Napoli-Juventus, il punto del lunedì: gli azzurri ribaltano il risultato con un secondo tempo stellare per qualità, intensità ed aggressività. Prova manifesto di mentalità granitica e spirito di abnegazione

Tramite un secondo tempo commovente, che è sinonimo di qualità, intensità, aggressività, strategia, personalità, cuore ed ardore agonistico, il Napoli ribalta la Juventus infliggendole la prima sconfitta in questo campionato e la sesta consecutiva al Maradona. Gli azzurri ottengono dunque la settima vittoria di fila in campionato, la nona nelle ultime dieci giornate e la diciassettesima complessiva nell’arco di ventidue partite, dando vita ad un’altra enorme prova di forza in seguito all’affermazione altrettanto significativa nello scontro al vertice di Bergamo con l’Atalanta. Il tutto facendo fronte a numerose defezioni che, come dichiarato a giusta ragione da Antonio Conte, avrebbero potuto ammazzare anche un toro; vedi la pesante assenza di Alessandro Buongiorno negli ultimi sei impegni, la partenza di Kvaratskhelia come un fulmine a ciel sereno e l’assenza di Mathias Olivera in occasione di Napoli-Juventus e di Napoli-Verona, senza dimenticare l’indisponibilità anche di Matteo Politano in occasione della sfida esterna alla Fiorentina. Il Napoli è riuscito nello scopo di sopperire a questa serie di avversità da squadra compatta e granitica, facendo leva sulle numerose certezze man mano costruite durante un percorso partito sei mesi fa e segnato da una progressione costante sotto molteplici aspetti, che porta la firma del top player numero uno della compagine partenopea, ossia Antonio Conte, autore di un vero e proprio capolavoro tecnico-tattico, mentale e fisico.

L’ essere riusciti a fronteggiare queste difficoltà nel migliore dei modi è chiaramente frutto, oltre che della forza del collettivo, anche delle ottime risposte fornite da due elementi che sembravano sul punto di partenza e che invece stanno sostituendo in maniera egregia due pilastri come Buongiorno ed Olivera, ovvero Juan Jesus e Spinazzola, entrambi protagonisti di prestazioni maiuscole. Tra lo stupore generale, Juan Jesus sembra anch’esso tornato ai fasti dell’era Spalletti, palesandosi, per l’appunto, come un’alternativa affidabile e che risponde presente nel momento del bisogno. Sorprende anche la condizione di Leonardo Spinazzola, che non appariva su tali livelli dallo splendido Europeo da lui disputato nell’estate del 2021 sotto la guida di Roberto Mancini. Dopo aver fornito delle prestazioni decisamente convincenti già in occasione delle precedenti uscite, anche adattandosi perfettamente da esterno alto nel match contro la Fiorentina e nello spezzone di gara disputato al Gewiss Stadium di Bergamo, in Napoli-Juventus il classe 1993 ha offerto la sua prova migliore in assoluto, apparendo in forma smagliante e manifestando a pieno le sue abilità nella fase di spinta. Il rendimento di Juan Jesus e Spinazzola è prova lampante di come Conte stia riuscendo a tirare fuori il meglio da tutti gli interpreti.

Il devastante secondo tempo giocato contro la Juventus è stato pura espressione della forza e dell’anima del Napoli di Antonio Conte. Dopo aver chiuso in svantaggio il primo tempo, nella ripresa il Napoli ha sin dal primo minuto esercitato una pressione costante ed incessante sulla Juventus, che è stata schiacciata nella propria metà campo e letteralmente travolta ed azzerata dal dominio totale imposto dai cannibali azzurri. Tra le mosse decisive per mandare fuori giri i piani bianconeri vi è stato lo schieramento in pianta stabile di Giovanni Di Lorenzo da mezz’ala aggiunta, il che ha anche consentito ad Anguissa di proporsi ripetutamente in zona d’attacco. Nei secondi quarantacinque minuti di gioco, il camerunese è stato letteralmente mastodontico, arpionando palloni apparentemente impossibili, sovrastando Khephren Thuram a suon di duelli vinti e siglando il suo quinto gol in campionato con un colpo di testa perentorio su un cross pregevole di Politano. Alla capacità di giganteggiare a centrocampo attraverso il suo strapotere fisico, Anguissa sta unendo una forte incidenza in termini di gol ed assist, dettata dalla sua evoluzione in centrocampista dalle grandi capacità di inserimento.

