Se il calcio dei grandi rappresentato dalla Serie A catalizza le attenzioni dei molti, tra sogni proibiti di mercato e colpi ad effetto in campo di squadre d’élite – tra cui il caro vecchio Napoli, sempre più consapevole e proiettato alla conquista del tricolore –, un po’ più in basso, nella dimensione cadetta della Serie B, non mancano certo le emozioni.
Cominciamo da un primissimo focus sulle nobili decadute e non possiamo non cominciare dalla Salernitana. Sì, perché se un anno e mezzo fa, i peana cittadini erano guidati dai propositi di andare in Europa, oggi il rischio è quello di cadere in Lega Pro, nel pieno anonimato. Sembrerà scontato, certo, ma è bene ribadire che la piazza di Salerno meriterebbe ben altro, a partire da quell’onestà e quell’equilibrio che mai ha connotato chi, pur salvandola dal fallimento nel 2022, ha prima costruito e poi distrutto tutto. Il progetto granata, di fatto, ha cominciato ad andare verso la deriva proprio nel 2022, quando né Davide Nicola né Walter Sabatini sono stati investiti della fiducia necessaria per costruire su un assoluto miracolo come quello della salvezza al primo anno di Serie A dopo 20 anni di Purgatorio.
È vero che la stagione 2022/2023 si è conclusa con una permanenza in A fondamentalmente mai in discussione grazie al subentro di Paulo Sousa proprio per Davide Nicola. È vero anche che poi lo stesso ds Sabatini è tornato per cercare di risolvere in extremis la triste situazione in campo e in spogliatoio che poi ha portato alla retrocessione nel ‘23/’24, anche questa mai in discussione sin dalle prime battute. La verità, in sintesi, è che è stato tutto un non-progetto, un esperimento di come un club non debba e non possa essere gestito, di come non si debba comunicare ad alti livelli e di come la fortuna, pur cieca che sia, non premia mai due volte chi non se lo merita.
La Salernitana che si presenta ai nastri della B è una squadra che soffre pesantemente degli strascichi dell’anno precedente e, infatti, arranca ma, nelle prime giornate, pare attaccata al treno delle prime. L’ultimo refolo di vita è datato 27 agosto 2024: la cornice è quella splendida dell’Arechi e lo scalpo è di quelli pesanti, ovvero la Sampdoria di Andrea Pirlo, sconfitta per 3-2 in maniera rocambolesca ma meritando, in fin dei conti, il bottino pieno. Sugli scudi Simy, Verde, Tongya e Amatucci che sembrano avere qualcosa in più in questa categoria “nuova” e quindi le carte giuste per trascinare i granata ad un rapido ritorno in Serie A. Così come Martusciello, non una scommessa, bensì un uomo serio e competente, con le garanzie giuste. E invece, dopo tredici giornate, l’ex tecnico di Empoli e Lazio è messo alla porta dopo il ko interno contro il Bari per far spazio all’uomo di fiducia del club Stefano Colantuono. Sono bastate sette partite per sconfessare tre anni di intenso lavoro dell’ex Atalanta e Palermo, anche lui, adesso, lontano dalla Salerno che brucia calcisticamente, e non di passione. La classifica piange e vede i granata diciottesimi, a pari punti con il Südtiro penultimo, con la miseria di diciotto punti in venti partite disputate e con mister Roberto Breda scelto per invertire questo trend assolutamente negativo.
Eppure, il momento più alto dei campani di cui sopra si è avuto proprio contro una grande del nostro calcio tout court ovvero la Sampdoria, lontana parente di quella ammirata in Serie A anche solo fino ad un lustro fa. Quel giorno ha sancito l’addio di Andrea Pirlo sulla panchina bluecerchiata e ha aperto ufficialmente una crisi solo subodorata durante la passata stagione da Purgatorio. Una stagione che ha visto la Sampdoria lottare per non retrocedere e poi risalire autorevolmente la china fino ai play-off, poi persi. La stagione corrente, perciò, cominciava, anche per loro, con ben altri obiettivi e proclami, con un Pirlo forte di un anno di esperienza e un fattore inestimabile per la categoria come il bomber di Cava de’Tirreni Massimo Coda, terzo nella classifica all-time dei cannonieri del campionato cadetto. Invece, la sponda doriana sta attraversando una situazione che ha sempre più i contorni dell’inferno, con tre allenatori susseguitisi: appunto Pirlo, Sottil e adesso Semplici. La Samp, al momento, è sedicesima, in piena zona play-out, con la media esatta di un punto a partita.
