprio nel momento in cui c’era da compiere il passo decisivo. La grande amarezza è proprio nel fatto che, per quanto mostrato precedentemente, l’ultimissimo sforzo che occorreva per arrivare all’obiettivo consisteva in una pura banalità. Dunque gli azzurri chiudono il proprio campionato al quinto posto con 77 punti, ad un solo punto da Atalanta e Juventus e a due dal Milan. Una vera e propria batosta destinata ad avere delle forti ripercussioni, considerato che gli introiti della qualificazione alla Champions sarebbero stati di vitale importanza per poter investire determinate cifre sul mercato.

Il giorno 29 maggio la SSC Napoli annuncia Luciano Spalletti come nuovo allenatore. Il tecnico ex Roma e Inter mostra sin dal giorno della conferenza stampa di presentazione le proprie ottime doti da comunicatore, provando ad infondere fiducia al gruppo e a risollevare un ambiente che non ha ancora digerito il nefasto Napoli-Verona, chiamando a gran voce l’intera piazza a sostegno della squadra. E’ da subito ben chiara l’idea di calcio che l’allenatore toscano vuole imprimere al suo Napoli. L’intenzione è dare un’attitudine principalmente offensiva alla squadra, ma allo stesso tempo rendere quest’ultima capace nell’adattarsi ad ogni tipo di situazione e portarla a dei progressi anche sotto l’aspetto difensivo. Dunque l’obiettivo è provare sempre imporre il proprio gioco ma al contempo progredire anche nella gestione dei momenti di difficoltà. Nei ritiri precampionato di Dimaro e Castel di Sangro, si nota uno Spalletti maniacale e attento ad ogni singolo dettaglio, sempre pronto ad interrompere le varie esercitazioni tecnico-tattiche per fornire tutte le indicazioni del caso ai suoi riguardo ai movimenti da svolgere. Inoltre balza all’occhio un lavoro intenso e meticoloso incentrato sulla difesa, come non lo si vedeva dai tempi di Maurizio Sarri.

Per quanto riguarda il calciomercato non c’è alcuna cessione eccellente, anche per questo motivo le uniche operazioni in entrata sono Juan Jesus e Anguissa, che subentrano rispettivamente a Maksimovic e Bakayoko. Il nuovo campionato azzurro parte con le vittorie contro Venezia e Genoa. Ci sono ancora meccanismi da oliare, ma la squadra nelle prime due gare fornisce segnali incoraggianti dal punto di vista del gioco ed inizia anche a manifestare quello spirito che il neo allenatore è intento trasmettere. Dopo la sosta per le nazionali, il Napoli targato Spalletti supera ottimamente i primi due grandi test della stagione. La terza giornata di campionato mette subito di fronte Napoli e Juventus al Maradona. Gli azzurri si impongono per 2-1 in rimonta grazie ad un secondo tempo arrembante e in cui mettono alle corde i bianconeri. Un’altra significativa prova di forza è il pari di Leicester nel match d’esordio alla fase a gironi di Europa League. Gli uomini di Spalletti, sotto di due reti fino al 69′, riescono ad ottenere un punto prezioso grazie ad una reazione di grande carattere e ad un Osimhen salito in cattedra. Al King Power Stadium anche qualcosa in più del pari sarebbe stato ampiamente meritato per la prestazione fornita. Poi i due successi roboanti contro Udinese e Sampdoria in trasferta valgono la vetta solitaria della classifica e sono conferma di una costante progressione e di un vero e proprio stato di grazia. È un Napoli devastante e schiacciasassi, che mostra un’organizzazione di gioco già ben collaudata, oltre ad una grande autorevolezza e convinzione nei propri mezzi. La squadra esprime un calcio su livelli altissimi di qualità, intensità ed idee e sembra davvero di rivedere riportato alla perfezione sul terreno di gioco tutto ciò che si prova in allenamento.

Sono evidenti gli effetti determinanti, sui singoli e sul collettivo, del lavoro di Spalletti. Infatti i calciatori sembrano tutti giovare, da un punto di vista sia tecnico-tattico che mentale, dell’operato del tecnico e della sua dedizione alla cura dei singoli dettagli. Il Napoli in seguito batte anche Cagliari, Fiorentina e Torino ed eguaglia il record stabilito nella stagione 2017/2018 con in panchina Maurizio Sarri, ovvero di otto vittorie nelle prime otto giornate di campionato. Gli azzurri evidenziano anche un’ottima capacità di reazione alle situazioni di difficoltà, un qualcosa che è spesso mancato nelle precedenti annate e che invece, in questa fase, è una componente che fa la differenza. La lunga striscia di vittorie si interrompe alla nona giornata con lo 0-0 all’Olimpico contro la Roma, ma è un match da cui i partenopei non ne escono per nulla ridimensionati. Il primato è ora in condivisione con il Milan.

