Nonostante la matematica salvezza, già raggiunta con tre giornate di anticipo, non potevano mancare saluti e festeggiamenti insieme ai tifosi. E come festeggiare al meglio se non con una partita che diventerà presto indimenticabile? Il Portici rifila sei palloni alla Sancataldese già salva mettendo la ciliegina sulla torta di un’annata in cui la salvezza non è stata rincorsa col rischio di retrocedere. Progettazione, lavoro, professionalità, sacrificio e unione di gruppo: sono questi i segreti di una squadra che – lo ha confermato in conferenza mister Sarnataro – ha riscontrato non poche difficoltà iniziali, relative alla struttura e ad una rosa praticamente rivoluzionata. Il tecnico porticese è stato bravo, insieme al suo staff, a mettere insieme i tasselli di un puzzle che è riflesso dell’obiettivo societario.
Non mancano certamente i rimpianti. Anche oggi, nella debacle della Sancataldese, gli azzurri hanno messo in evidenza tutte le proprie qualità – è pur certo che facilmente emergono a mente sgombra di pressioni da salvezza a rischio – che ben si racchiudono nel detto “l’unione fa la forza”. La differenza fatta da singoli come Maranzino, Carotenuto, Romano, mista all’esperienza di gente come Liberato Russo, baluardo della difesa vesuviana, si sono mescolate alla perfezione con la vitalità di giovani che hanno saputo dare il giusto contributo alla causa. Mettere tasselli al proprio posto, infatti, dovrebbe essere la priorità di qualsiasi allenatore, e in questo Portici tutto questo è avvenuto. Ogni calciatore è stato messo in grado di potersi esprimere al meglio, potendo mettere in risalto le proprie qualità ben incastrate con quelle dei propri compagni.
Non accontentarsi, però, ma anzi alzare l’asticella. Le parole di Ragosta, nel corso della stagione, hanno fatto da eco a quelle più volte sottolineate dal tecnico azzurro: è (forse) giunto il momento che questa città faccia, calcisticamente parlando, un salto in avanti. E a partire dalla ristrutturazione dell’impianto del “San Ciro”, possono essere gettate le basi per provare a scrollarsi di dosso il solo obiettivo di difendere la categoria. Dopo anni e anni di permanenza in serie D, il Sarnataro “tifoso” – l’allenatore ha sottolineato l’aspetto “conflittuale” con la realtà porticese, di chi è sì un addetto ai lavori, ma al tempo stesso di chi, proprio in virtù di un profondo senso di appartenenza, è in prima fila per migliorarsi e migliorare la storia calcistica di questa città – non ha mancato di sottolineare la stanchezza di chi si salva soltanto, e vuole finalmente ambire a recitare non più una parte troppo in secondo piano.
Molto dipenderà, ovviamente, dalla società. Certo è che, tra le voci raccolte nell’ambiente porticese, non manca un cauto ottimismo per la permanenza del tecnico. D’altronde, la stagione del Portici è stata più che positiva e, sebbene le difficoltà che si sono palesate lungo il cammino, la squadra ha sempre dimostrato di saper ritrovare la strada maestra, la propria identità, i propri meccanismi di gioco. A tutti gioverebbe una scelta a favore della continuità di questo progetto, di un rafforzamento della rosa che possa andare a migliorarsi senza scardinare i principali riferimenti tattici adatti alla filosofia della propria guida tecnica. Non c’è, in poche parole, modo migliore di fare questo salto in avanti se non continuando a percorrere la strada che ha già dimostrato di poter far esprimere, in linea con gli obiettivi societari e al meglio, le corde di questa squadra. Ora, però, è tempo di staccare la spina. Di provare un pizzico di malinconia per chi, come chi qui scrive (e naturalmente quel gruppo che proprio dell’unione ha fatto la principale arma per affrontare qualunque squadra del girone a viso aperto) non ritornerà per un po’ al San Ciro, in vista di una pausa meritata dopo il raggiungimento della salvezza. Il tempo farà il suo corso e tanto dirà sulla strada che vuole imboccare la società di Ragosta e di Noia, nella consapevolezza che, però, il momento propizio per rinnovarsi, per rendersi più competitivi, è certamente arrivato. E sugli spalti, chi grida a gran voce, non vede già l’ora di esserne in parte protagonista.
Il Portici e la ciliegina sulla torta, un 6 a 1 che guarda al futuro
