Non s’è detto soddisfatto della gara, il tecnico del Portici, Savio Sarnataro, che non ne fa però nemmeno un dramma. La stagione dei vesuviani va analizzata nel dettaglio: a fronte dei non pochi problemi, specialmente quanto a numero dei calciatori a disposizione – in relazione pure alle difficoltà legate al Covid – l’annata non può che essere soddisfacente, specie perché arriva dopo la salvezza di Carmelo Condemi conquistata sul filo del rasoio. Gli azzurri sono matematicamente salvi già dalla scorsa giornata, e la sconfitta contro il Rende è certamente sinonimo di una squadra che (non è certo fuori dal mondo) si adagia sugli allori, consapevole dell’ormai raggiunto traguardo. Contro gli uomini di Franceschini, il Portici mette in risalto tutti i propri limiti: viene meno il palleggio, espressione dell’identità dell’idea di gioco targata Sarnataro, alla quale s’aggiungono errori in costruzione e giocate forzate. Insomma, una squadra che pecca d’esperienza, di lettura dei momenti i gioco, delle mini partite che si creano all’interno della stessa gara.
Perché si hanno rimpianti. Tuttavia, la rosa agli ordini dello staff azzurro è la stessa che s’è tolta la soddisfazione di battere una squadra blasonata come la Cavese, che fino alla fine lotterà per non darla vinta alla Gelbison – i lucani hanno però strappato punti importanti oggi, approfittando del pareggio casalingo di una diretta concorrente contro il Sant’Agata. In quell’occasione andò in scena il miglior Portici, e la salvezza passa anche per una vittoria decisiva, ciliegina sulla torta del lavoro cominciato ad inizio raduno da una squadra nuova, allestita per un tecnico d’esordio nella categoria. Le qualità, scomparse contro il Rende, sono però emerse in tante altre gare, nelle quali forse la presenza di qualche elemento in più avrebbe permesso di raccogliere tutti i frutti della programmazione espressione dell’incontro tra staff e società. Come ha sottolineato in conferenza post-gara il tecnico porticese, questa squadra ha (e aveva) le qualità per scalare in classifica qualche altra posizione, e magari arrivare a ridosso delle squadre che stazionano nella zona playoff.
Da qui alla fine. Approfittare di un’anticipata salvezza dev’essere la priorità all’ordine del giorno. Dare continuità a questo progetto – si spera nella permanenza di Savio Sarnataro – significherebbe avere la volontà di creare presupposti per un salto in avanti. E già come detto dal patron Ragosta, all’alba del sesto anno in serie D si potrebbe realmente puntare a fare un passo in avanti, in concomitanza con i lavori che vedranno coinvolto l’impianto del “San Ciro” e con l’ambizione dei tifosi consapevoli di poter lottare non più soltanto per il mantenimento della categoria. Aumentare l’esperienza, senza però perdere di vista le qualità che sono emerse di certi calciatori, dovrebbe essere l’intento societario. Aggiungere senza togliere – ad eccezione di chi non rientra nei piani della squadra – è la strada giusta per chi ambisce a fare un salto in avanti. E non è detto, come più volte ha espresso Sarnataro, che servano investimenti esosi: anzi, serve agire con oculatezza, per quanto permettano le finanze del club, e con intelligenza, rafforzando nella consapevolezza dei propri mezzi.
Il Portici si adagia sugli allori, Nardini e Palma espugnano il “San Ciro”