Poi, nel turno infrasettimanale, un Napoli praticamente perfetto batte con facilità disarmante il Bologna. La squadra dà pienamente l’idea di essere riuscita a perfezionare ogni singolo aspetto che le permettesse di manifestare tutto il proprio potenziale e compiere il definitivo salto di qualità. Oltre al gioco corale e ad un devastante potenziale offensivo, in questo avvio tra i grandi punti di forza degli azzurri c’è senza alcun dubbio la difesa, sono infatti ben sette i clean sheet e appena tre i gol subiti in dieci partite. La coppia Rrahmani-Koulibaly sta costituendo un vero e proprio muro invalicabile, ma la solidità della retroguardia partenopea è merito anche del grande equilibrio di squadra e della capacità di centrocampisti e attaccanti di interpretare entrambe le fasi. Dunque questo Napoli sembra avere tutte le carte in regola per continuare a vivere un campionato da protagonista e poter coltivare il sogno scudetto. Tre giorni dopo, con il sofferto 0-1 nel derby campano contro la Salernitana, gli uomini di Spalletti conquistano il decimo successo in undici gare.

Dopo il pareggio interno con il Verona, arriva la prima sconfitta in campionato per mano dell’Inter a San Siro. Tuttavia gli azzurri escono a testa alta dal confronto con i Campioni d’Italia, infatti nel finale sfiorano in due occasioni un pari che sarebbe stato meritato, soprattutto per quanto visto nell’ultimo quarto d’ora. La reale batosta sono le perdite di due veri e propri pilastri come Osimhen e Anguissa. Ma nonostante ciò la squadra, con Mertens e Lobotka a fare egregiamente le veci dei due assenti di lusso, la domenica successiva impartisce una vera e propria lezione di calcio alla Lazio dell’ex Maurizio Sarri. Nella notte della commemorazione di Diego Armando Maradona e che verrà ricordata certamente come la più emozionante del 2021, il Napoli rende omaggio al D10S offrendo uno spettacolo puro, giocando un calcio stellare e arrivando al gol con azioni da manuale. E’ una prova di forza tecnica, tattica e mentale a dir poco sontuosa, indubbiamente la miglior prestazione da inizio stagione. E’ la notte in cui l’impressione è che le porte del sogno siano aperte come non mai: Napoli nuovamente solo in testa, con tre punti di vantaggio sul Milan e quattro sull’Inter.

Ma tre giorni più tardi si apre il tunnel dell’orrore, con la malasorte che inizia ad accanirsi senza alcuna pietà. Proprio nella serata in cui sembravano essersi creati i presupposti per consacrarsi definitivamente tra le principali candidate per il titolo, se non addirittura come la favorita in assoluto. Anche in quel di Reggio Emilia contro il Sassuolo, per 65 minuti di gioco, gli uomini di Spalletti sono totalmente padroni del campo e danno nuovamente una netta sensazione di forza, personalità ed autorevolezza. Dopo il raddoppio l’impressione è che la partita sia saldamente in pugno e non sembra esserci alcuno spiraglio per un Sassuolo a cui gli azzurri stanno lasciando le briciole. Ma agli infortuni di Fabian e Koulibaly, dopo quello di Insigne nel primo tempo, fa seguito un crollo vertiginoso nel finale che porta al 2-2 dei neroverdi. In fin dei conti il Napoli dal Mapei Stadium ne esce con le ossa rotte, per i due punti persi che sembravano già in tasca e per gli infortuni di Insigne, Fabian Ruiz e Koulibaly.

Incredibilmente la storia si ripete, è un’emergenza infortuni che assume sempre più le sembianze di quella che ad inizio anno ha falcidiato il Napoli di Gattuso. A questo punto Spalletti si trova costretto a far fronte all’assenza di coloro che costituiscono la colonna portante della squadra e a dover schierare un undici del tutto sperimentale nel match con l’Atalanta, compagine tra le più in forma del momento. I partenopei sembrano spacciati, ma nonostante la totale emergenza riescono a sfoderare una grande prestazione d’orgoglio contro gli uomini di Gasperini, uscendo meritatamente tra gli applausi del pubblico presente al Maradona, seppur sconfitti. Napoli che proprio nel corso della partita con i bergamaschi perde per un infortunio muscolare anche Stanislav Lobotka, costretto ad abbandonare il terreno di gioco sul risultato di 2-1 a favore. La squadra risente fortemente dell’uscita dello slovacco, che stava mantenendo ottimamente il centrocampo, dirigendo la manovra, mandando a vuoto il pressing avversario e svolgendo anche un determinante lavoro in interdizione. Senza Lobotka, resta un solo metronomo a disposizione di Spalletti, ovvero Diego Demme, il quale è ancora a mezzo servizio dopo aver contratto il Covid. Il giovedì successivo, nella prima gara da dentro o fuori della stagione, il Napoli con testa, anima e cuore batte il Leicester e ottiene l’accesso alla fase ad eliminazione diretta di Europa League, dando nuovamente prova di grande spirito combattivo e compattezza di gruppo. A lasciare l’amaro in bocca è la mancata conquista del primo posto nel girone, che avrebbe dato accesso diretto agli Ottavi di Finale. Gli azzurri concludono il gruppo C a quota 10 punti insieme allo Spartak Mosca, che però ha la meglio in virtù del vantaggio negli scontri diretti. Un vero peccato, anche perchè sarebbe bastato ottenere un solo punto nella doppia sfida con i russi.

