Siamo nell’estate del 2013 e il Napoli si trova ad un punto cardine della sua rinascita sportiva: l’avvento di De Laurentiis nel 2004 era riuscito nell’intento di riportare il Club partenopeo ai vertici del calcio italiano dall’inferno della Serie C, infatti dopo due promozioni e alcuni anni di assestamento in massima serie con l’avvento di Mazzarri gli azzurri sono ritornati a lottare per le posizioni che contano, mettendo in bacheca una Coppa Italia nel 2012 contro la Juventus ed arrivando l’anno dopo secondi in campionato proprio dietro i bianconeri, miglior piazzamento per la squadra campana dai tempi del secondo scudetto.
Proprio scudetto è la parola chiave, il mantra ripetuto all’unisono da tutti i tifosi: dopo più di venti anni passati ad aspettare adesso si fa sul serio, il tricolore non deve più essere una fantasia ma un obiettivo concreto da raggiungere a tutti i costi; il Patron azzurro quindi assume nelle vesti di allenatore lo spagnolo Rafael Benitez, tecnico pluridecorato a livello europeo e la campagna acquisti è di tutto rispetto: nonostante il doloroso addio di Cavani infatti arrivano giocatori esperti e rinomati come Callejon, Reina, Raul Albiol e soprattutto Higuain. Tuttavia vi è anche un altro arrivo, che approda a Napoli in sordina e le aspettative sul suo conto sono contenute poiché si sa davvero poco su di lui: è Dries Mertens, esterno offensivo belga classe ’87 che dopo una serie di solide stagioni in Olanda approda finalmente in uno dei principali campionati europei; il ragazzo è piccoletto, sbarbato, sembra un liceale alle prime armi col mondo dei grandi, e nella conferenza stampa di presentazione vola basso annunciando: “spero di fare bene a Napoli e di segnare tra i 15 ed i 20 goal”. Ad onor del vero l’inizio è modesto, Benitez ha delle precise idee tecnico-tattiche e Dries ricopre il ruolo di vice Insigne sulla corsia di sinistra, rivelandosi un buon rincalzo nelle prime due stagioni e mostrandosi di grande aiuto quando subentra nei secondi tempi per far male alle difese avversarie, il suo momento migliore in questo lasso di tempo sarà la rete del definitivo 3 a 1 nella finale di Coppa Italia 2013/14.
Dopo una stagione deludente (eccezion fatta per il trionfo nella Supercoppa Italiana) culminata con l’esclusione dalla successiva Champions League, nel 2015 arriva sulla panchina azzurra Maurizio Sarri, il quale come ben sappiamo rivoluzionerà la concezione di calcio in Campania regalando emozioni indimenticabili ai tifosi e sfiorando lo scudetto finito ancora una volta a Torino sponda bianconera: Mertens vive una stagione tutto sommato anonima con 5 reti in campionato, ancora meno di quanto fatto con Benitez, il che sembra relegarlo in maniera definitiva a ricoprire per sempre il semplice ruolo di buon sostituto. Ma la vita è strana, il calcio per certi versi ancora di più, e la svolta nella carriera di Dries arriva nel momento e nella maniera più impronosticabile possibile: nell’estate 2016 la Juve infatti acquista Gonzalo Higuain, capocannoniere con 36 reti (record nel nostro calcio) e trascinatore assoluto dei Partenopei nella precedente annata sborsando la notevole cifra di 90 milioni di euro; i tifosi, delusi per il tradimento e affranti per una campagna acquisti non irresistibile, sono pronti a dire addio ai loro sogni di gloria. Con la dipartita dell’argentino in casa Napoli manca un leader, qualcuno in cui la folla possa immedesimarsi, qualcuno in grado di guidare la squadra moralmente e tecnicamente: Milik (giovane polacco acquistato al posto del Pipita) parte bene ma subisce un gravissimo infortunio al ginocchio; Gabbiadini dopo esser stato provato qualche partita delude e nel frattempo la classifica non sorride affatto agli uomini di Sarri.
Proprio l’allenatore toscano in un momento di tale disperazione ha un’intuizione che col senno di poi si rivelerà geniale, decide di schierare Mertens nel ruolo di prima punta, dando vita ad un tridente super leggero con Insigne e Callejon: la scelta si rivelerà una delle scommesse più riuscite negli ultimi anni, poiché il belga contro ogni pronostico si scatena, segna praticamente ogni giornata, spiccano in particolar modo due triplette contro Cagliari e Bologna e addirittura un poker contro il Torino condito da una rete in pallonetto passata alla storia come una delle più belle mai realizzate nello Stadio San Paolo; la squadra insegna calcio in giro per l’Italia e Mertens è letteralmente in trance agonistica, proprio quell’Insigne che per tre anni e mezzo lo aveva costretto alla panchina diventa il suo partner perfetto dentro e fuori dal campo, segna così tanto che anche al rientro di Milik non ci sarà modo di spodestarlo, dopo tre anni ora è lui a prendersi la scena e diventa l’idolo indiscusso dei tifosi i quali lo ribattezzano col tipico nome locale di “Ciro”, quasi a testimoniarne l’adozione da parte della città. Mertens termina il campionato con 28 reti, col titolo di capocannoniere sfumato per un solo goal ma con una nuova consapevolezza non solo dei propri mezzi ma anche di quelli collettivi: la squadra c’è ed è ben amalgamata, lo scudetto è di nuovo un obiettivo.
