Il Cerignola dà spettacolo, il San Giorgio all’ultima spiaggia

Fluidità di manovra, giro palla veloce, possesso e dominio, ma anche verticalizzazioni in velocità. C’è tutto questo nel Cerignola di Michele Pazienza che, nonostante abbia già conquistato ampiamente la C (con quattro giornate d’anticipo), resta fedele alla mentalità e alle idee impressegli dal tecnico ex calciatore del Napoli, prima di Donadoni e poi di Mazzarri. Non c’è stata gara sin dall’inizio al Paudice, complice forse anche l’episodio che ha già sbloccato il punteggio all’ottavo minuto; è ingenuo Guarino ad atterrare Palazzo in area – è l’attaccante, poi, a realizzare il calcio di rigore che indirizza l’incontro.

La distanza qualitativa tra le due rose è sotto gli occhi di tutti, e nessuno avrebbe mai preteso (anche sperandoci, perché il calcio è strano) l’impresa contro la capolista che ha stracciato tutti nel girone H. Tuttavia, la mancanza di carattere, di volontà, quando c’è da giocarsi la salvezza alla prima stagione in D, non può che suscitare critiche e polemiche, amarezza che si trasforma in rabbia, specie da parte dei tifosi granata che hanno assistito ad un andirivieni di allenatori a partire dal post Luigi Squillante. I “limiti” del San Giorgio sono sotto gli occhi di tutti e hanno scatenato l’insoddisfazione di staff e società che – è stato lampante nel post-partita del Cerignola – non hanno nascosto quanto si potesse far meglio a partire dagli scontri diretti contro le dirette concorrenti alla salvezza – prima della sconfitta, gli uomini di Ambrosino erano reduci da cinque pareggi consecutivi.

C’è, però, un’ultima spiaggia, che si chiama Casertana. L’ultima gara che andrà in scena al Pinto sarà decisiva per l’accesso ai playout, anche in virtù della sconfitta del Bisceglie in quel di Altamura, la pugliese che ha calato il tris mantenendo le due lunghezze di distanza tra le squadre che più sono in bilico tra possibilità di salvezza e retrocessione diretta. Certo, la prestazione vista contro la corazzata di Pazienza, che ha dimostrato quanto siano di un’altra categoria le sue qualità e le sue potenzialità, non lascia ben sperare. Ma il calcio, che è sempre strano come già detto, può magari portare a scenari che, al netto di quanto visto, possono apparire più impensabili. Il San Giorgio dovrà resettare tutto ciò che finora non è andato, concentrandosi esclusivamente sull’ultima gara di stagione: è forse ora che comincia, paradossalmente, il campionato dei granata. Non c’è tempo, né circostanza per guardarsi alle spalle se non per limare i dettagli, se non per fare mea culpa e provare a tirar fuori la stessa squadra che, sotto la guida di Ambrosino, lo scorso febbraio, collezionò ben quattro vittorie di fila.

Sei a uno è una batosta, senza dubbio, ma una batosta da contestualizzare e archiviare già da domani, quando il San Giorgio ricomincerà a lavorare alla (che si passi la locuzione) “partita della vita”, che può sancire un importante dentro o fuori. Step by step, a piccoli passi. Si penserà, poi, a come affrontare gli eventuali playout. La priorità resta soltanto una: battere la Casertana e aggrapparsi a tutti i costi alle residue speranze di salvezza.