Mentre in campionato arriva la cocente sconfitta con l’Empoli, che grazie ad un gollonzo si impone al Maradona al termine di un match in cui i partenopei, nonostante una prova non brillante, non avrebbero assolutamente meritato la sconfitta per quanto visto all’interno del rettangolo di gioco. In campionato un solo punto ottenuto in tre gare, eppure a squadra ed allenatore c’è sostanzialmente poco da rimproverare. Analizzando le prestazioni, sino a questo punto non è mai mancato l’impegno e l’abnegazione, sotto quest’aspetto probabilmente è stato fatto davvero il massimo. Non c’è dubbio che la sfortuna del momento sia tanta, anche all’interno delle partite. Quindi, al di là dei legittimi discorsi su alcuni demeriti, come la gestione del finale di Reggio Emilia e la mancata concretezza in attacco con l’Empoli, la realtà è che il Napoli vive una situazione surreale ed insostenibile. C’è chi tende a sminuire il tutto definendolo un problema che ha colpito anche le altre big, ma nel caso degli azzurri c’è un’evidente differenza, ovvero la contemporaneità delle assenze e il loro peso specifico. Giocare ogni tre giorni con gli uomini contati e senza la possibilità di gestire le forze, nè tra una partita e l’altra nè a gara in corso, avrebbe mandato al tappeto qualunque squadra.

Una settimana dopo il KO con l’Empoli, il Napoli, con una formazione molto rimaneggiata, sbanca meritatamente San Siro imponendosi sul Milan. Un successo frutto di cuore e personalità in una gara gestita con padronanza, solidità e anche con grande spirito di sacrificio da parte di tutti. E’ la prova di come Spalletti stia riuscendo a valorizzare al meglio l’intero organico, infatti anche da gregari come Juan Jesus, Petagna e Malcuit arrivano delle risposte molto significative.

Ma nella partita che chiude l’anno, dopo aver gettato il cuore oltre l’ostacolo in quel di Milano, gli azzurri si rendono protagonisti di una prestazione sciagurata in casa contro lo Spezia. La compagine ligure è reduce da soli cinque punti ottenuti in nove gare e da sei sconfitte consecutive in trasferta. La squadra partenopea va in svantaggio nel corso del primo tempo e non c’è nessuna reale reazione fino al termine del match, un qualcosa che, nonostante le difficoltà legate alle assenze, non ammette alcun alibi. Sembra di assistere al film horror visto in occasione del Napoli-Verona che è costato la Champions, con in campo una squadra senza mordente e priva di quell’abnegazione che nel corso di questa stagione non era mai mancata, anche nelle sconfitte. Purtroppo Napoli-Spezia consiste in una ricaduta nella tendenza ad incappare, quando meno ce lo si aspetta, in cadute rovinose, in giornate in cui si spegne totalmente la luce, in un modo clamoroso e ai limiti dell’inspiegabilità.

Ovviamente la stagione è lunga e tutto quel di buono è stato fatto e ciò che questa squadra ha dimostrato resta. In campionato il sogno scudetto sembra essersi un po’ spento, ma nel calcio non è mai detta l’ultima parola e bisogna ripartire senza assolutamente farsi abbattere. In primis c’è da difendere un posto tra le prime quattro, che in questa stagione non si può e non si deve lasciar sfuggire e che, va ricordato, consiste nel reale obiettivo di partenza. Poi c’è l’Europa League, in cui il Napoli è atteso da un’affascinante doppia sfida con il Barcellona ed ha tutte le potenzialità per puntare ad arrivare in fondo alla competizione; senza dimenticare la Coppa Italia. Il 2021 si chiude con la speranza in un 2022 con meno avversità possibili e in cui il gruppo squadra possa, una volta per tutte, liberarsi dei propri fantasmi. E’ infatti proprio quest’ultimo il passo da compiere per vedere le porte del successo spalancarsi. A Spalletti dunque non resta che confidare nel graduale rientro di tutti gli indisponibili e tenere alto il morale del gruppo per riprendere la marcia.