Pillole di Calcio – Stadi, mistica e tanto fùtbol. Tutto quello che c’è da sapere sul girone di Champions del Napoli

Ils sont les meilleurs
Sie sind die Besten
These are the champions

Forse non tutti sanno che quel The Chaaaaampiooooons che cagiona scosse di terremoto in tutta la zona Fuorigrotta è solo l’ultima parte di una canzone scritta nel 1992, che altro non è che un continuo ripetere, in francese, tedesco e inglese, di tre semplici frasi del tipo: “queste sono le squadre migliori”, “questi sono i migliori”, “questo evento è il migliore”. Sapere che quello che sembra un canto liturgico – come suggerito dai cori quasi gregoriani – in realtà è una semplice ridondanza di concetti, non eviterà di certo il boato allo stadio e nei dintorni, e come potrebbe, dopo tre anni di trepidante attesa!? Dopo tutto, l’urlo liberatorio della gente dell’allora San Paolo stava a significare tutto l’orgoglio per il fatto che tra i “Champions” c’erano anche loro e tra qualche settimana si tornerà a farlo in quello stesso stadio, ammantato, tuttavia, da un’aura completamente nuova, perché di nuovo, nella casa del Napoli, c’è il nome: Maradona.
Ebbene sì, il Napoli è tornato tra le grandi d’Europa, e a dargli il benvenuto saranno Liverpool, Ajax e Rangers. C’è un filo sottilissimo che collega questa imminente campagna europea del Napoli con quella precedente in Europa League – ma anche nell’ultima Champions degli Azzurri – perché passerà da un tempio come il Camp Nou ad altri tre come Anfield Road, la Johan Cruijff Arena di Amsterdam e l’Ibrox Stadium di Glasgow, luoghi dove il calcio si mischia alla mistica del tempo, dello spazio e della storia.

Il Girone A che vedrà impegnati gli uomini di Luciano Spalletti è, sicuramente uno dei più affascinanti dell’intera manifestazione, perché vede le due finaliste (sconfitte) di Champions ed Europa League della scorsa stagione – ossia Liverpool e Rangers – e ben due delle tre squadre che nella scorsa Champions hanno chiuso la fase a gruppi a punteggio pieno, vale a dire Liverpool e Ajax, con il Bayern sorteggiato nel gruppo C dell’Inter. Basterebbe già questo per testimoniare quanto il sorteggio non abbia regalato nulla a nessuna delle quattro concorrenti, che in campo sanno come offrire spettacolo, essendo dotate di velocità, intensità, e di una politica estremamente votata al rinnovamento. Cerchiamo di analizzarne le peculiarità:

Il Liverpool non ha bisogno di particolari presentazioni. È la squadra che nelle griglie di partenza si staglia lì in alto, già proiettata alla fase ad eliminazione diretta. È curioso come, nel post Sarri, il Napoli abbia preso parte a tre edizioni Champions League e in tutte e tre abbia pescato la squadra di Klopp ai gironi. Visti i quattro precedenti, tuttavia, è molto probabile che il tecnico tedesco e i suoi calciatori non siano contentissimi. Lo score nelle precedenti quattro sfide parla di due vittorie azzurre – senza subire gol –, un pareggio e una sconfitta, seppur decisiva per il mancato passaggio del turno dei Partenopei.
In tre anni, però, il Liverpool ha continuato ad andare avanti, migliorando i suoi meccanismi di gioco agli ordini del suo condottiero Jurgen Klopp e, a partire da questa stagione, ha cominciato un ricambio nell’organico, volto a rinforzare l’undici in campo.
I Reds hanno inaugurato la stagione vincendo il Community Shield contro il Manchester City di Guardiola ma l’inizio in Premier League è stato caratterizzato da alti e bassi, con due pareggi, una sconfitta e una roboante vittoria per 9 a 0, nel match dello scorso weekend contro il Bournmouth, a sancire un pronto ritorno ai ritmi turbinanti a cui Klopp ha abituato tutti.  Il Liverpool, però, paga dei problemi fisici per alcuni dei suoi alfieri come Van Dijk e Thiago Alcantara, decisivi per gli equilibri tattici dell’intero gruppo. Il vero punto di forza dei Reds è, però, l’attacco con i sudamericani Luis Diaz e Darwin Nunez che rappresentano il nuovo che avanza e se parliamo di avanzate offensive non possiamo non citare Momo Salah, già giustiziere del Napoli, anche con la maglia della Roma. A completare il reparto ci sono, infine, Diogo Jota e Firmino, che possono risultare una variabile impazzita a partita in corso e che, insieme ai già citati tre, compongono un reparto senza eguali. Kim-Min Jae e Rrahmani, alla loro prima apparizione in Champions, saranno dunque attesi da un’onda rossa da contenere nel miglior modo possibile. Il Liverpool, a dispetto di queste peculiarità che la renderebbero una delle favorite principali per la conquista della coppa, concede, tuttavia, sempre qualcosa durante la partita, soprattutto se, come probabile, dovesse esserci qualche assenza a centrocampo. Fanno ben sperare proprio i precedenti tra Reds e Azzurri, nei quali si è visto come un Napoli, con una rosa, tutto sommato, meno profonda e con meno variabili tattiche rispetto all’attualità, ha sempre accettato il ritmo della squadra inglese, riuscendo anche ad imbrigliarla limitandone la pericolosità.