La stagione 2017/18 è una delle più emozionanti del post Calciopoli, azzurri e bianconeri si sfidano in un testa a testa stracolmo di emozioni e ribaltamenti di fronte, Mertens vive un’altra stagione ad altissimi livelli e trascina i suoi a giocarsela a viso aperto con una Juve più battibile di quanto non si pensasse alla vigilia; l’annata come ben sappiamo vedrà comunque trionfare il Club della famiglia Agnelli (con non poche polemiche) e il Napoli sfiora nuovamente l’impresa di conquistare una scudetto che a questo punto sembra davvero maledetto. Dries (ma forse arrivati a questo punto faremmo davvero meglio a chiamarlo Ciro) nonostante la cocente delusione e l’addio di Sarri decide di restare fedele alla causa rinunciando a offerte plurimilionarie dalla Cina, con l’obiettivo di lasciare il segno anche con l’arrivo in panchina di un allenatore vincente come Ancelotti (e rifarsi quindi dopo la deludente esperienza con Benitez) e per la entrare definitivamente nella storia del Club. La stagione sarà dura e complessa, la Juve a differenza dell’anno precedente chiuderà la pratica per lo scudetto rapidamente e Ancelotti vede di buon occhio un impiego costante di Milik nelle vesti di punta centrale, costringendo Mertens a sgomitare ancora una volta per avere lo spazio che lui sa di meritare: a differenza del suo arrivo a Napoli però ora è cresciuto, è più forte, più completo e più consapevole delle proprie capacità, caratteristiche che lo portano ad essere ugualmente protagonista e a superare ancora una volta abbondantemente la doppia cifra per quanto concerne le reti in campionato.
La stagione corrente invece è una vera e propria altalena di emozioni: alla memorabile vittoria contro i campioni d’Europa del Liverpool fanno da contraltare prestazioni imbarazzanti e punti persi contro il Bologna, l’Udinese, il Cagliari, l’ormai famoso “ammutinamento” che ha provocato una spaccatura non di poco conto tra giocatori dirigenza e tifosi, senza dimenticare l’esonero di Ancelotti con conseguente arrivo di Gattuso; Mertens in un clima ostico e in una squadra che sembra aver improvvisamente perso fiducia e idee fa quello che può, tenta in tutti i modi di fare fronte unico con l’allenatore nel tentativo di rilanciare le speranze e le ambizioni del Club. Col ritorno al 4-3-3 come sistema di gioco e una filosofia più improntata sulla prova di carattere il Napoli si rilancia, torna a macinare punti e il belga riesce nel suo intento di fare la storia: dopo essere entrato nella lista di 10 giocatori con più presenze negli azzurri, riesce a superare il numero di reti siglate con quella maglia da un certo Diego Armando Maradona (uno che qualcosina di importante da quelle parti lo ha fatto), riporta la squadra a giocarsi un’insperata qualificazione alla prossima Champions League, e proprio negli Ottavi di questa competizione contro il Barcellona di Leo Messi sigla la sua rete numero 121 col Napoli, raggiungendo il suo ex compagno di squadra Marek Hamsik al primo posto tra i marcatori All Time del Club, non male per uno che di reti voleva segnarne tra le 15 e le 20. Con l’arrivo della pandemia e lo stop forzato dei campionati, a prendere il sopravvento sono state inevitabilmente le questioni extra campo e in particolare la discussione del rinnovo è diventata una vera e propria telenovela, col contratto in scadenza a Giugno 2020 “Ciro” faticava a trovare un’intesa economica col Presidente, e nel frattempo i Club pronti a fiutare l’affare di poterlo acquistare a zero non mancavano di certo: tra le altre possiamo citare il Newcastle United dei nuovi proprietari arabi, ma è soprattutto l’Inter a tentarlo con un’offerta economica importante e la possibilità di giocare in una squadra che punta a quello scudetto da lui tanto inseguito, in un modulo a lui adatto per giunta con al suo fianco il connazionale e amico Romelu Lukaku.
Il passaggio ai nerazzurri sembra una pura formalità e si attende solo lo scambio di documenti, tuttavia alle battute finali della trattativa Mertens ha un ripensamento, torna a parlare con De Laurentiis e stando alle ultime voci pare che sia stata trovata l’intesa per un rinnovo con annessa permanenza a Napoli, con tanto di possibile ruolo dirigenziale nel momento in cui appenderà gli scarpini al chiodo: ha deciso di restare e di donare gli ultimi anni ad alti livelli della sua carriera ai Partenopei, come segno di riconoscenza nei confronti di un popolo che lo ha accolto, amato e trattato da “figliol prodigo”, instaurando un rapporto di complicità più unico che raro nel calcio di oggi sempre più vicino al concetto di business. Dries (pardon, Ciro) pare aver preso una decisione coraggiosa e non elementare: se mai dovesse vincere lo scudetto, lo farà a Napoli, la città che lo ha reso eroe e gli ha trasmesso l’amore la fedeltà e la passione per la maglia azzurra, e regala così ai tifosi una gioia che probabilmente vale più di ogni sua rete realizzata finora, ovvero la consapevolezza di avere una bandiera, un punto fermo da cui ripartire con più serenità verso la rivoluzione tecnica che probabilmente ci sarà nella prossima sessione di mercato.
Potranno partire difensori, centrocampisti, attaccanti, non si ha la certezza di chi arriverà ma una cosa pare essere certa: ci sarà ancora un pilastro in grado di reggere le speranze di un popolo che non vuole smettere di sognare, un condottiero di nome Mertens, anzi, un condottiero di nome Ciro.
Pio Perna
