Portici e la commovente storia di Antonio: perché l’amore per il calcio non conosce categorie

Nel video pubblicato dalla società del Portici, attraverso il proprio profilo Facebook, il signor Antonio è palesemente emozionato. Scelte di vita lo hanno portato a trasferirsi a Milano, dove risiede ormai da 50 anni. L’amore per il Portici, però, non è mai svanito, ma, anzi, con la lontananza si è rafforzato.

Roberto Iacono, dirigente azzurro, accompagna Antonio sul campo del San Ciro e l’emozione esplode. Alla consegna della maglia ad Antonio non resta che stare in silenzio. Non sa che dire, forse perché quando si provano certe emozioni le parole faticano ad uscire dalla bocca e restano strozzate tra i denti.

“Questa è un orgoglio” – dice Antonio – “molti di noi l’hanno sognata, alcuni sono riusciti a giocare per i colori. Io mi sono giocato pochissimo, ma adesso in vecchiaia ho la mia maglia, la numero 1.

Molti di noi non hanno avuto la fortuna di averla, ma la gioia non è la maglietta, è far parte di questa famiglia. Noi dobbiamo essere sempre uniti intorno alla società. Io sto a Milano, ma la seguo ogni giorno su Facebook.

E poi l’insegnamento delle persone sagge, di chi ha vissuto sulla pelle la realtà del Portici ed è capace di trasmettere con le proprie parole grande emozione ed immenso amore per i colori azzurri. “So cosa vuol dire essere tifosi. Essere tifosi non significa fare casino. Essere tifosi vuol dire essere amante della propria squadra, dobbiamo soltanto essere uniti e voler bene alla squadra. Cercate di seguirla quanto più possibile e abbiate fiducia nei dirigenti che stanno facendo un sacrificio enorme.”

“Forza Portici e cuore azzurro” – conclude Antonio. È lui il protagonista di questa storia dall’immenso valore sportivo. Una storia d’amore voluto, preteso, vissuto all’ordine del giorno, come una favola che merita di essere raccontata. Una testimonianza che ci ricorda il più importante significato che spesso ci sfugge: l’amore per il calcio non conosce categorie. Non esistono passione di serie A e di serie B, ma soltanto un’unica passione, capace di renderci più veri, più puri, più uniti.

Un amore lontano chilometri, ma proprio per questo ancor più rafforzato nel suo essere tale. Una commovente storia, quella di Antonio, che ci insegna i valori di uno sport che spesso sembra essere un po’ più inquinato. In mezzo a tanti episodi di violenza o razzismo, che non vorremo raccontare, la storia di quest’uomo è uno spiraglio di luce per chi vuol vivere di sport puro, sano, rispettoso.