Jannik Sinner a un passo dalla prima finale Slam: si accende la sfida contro Djokovic per accedere all’ultima tappa degli Australian Open   

Sono passati due anni da quando Rafael Nadal batteva in quattro set (6-3, 6-2, 3-6, 6-3) il martello di Matteo Berrettini agli Australian Open, il quale proprio contro Novak Djokovic si era già visto deturpato del sogno Slam nella finale di Wimbledon. Dopo il lento declino del tennista romano, non certo nelle grazie della dea bendata, la sua eredità è stata raccolta dall’altoatesino Jannik Sinner.

L’ascesa di Sinner è stata tempestiva quanto spettacolare, ottenendo un rapido spostamento di prospettiva del pubblico televisivo, sempre più attratto dalle sue conquiste. L’inizio della scorsa stagione ha lasciato l’amaro in bocca, ma è apparsa preludio di un gioco che ha acquistato sempre più consapevolezza di sé e controllo delle circostanze di campo. La vittoria plateale alle semifinali degli Indian Wells (Masters 1000) contro Carlos Alcaraz – il vincente del primo set che si è aggiudicato il punto dell’anno scorre ancora tra le storie degli utenti dei social media – è stata l’emblema della tecnica e della forza mentale che hanno reso l’altoatesino un osso duro per qualsiasi tipo di gioco, ma le quali hanno dovuto attendere fino al 13 agosto per essere definitivamente coronate, allorché Sinner si è imposto 6-1, 6-2 sull’australiano Alex De Minaur, riscattando le due finali cedute a Daniil Medvedev e Holger Rune (Indian Wells e Monte-Carlo) e alzando finalmente il primo trofeo Masters 1000 a Toronto – prima di lui questo onore fu raggiunto da Fabio Fognini a Monte-Carlo nel 2009.

Il restante tratto della carriera in auge di Jannik Sinner è notorio. Le ATP Finals di Torino hanno sciolto ogni tabù e tutti i primi dieci tennisti del Ranking sono stati battuti in successione, nonostante la conquista del titolo sia infine sfumata. I famosi tre break-point annullati da Jannik Sinner a Novak Djokovic hanno consentito di ribaltare un match complicatissimo e di ricondurre in Italia la Davis Cup dopo quarantasette anni.

L’inizio della nuova stagione ha soltanto confermato le aspettative della precedente. Gli Australian Open hanno consegnato al tennista italiano un tabellone dalle difficoltà ascendenti, ma progressivamente superate senza concedere un solo set agli avversari. Superati Sebastian Baez e Karen Khachanov, Sinner si è imbattuto nel gioco frenetico e nervoso di Andrey Rublev, al quale bisogna concedere, tutto sommato, il plauso di punti particolarmente estrosi durante gli altalenanti momenti della sua foga agonistica prevalentemente consumata in grida fragorose rivolte al suo angolo. Se la vittoria contro il russo (6-4, 7-6, 6-3) è apparsa perentoria – ciò è perorato dall’inopinata rimonta del tie-break al secondo set da 1-5 – la serenità di Sinner ha confezionato spesso vincenti rifiutati o rispediti successivamente al mittente dall’impazienza della parte avversa del campo, i quali dovranno diminuire drasticamente di quantità contro un tennista che non perdona quale Novak Djokovic nella gara di domani (in onda a partire dalle 04:30).

In un siparietto simpatico che ha seguito la vittoria di Rafael Nadal al Masters Roma 2021, l’attuale numero uno al mondo si tolse qualche sassolino dalla scarpa e affermò con ironia: «Io, Rafa e Roger stiamo reinventando la Next Gen. La Next Gen siamo noi!». Il tempo l’ha smentito: Roger Federer avrebbe lasciato definitivamente i campi da tennis nel settembre del 2022, mentre il recupero di Nadal per gli Australian Open è stato ostacolato dall’ennesimo problema muscolare rimediato a Brisbane. Di quella storia tennistica attualmente il Joker sembra essere l’unico superstite e, dunque, sarebbe opportuno riformularne l’ironia in una prospettiva autoreferenziale: «Sono io la Next Gen».

Il tennista più vincente della storia non ha faticato molto lungo la strada per le semifinali, la cui ultima tappa è stata segnata dal successo contro Taylor Fritz, meritevole di aver strappato un set (7-6, 4-6, 6-2, 6-3), tuttavia, l’incontro con Jannik Sinner sarà cruciale per capire quanto la nuova generazione di tennisti sia pronta a stargli alle calcagna – Carlos Alcaraz ha abbandonato gli AO ai quarti, subendo una dura sconfitta da Alexander Zverev, figlia soprattutto di una prestazione autodistruttiva.

Il vantaggio del serbo 4-2 negli scontri diretti ha poca rilevanza, perché i due successi di Sinner, oltre ad essere ferite più fresche, hanno demistificato l’immaginario di un re imbattibile, smentita corroborata dalla prestante vittoria della Davis Cup: non solo un sovrano può essere sconfitto, ma può persino essere spodestato in una finale. Ciò non toglie che del carattere di un vero campione Djokovic possegga tutti gli aspetti, per cui a poco serviranno i cori sfrenati e avversi di Melbourne, già messi a zittire ai quarti di finale, o l’incitamento dei Carota Boys (fedeli sostenitori del tennista azzurro). Sinner dovrà affidarsi alla sua miglior prestazione e confidare nella sua grande forza mentale per battere il numero 1 al mondo e conquistare finalmente la prima finale Slam, confermando i moniti di giornalisti ed ex giocatori degli ultimi tempi.  

Foto: profilo Twitter Jannik Sinner