Forse non pare azzardato dire che questo Juventus-Napoli sia stato uno dei più noiosi degli ultimi anni. Nessuna rete, poche emozioni concrete, un braccio di ferro continuo sul campo come continuo è stato un annullarsi reciproco sul piano tattico. D’altronde non poteva andare diversamente, considerate le circostanze con cui Thiago Motta e Antonio Conte hanno preso le redini di due squadre che negli ultimi anni si sono sempre rese protagoniste ai piani alti della classifica, nel ricordo di quel 24 aprile 2023 all’Allianz Stadium – con quel Zielinski sdraiato sull’erba, consapevole di essere ad un passo dallo scudetto, e quel Raspadori diventato eroe per una notte – con cui il Napoli di Luciano Spalletti compieva uno degli ultimi passi per scrivere una nuova pagina di storia azzurra dopo trentatré anni lunghissimi. Due ricostruzioni, seppur per motivi diversi. Quella bianconera, trascinata un po’ per le lunghe, ma certamente radicale, ha portato ad un’importante inversione di marcia sul piano societario e sul piano del gioco, dando finalmente alla Juventus la parvenza di una squadra in grado di vestire anche una identità tattica più propria, lasciandosi alle spalle la “sola” capacità di Massimiliano Allegri di esaltare tecnicamente i propri punti di riferimento, leggendo le gare e sfruttando anche solo due o tre occasioni a partita. Quella azzurra, post-scudetto e frutto di scelte societarie sbagliate ma non per questo meno radicale, coincide comunque con un altro cambio di direzione: la consapevolezza di dover affidare la panchina ad un allenatore che sapesse riaccendere l’entusiasmo, e che potesse assicurare una repentina (nuova ed ennesima) conquista di un posto in Champions – e sì, anche a discapito di quel bel gioco che ha contraddistinto il Napoli principalmente delle gestioni Sarri, Gattuso e Spalletti, che tanto hanno esaltato giovani e permesso alla società di avere un bilancio sano negli anni.

Testa a testa e braccio di ferro tattico: Conte-azzeccagarbugli, Thiago Motta “ingabbiato”
Che Thiago Motta non fosse (ancora, e il beneficio del dubbio è legittimo) quello di Bologna, è apparso già dai pareggi maturati contro la Roma e contro l’Empoli – entrambi per zero a zero, a porre in rilievo un importante problema in zona gol non certamente da Juve. Tuttavia, non appare scontato ingabbiare un allenatore così propositivo, apprezzato l’anno scorso tanto in Italia quanto in Europa, per aver regalato alla città di Bologna un accesso in Champions che mancava da anni. In conferenza il tecnico ha evidenziato quanto la Juventus abbia dominato l’incontro, trovando poco d’accordo un Conte con la risposta sempre pronta – “il nostro portiere non ha fatto neanche una parata”. Le statistiche sono tali, e tali vanno considerate: i bianconeri dominano nel possesso con un 65%, a dispetto del solo 35% degli azzurri, E quella statistica che – ammettiamolo – anche tra le fila azzurre è stata sempre esaltata, nelle parole di Conte finisce per essere quasi relativa e di poco conto.