L’Ajax del neo-tecnico Alfred Schreuder, sulla carta, si presenta meno illustre rispetto alle edizioni precedenti sia di Champions che di Europa League, essendo nel pieno di un ricambio di calciatori e anche di generazione in campo. Ci sono, però, tanti ragazzi giovani che provengono dal vivaio come Berghius, Brobbey, Rensh e Taylor, ma anche giovani provenienti dall’estero come Lorenzo Lucca. In difesa si prospetta un doppio derby per il difensore nigeriano Calvin Bassey che è nato ad Aosta e quindi avrà modo di confrontarsi con un’italiana come il Napoli, ma soprattutto per i suoi trascorsi nei Rangers. Bassey ha preso il posto di Lisandro Martinez, andato al Manchester United, e che presto potrebbe essere raggiunto dall’ala destra brasiliana Antony, felice di ricongiungersi al suo mentore ten Hag. Il mercato in entrata, oltre a Bassey, Lucca e al ritorno di Brobbey, ha regalato a Schreuder un pezzo da novanta della Premier League come Steven Bergwijn – che, nel suo scacchiere, agirebbe come esterno sinistro d’attacco. Per sostituire il brasiliano Antony è in essere un vero e proprio ballottaggio tra Hakim Ziyech del Chelsea – e sarebbe un ritorno illustre – e Lucas Ocampos del Siviglia. Da non dimenticare, poi, il capitano Dusan Tadic, che garantisce fantasia e geometrie a tutta la manovra olandese.
I Lancieri hanno un nuovo allenatore ed è inevitabile che vi sia qualche cambiamento in mezzo al campo e, come lo stesso campo ha dimostrato, che il periodo di rodaggio possa richiedere qualche mese – soprattutto dietro dove pesa la partenza del primo costruttore di gioco come Lisandro Martinez –  ergo, in una Champions condensata in poche settimane e che vedrà la fase a gironi concludersi ad inizio novembre, sembra essere proprio la stagione giusta per affrontare l’Ajax in un “testa a testa” per gli ottavi di finale.

Attenzione, però, a quella che potrebbe rivelarsi un’outsider di lusso come i Rangers. La squadra di Giovanni van Bronckhorst partirebbe come quarta ed ultima forza del raggruppamento A ma solo sulla carta, data una graduale escalation iniziata con mister Steven Gerrard e proseguita poi con l’ex terzino sinistro dell’Olanda. Grazie a questi due grandi ex calciatori la squadra scozzese ha, di nuovo, potuto contare su basi fondamentali e idee calcistiche anche molto innovative. I Rangers di Glasgow, dunque, ritornano in Champions per dire la loro, dopo aver superato i play-off in Olanda contro il PSV ed essersi messi alle spalle una stagione, come quella 2021-2022 che li ha visti protagonisti in Europa League. Nella seconda competizione continentale per club, i Leoni di van Bronckhorst si sono arresi soltanto in finale e soltanto ai calci di rigore contro l’Eintracht di Francoforte. I Rangers sono una squadra che fa dell’agonismo, della velocità e della corsa un vero e proprio mantra, in un’idea di gioco generale molto offensiva. Un altro punto di forza degli scozzesi è il loro fortino di Ibrox, luogo dove hanno, di fatto, costruito la cavalcata verso la scorsa finale di Europa League. Il suo calciatore più rappresentativo è il capitano James Tavernier, un terzino destro a tutta fascia che infiamma il popolo dei Rangers, anche con qualche gol. A centrocampo c’è, invece, la presenza equilibrante di Glen Kamara mentre in attacco, il tecnico Olandese può contare sul forte Antonio Colak, coadiuvato dal tedesco-statunitense Malik Tilman, che può occupare anche posizioni più avanzate. In infermeria, ma con buone possibilità di farcela per le sfide di Champions, c’è, infine, l’attaccante colombiano Alfredo Morelos.

Ecco, dunque, a cosa andrà incontro il Napoli di Luciano Spalletti, una squadra che senz’altro è più attrezzata di Ajax e Rangers e, pertanto, ha i favori della carta per il passaggio agli ottavi.  Di certo il gruppo A stuzzica, e non poco, le aspirazioni di una squadra, come quella partenopea, nella quale sono condensate tutte le caratteristiche essenziali delle sue avversarie. La squadra di Spalletti può, infatti, disporre di armi come: la corsa – quest’ultima affilata ulteriormente grazie all’acquisto di calciatori di alto voltaggio come Mati Olivera e, soprattutto di Khvicha Kvaratskhelia e alla crescita di Osimhen; la pluralità di variabili tattiche palla a terra tipiche di una mentalità olandese, garantite da un costruttore di gioco come Stanislav Lobotka e da interpreti, come Zielinski, che gli gravitano intorno; l’agonismo e il carattere di calciatori come Kim Min-Jae, Anguissa – sul quale il mister sta facendo un lavoro di “sgrezzamento” tecnico, con immediati frutti positivi – e Ndombelé. Resta, ad ogni modo, l’incognita di un intero gruppo – specie se si considera il reparto centrale della difesa – nuovo a certi tipi di palcoscenici e che dovrà subito entrare nel clima della Coppa dei Campioni, ma per quello ci penserà l’urlo del Maradona. Buona Champions a tutti.

Fonte foto: pagina ufficiale SSC Napoli