Napoli 1 – 0 Venezia, il giorno dopo: dalla caduta alla rinascita con Antonio Conte, il Napoli chiude l’anno in vetta alla classifica

Esattamente il 29 dicembre dello scorso anno il Napoli perdeva un punto prezioso contro il Monza, destando i tifosi dall’illusione fatiscente della ripresa improvvisa che la squadra del cuore potesse rialzare la testa, spinta dalla guida, più nostalgica che efficace, di Walter Mazzarri. Il Napoli aveva già subito una serie esorbitante di sconfitte, che si sarebbero rivelate più lunghe e pesanti di quelle inferte al tecnico di partenza Rudi Garcia. Che l’inaspettato quanto celere declino della forza partenopea, della quale fievolmente spiccavano le glorie dello scudo tricolore marchiato sul petto, fosse causato da una crisi verticale, ossia dalle oppressioni delle gerarchie e della centralizzazione delle cariche da parte del patron Aurelio De Laurentiis, oppure da una orizzontale, costituita dai disordini negli spogliatoi e dal morale dei calciatori, adesso ha davvero poca rilevanza. Se la stagione 2023-24 aveva avuto come punto nevralgico della discussione sportiva campana il dramma azzurro variopinto di opinioni contrastanti, spesso volte a scindere la dimensione aziendale da quella sportiva della SSC Napoli, le quali aggiungevano o sottraevano il peso delle responsabilità sulle spalle della gerarchia amministrativa, ora si può affermare con decisione che la corrente stagione abbia riappacificato il coro.

I Campioni d’Italia chiusero la stagione in decima posizione a 53 punti, scivolando definitivamente fuori dalle coppe europee dopo 14 anni e accompagnati dall’ennesimo cambio in panchina Francesco Calzona. Le statistiche rivelarono che delle tre soluzioni tecniche il male minore fu proprio l’esordio di Rudi Garcia, il quale poté quanto meno vantare sei vittorie su dodici partite a fronte delle sette totali dei colleghi (quattro Mazzarri e tre Calzona) su ventidue. L’ideale pubblicitario del modulo tattico indissolubile dal club contribuì probabilmente ad avviluppare le proposte dei vari tecnici, che però non s’arrischiarono a ricomporre una squadra monumentale dai mille pezzi in cui s’era frantumata. Nulla da rimpiangere troppo, anche quel periodo appartiene al passato e nel corso della calda e bella stagione la società diretta da Aurelio De Laurentiis, assumendosi la maggior parte delle responsabilità del disastro, ha saputo individuare i giusti mezzi per uscire dalla crisi e servirsi dei migliori strumenti per restaurare la squadra. Il ds Giovanni Manna si è subito dimostrato una risorsa preziosa ed efficace per ripristinare il tessuto connettivo tra squadra e dirigenza, che si era perso con la fuga di Giuntoli a Torino, e stabilire agganci e negoziazioni con calciatori di alta qualità come Scott McTominay, David Neres, Alessandro Buongiorno e Billy Gilmour. L’arrivo di Antonio Conte però ha rappresentato il vero asso nella manica del patron azzurro, capace di accontentare i tifosi con un tecnico vincente e acclamato e di risvegliare con un uomo carismatico la fame agonistica dei suoi uomini.

Il 29 dicembre 2024 Jack Raspadori, subentrato a Zambo Anguissa, raccoglie l’assist dalla fascia sinistra di David Neres e col sinistro centra l’angolo diagonale della porta difesa sa un instancabile Stankovic, portando in vantaggio i suoi compagni contro il Venezia. La risalita del Napoli è definitivamente conclusa. I partenopei raggiungono quota 41 punti ed ottengono in un colpo solo la matematica salvezza e la vetta della classifica, condivisa però con la spaventosa forza dell’Atalanta gasperiniana.

Nonostante il successo abbia scatenato grande giubilo per le sue conseguenze macroscopiche, la gara ha continuato a segnalare spie di avaria nell’organico accese in precedenza. La mancanza di cinismo nei pressi dell’area di rigore e la sterilità di Romelu Lukaku sono al primo posto. Proprio perché la vittoria si configura come obiettivo precipuo di ogni gara per il tecnico leccese, essa non può essere compromessa dallo spreco di opportunità ghiotte, più difficili da sfuggire che da cogliere. La prestazione di Romelu Lukaku, colpevole di aver ceduto agli incantesimi di Stankovic sia sul rigore che in altre occasioni, a tratti degna di nota per gli spazi liberati e i duelli fisici contro la difesa veneziana, non può ancora essere giudicata sufficiente. Accanto al belga, l’anello  allentato della catena porta il nome di Khvicha Kvaratskhelia. Il georgiano lascia trasparire un periodo di forte conflittualità interiore, le sue performance individuali sono inefficaci e spesso persino deleterie. La sua sostituzione ha permesso a David Neres di muoversi con agio maggiore e di fornire l’assist – se pur deviato – a Raspadori. Il brasiliano si conferma arma letale degli azzurri non soltanto a gara volgente al termine, quando le forze degli avversari cominciano a cedere, ma anche nei totali novanta minuti. La delicatezza e l’estro con i quali Neres riesce a liberarsi e a servire i compagni mettono a terra i rivali e levano in piedi gli spettatori entusiasti. Alle lodi dell’attaccante ex Ajax vanno aggiunte quelle dello scozzese Scott McTominay, onnipresente in campo, perennemente in corsa tra la linea mediana e la trequarti, pronto a sfruttare la sua spiccata altezza per contrastare la manovra veneziana e ad inserirsi negli spazi non appena si fosse capovolto il fronte.

Eppure, il cavallo vincente di Antonio Conte è stato un attaccante in cerca di minuti, stanco della panchina e al centro delle chiacchiere di mercato, le quali sembrano  pronte a fissare le targhette “Torino”, “Roma” o “Milano” sulle sua valigie: Giacomo Raspadori. Incurante delle voci circolanti circa la sua futura destinazione, il tecnico leccese lo schiera al posto di Anguissa e centra con successo il cambio. L’attaccante italiano ha ricambiato la fiducia del suo allenatore, che mai si priverebbe di una pedina di qualità, avendo lamentato la scarsità numerica della propria rosa. La risposta di Raspadori arriverà a gennaio, per il momento la tifoseria azzurra può intonare ancora il suo nome in cima alla classifica. L’anno travagliato del Napoli può, infine, concludersi con una pagina lieta: la costruzione del Napoli di Antonio Conte.

Foto: SSC Napoli.