Archiviata la trasferta di Madrid, il Napoli si appresta ad affrontare l’Inter in una gara dal grande peso specifico nell’economia del campionato. Si preannuncia uno stadio Maradona gremito in ogni ordine di posto per una notte che potrà delineare in maniera molto importante le ambizioni degli azzurri, chiamati a consolidare la zona Champions e a riaprire spiragli di rincorsa alla vetta. Le due gare in cinque giorni contro Inter e Juventus, rappresentano probabilmente l’ultima chiamata per poter tornare a sperare concretamente nella difesa del titolo. La notte del Bernabeu, al netto dei netti progressi visti delle prime due partite con Walter Mazzarri in panchina, ha confermato che c’è ancora tanto da lavorare per superare i problemi generati dalla nefasta gestione Garcia, durante la quale la squadra era chiaramente mal allenata, sia tatticamente che atleticamente. Oggi il Napoli è infatti una squadra che soffre, oltre che di una fase difensiva lacunosa, anche di una condizione fisica precaria. Era del resto impensabile che l’esonero del tecnico francese comportasse la sparizione istantanea di tutti gli effetti ultra dannosi del suo inadeguato operato. Di certo non si poteva chiedere di più a Mazzarri, che, in base al tempo avuto a disposizione, ha di fatto avuto il miglior impatto possibile. Avendo conosciuto gran parte della squadra soltanto da pochi giorni, il tecnico di San Vincenzo ha in pratica ottenuto il massimo, ridando entusiasmo e serenità al gruppo, oltre ad aver portato, nella misura del possibile in un lasso di tempo limitato, miglioramenti anche tattici.
A differenza del suo spocchioso predecessore, mister Walter è arrivato con l’intento di creare sin da subito empatia con la squadra e di prendere come punto di riferimento il meraviglioso Napoli spallettiano, adeguandosi a quei principi di gioco che facevano dei partenopei, come da lui stesso dichiarato, il fiore all’occhiello del calcio italiano, nonché un modello stimato nell’intero panorama calcistico internazionale. Pensando a quando Garcia dichiarò di non conoscere il passato e tenendo conto del palese egocentrismo del francese, che ha anteposto se stesso al bene della squadra sotto vari aspetti, si coglie indubbiamente un’enorme differenza di stile e spessore sia umano che calcistico. Sin dalla sua conferenza di (ri)presentazione, Mazzarri è stato impeccabile anche nella comunicazione, altro aspetto sotto il quale Garcia è stato a dir poco deficitario. Dinanzi ai microfoni, l’attuale tecnico azzurro si è mostrato carico, emozionato, super motivato e molto consapevole, utilizzando le parole giuste in ogni singola risposta, con anche considerazioni tattiche accurate ed interessanti. A differenza di quanto accaduto con il precedente allenatore, le cui conferenze verranno ricordate come un concentrato di risposte non risposte, tentativi di fuga dalle responsabilità e attacchi ai giornalisti, negli incontri tra tecnico e stampa si è tornato a respirare quel clima cordiale e disteso che mancava dallo scorso maggio.
Riguardo all’undici titolare con cui gli azzurri sfideranno l’Inter, sono due i principali dubbi. Nonostante il plebiscito per la titolarità di Gollini dopo il match di Madrid, che ha visto Meret commettere l’ennesimo grave errore di questa stagione, tra i pali dovrebbe essere schierato nuovamente l’estremo difensore friulano. L’altro principale dubbio riguarda la fascia sinistra, dove c’è da far fronte alla situazione di totale emergenza dovuta alle indisponibilità di Mario Rui e Mathias Olivera. Si era ipotizzato che stavolta Mazzarri decidesse di optare per Alessandro Zanoli, il quale però non sarà a disposizione per via di una lombalgia. Di conseguenza la scelta è tra la conferma di Juan Jesus e la carta Natan, che in allenamento è già stato provato da terzino sinistro. Nelle ultime ore sembra aver preso quota l’ipotesi di un adattamento proprio di Natan, con eventualmente Ostigard ad affiancare Rrahmani nella coppia centrale. La fascia destra verrà ovviamente occupata da capitan Giovanni Di Lorenzo. A centrocampo pressoché certa la conferma del terzetto con Anguissa e Zielinski mezz’ali e Lobotka in cabina di regia. Il tridente d’attacco vedrà il ritorno di Victor Osimhen dal primo minuto dopo quasi due mesi, infatti l’ultima presenza da titolare del numero nove è stata lo scorso 8 ottobre in Napoli-Fiorentina. Ai lati del nigeriano agiranno Matteo Politano e Khvicha Kvaratskhelia.
Di fronte ci sarà un’Inter attualmente seconda dopo la vittoria della Juventus contro il Monza nell’anticipo del venerdì. I nerazzurri arrivano a questo big match con ben dieci vittorie in tredici giornate ed una sola sconfitta. La compagine guidata da Simone Inzaghi vanta sia la miglior difesa che il miglior attacco del campionato, ciò a conferma di quanto si tratti di una squadra molto solida ed allo stesso tempo dal notevole potenziale offensivo, con la coppia Thuram-Lautaro rivelatasi a dir poco devastante. Servirà dunque un Napoli che sappia mantenere il giusto equilibrio tra le due fasi, cercando di avere quanto più possibile le redini del gioco e di essere corto, compatto ed aggressivo, così come accaduto nel primo tempo di Bergamo contro l’Atalanta. Inzaghi si schiererà il suo classico 3-5-2. In porta ci sarà Sommer. La linea a tre di difesa sarà formata da Darmian, De Vrij e Acerbi. Il centrocampo a cinque vedrà Dumfries e Dimarco sulle corsie esterne con in mezzo Barella, Calhanoglu e Mkhitaryan. Il tandem d’attacco verrà ovviamente composto da Thuram e Lautaro Martinez.
Probabili formazioni
Napoli (4-3-3) Meret – Di Lorenzo, Rrahmani, Ostigard, Natan – Anguissa, Lobotka, Zielinski – Politano, Osimhen, Kvaratskhelia. All. Mazzarri
Inter (3-5-2) Sommer – Darmian, De Vrij, Acerbi – Dumfries, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco – Thuram, Lautaro. All. Inzaghi