Ritornando in Campania, invece, sorride e sogna in grande la Juve Stabia che, ironia della sorte, ha cominciato a costruirsi le sue fortune dai tempi della Serie C, nello stesso momento in cui la Salernitana gettava alle ortiche la sua di fortuna, dall’attico della Serie A, ovvero nella primavera-estate del 2022. Il momento da cerchiare in rosso è datato 13 maggio e non riguarda fatti di campo bensì finanziari. Ristrutturando il debito con l’erario e ridefinendo confini societari e di proprietà, la Juve Stabia ha trovato una solidità che, dopo un anno difficile ma di transizione come il ‘22/’23 ha portato poi a librarsi in aria e a cannibalizzare il successivo Girone C e, nel 2024, ottenere la promozione in Serie B sotto la sapiente gestione di Guido Pagliuca, al timone ancora oggi. Quest’uomo silenzioso ha dimostrato di saper lavorare come un fine artigiano e di modellarsi egli stesso a seconda della dimensione in cui è protagonista. Da neopromossa ad un quinto posto occupato attualmente: quello della Juve Stabia è un percorso invidiabile che non punta ad un’immediata promozione quanto ad un assestamento nelle zone calde che profumano di grandezza. Grande è lo status a cui le Vespe guardano, magari con la coda dell’occhio, ma ci pensano, con quello stesso equilibrio che sta connotando anno dopo anno la gestione del presidente Langella. A proposito, via via, in questo inizio 2025, le quote societarie passeranno parzialmente alla società irlandese Brera Holdings, per irrorare le casse con capitali freschi, per poter sognare definitivamente in grande.
Se parliamo di nobili decadute non possiamo non citare il Palermo che, foraggiato dalla proprietà del Manchester City da tre anni, non riesce a fare quel salto definitivo verso la A, pur con spese esose e nomi altisonanti, su tutti quello dell’allenatore ex Empoli e Sassuolo Alessio Dionisi, troppo poco impattante in una categoria che lo ha visto protagonista con l’Empoli nel 2021. Al momento, i rosanero sono undicesimi a 24 punti e reduci da uno stravolgimento in dirigenza con l’allontanamento del ds Morgan De Sanctis, sostituito da Carlo Osti.
Due parole anche per il Frosinone, reduce dal dramma di una retrocessione dalla A alla B all’ultimo minuto dell’ultima giornata dello scorso campionato e che pare proprio aver accusato il colpo. Al momento, i ciociari si trovano in zona play-out, con 20 punti e un diciassettesimo posto che scotta.
Non è affatto nobile il Sassuolo – se parliamo di status storici – ma di certo gli emiliani si erano stanziati nel salotto della Serie A nell’ultimo decennio per poi sciogliersi, perdere il controllo, e retrocedere lo scorso anno. Con Fabio Grosso nuovo tecnico e un undici praticamente immutato, di prima qualità per la categoria, i neroverdi rischiano seriamente di ritrovarsi aritmeticamente in Serie A già ad inizio primavera. Al momento, il Sassuolo è, ovviamente, primo, con 46 punti in 20 gare e la consapevolezza di essere, di gran lunga, la compagine più forte, in virtù della permanenza del suo uomo della storia, ovvero Domenico Berardi che, calciomercato permettendo, dovrebbe alzare il trofeo del campionato cadetto e cominciare la tredicesima stagione con la stessa maglia.
Sassuolo che, tuttavia, è tallonato dal Pisa che, a inizio stagione, ha deciso di affidarsi ad un maestro della categoria come Filippo Inzaghi e, al momento, questa scelta sta pagando i suoi dividendi con un secondo posto con soli tre punti di distanza dalla capolista. Altrettanto bene sta facendo lo Spezia di mister Luca D’Angelo che sogna un ritorno in A dopo due anni. Al momento, i liguri sono al terzo posto a 38 punti e guardano dall’alto Cremonese, Juve Stabia, Bari e Carrarese, candidate serie a disputare i play-off.
Attenzione: e se i play-off non si giocassero? Sta prendendo, infatti, piede uno scenario che avrebbe del clamoroso, ovvero quello di una promozione diretta della terza classificata, appunto lo Spezia di D’Angelo. Il regolamento afferma che, se la differenza di punti tra la quarta classificata e la terza fosse di almeno 14 punti, quest’ultima sarebbe promossa direttamente nella massima serie senza passare dagli spareggi e, pertanto, infrangendo il sogno del gruppone dal quarto all’ottavo posto.
Fonte foto: pagina ufficiale US Salernitana