Conte sperimenta una sorta di 3-5-2 o, se si preferisce, 4-2-3-1, permettendo al centrocampo azzurro una maggiore densità e inserendo Scott McTominay per dar sostegno a quel duo Lobotka-Anguissa forse anche affaticato per le prime uscite stagionali a mercato ancora in corso o da poco concluso. La posizione dello scozzese, però, mette in crisi la vecchia signora: non soltanto perché il numero 8 brilla per le sue capacità da trequartista che lo rendono un calciatore dagli strappi importanti e da un importante strapotere fisico, ma anche perché la sua posizione permette di legare più gioco tra centrocampo e attacco, non disdegnando dar man forte in fase di non possesso. La Juve fa girar bene palla, e quando lo fa velocemente riesce a sorpassare la seconda linea di pressione; viene, però, indirizzata quasi sempre alle fasce, da cui arrivano i traversoni ora di Yildiz, ora di Savona – ed in area è poco reattivo un Vlahovic tenuto a bada da Rrahmani e Buongiorno, sempre più protagonisti difensivi del nuovo ciclo azzurro. La Juventus non spaventa e fa il solletico, e il Napoli all’occorrenza sa come poter sfruttare le ripartenze, affidandosi proprio ai piedi dell’ex Manchester United: McTominay quando può argina il centrocampo bianconero, o serve di prima la corsa di Politano, non rinunciando a mettersi in proprio e a spaventare Di Gregorio. E se il tiro dalla distanza è di “facile lettura” da parte dell’ex Monza, sulla punizione al termine dei primi 45 minuti soltanto i suoi guantoni impediscono al pallone di finire in rete per il vantaggio azzurro.
Certo, se la Juventus fa fatica in fase realizzativa, si riscopre comunque una difesa più che solida – non è da tutti non subire neanche un gol nelle prime cinque giornate di campionato. Bremer annulla Lukaku, e Thiago Motta è bravo ad incanalare le giocate azzurre sempre verso gli esterni, anche quando sugli esterni è proprio il belga a ritrovarsi con la sfera. Il duello con Mina, una settimana prima, aveva fatto capire le potenzialità del pupillo di Conte, pronto come un gigante ad attirare su di sé gli attacchi dei nemici per permettere alla squadra di finalizzare in altri modi. D’altronde, l’intuizione McTominay nasce anche per questo: se tenere d’occhio Lukaku diventa più prioritario, più difficile è tenere a bada anche le avanzate dello scozzese, alle quali va aggiunta la qualità che contraddistingue Kvara – all’Allianz Stadium decisamente più sotto tono – e Politano, protagonista di una cavalcata nella ripresa che avrebbe potuto sbloccare il match. Poco male. Se non è arrivata la rete, c’è anche da ricordarsi che il Napoli tra le big – si consideri anche una Roma da ambizioni europee – ha la terza miglior difesa con 4 reti subite, tre delle quali nella gara (quella di Verona) che più ha evidenziato quanto gli azzurri fossero ancora un cantiere aperto.
Insomma, Conte non batte Thiago Motta, ma lo ingarbuglia, lo intrappola con un’idea tattica ben diversa – e però chiara, forte ed evidente – dal tenere sempre il possesso della sfera. E lo fa annoverando tra le occasioni azzurre (e tra quelle dell’intera sfida) quelle più plateali che, se aggiunte a qualche ripartenza in cui è mancato l’ultimo passaggio, sono andate ad un passo dall’assicurarsi altri tre punti stagionali. Col “passo falso” dell’Inter nel derby, il Napoli resta in cima alle big vantando quattro gare ufficiali su sei (Modena compresa) con importanti clean sheet. Non si può certamente dire che Conte preferisca il 3-5-2, il 4-2-3-1 o il 4-3-3, ma si può affermare che con un McTominay in più pronto a candidarsi da titolare, con un Neres che ancora una volta ha confermato le potenzialità di chi può mettere in crisi gli avversari – con le conferme del trio difensivo e la resa assicurata di Lobotka e Anguissa – il Napoli ha molteplici soluzioni di gioco. C’è da aspettare, con entusiasmo, cosà accadrà quando gli azzurri riusciranno ad oliare di più certi meccanismi in fase realizzativa, e quando Lukaku ritroverà la forma fisica che Conte già conosce. Nella consapevolezza che sia comunque una squadra ancora in costruzione, il tecnico salentino lascia nei tifosi partenopei la sensazione che se ne vedranno delle belle e la convinzione che le qualità della rosa possano permettere al Napoli una stagione da protagonista.
FOTO: Profilo Instagram SSCNapoli e Profilo Instagram Matteo Politano