Tra i migliori in campo vi è stato indiscutibilmente anche Romelu Lukaku, il quale, così come tutti i suoi compagni, ha considerevolmente alzato il livello della propria prestazione nella seconda frazione di gioco, entrando stabilmente nel vivo della manovra e spaziando su tutto il fronte offensivo. Il belga è risultato prezioso anche nell’azione del primo gol con l’ottima sponda per l’autore dell’assist, vale a dire Politano. Mentre sul gol partita c’è la firma di Big Rom non soltanto per la fredda trasformazione dal dischetto, ma anche per il gran pallone servito a McTominay nell’azione da cui è scaturita l’assegnazione del calcio di rigore. Il numero otto azzurro si è procurato il tiro dal dischetto con una gran finta ai danni di Locatelli, caduto nel tranello del gigante anglo-scozzese. McTominay è stato protagonista dell’ennesima prestazione che rispecchia a pieno la sua straordinaria completezza ed abilità nell’abbinare qualità e quantità, risultando puntualmente un determinante punto di riferimento nella manovra offensiva ed al contempo svolgendo un lavoro instancabile in fase di interdizione.

Altro aspetto molto significativo della maestosa prova di squadra fornita dalla capolista contro gli uomini di Motta, è la gestione magistrale del parziale di vantaggio, infatti, così come a Bergamo dopo il gol del 2-3 siglato da Lukaku, il Napoli non ha dato alcuna velleità di pareggio ai propri avversari, stroncando sul nascere ogni loro tentativo di presentarsi pericolosamente nei pressi dell’area di rigore partenopea. Un dato di fatto che conferma la straordinaria capacità di lettura ed interpretazione di ogni singolo momento della gara maturata dagli azzurri, che, partita dopo partita, danno l’impressione di usufruire di una moltitudine di frecce al proprio arco sempre più ampia.

Manifesto del notevole spirito di abnegazione che muove questo Napoli sono scene come quella verificatasi minuto ottanta con protagonista Matteo Politano che, stremato dopo un’ora e venti minuti minuti di sacrificio costante e di livello sontuoso in entrambe le fasi, si è reso autore di una vigorosa copertura difensiva su Kolo Muani per poi lasciarsi andare ad un’esultanza carica di grinta, accasciarsi al suolo con i crampi ed abbandonare il campo tra gli applausi scroscianti degli oltre cinquantamila presenti sugli spalti di Fuorigrotta. Non da meno è stata la giocata stoica di Giovanni Simeone, che in un contrasto con Savona si è lanciato, da terra, con la testa sul pallone nel tentativo di strapparlo all’avversario. Il Cholito è entrato in campo manifestando a pieno la sua indole di combattente, lottando come un leone su ogni palla. Ma ad evidenziare un atteggiamento lodevole sono stati tutti i subentrati e quindi anche Mazzocchi, Gilmour e Ngonge, la qual cosa è sintomatica in merito alla mentalità che Antonio Conte ha trasmesso al gruppo squadra. Il tecnico salentino è riuscito nell’intento di compattare lo spogliatoio e di creare i presupposti affinché tutti remassero in un unica direzione, facendo in modo che anche i calciatori meno impiegati si sentissero pienamente coinvolti nella causa e determinati a “gettarsi nel fuoco” ogni qual volta vengono chiamati in causa, fosse anche per un breve scampolo di gara. Non a caso Conte sta sottolineando a più riprese di avere a sua disposizione un gruppo con il quale sente di poter andare in guerra sportiva.