Il crollo di Bologna è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso in casa Napoli, generando l’esplosione definitiva di tensioni evidentemente già accumulatesi nel corso delle settimane precedenti. Al Dall’Ara si è visto un Napoli impalpabile e senza idee sovrastato da un Bologna che ha nettamente prevalso per intensità, brillantezza, organizzazione, spirito, determinazione ed entusiasmo. Dopo cinque minuti dal fischio d’inizio, Vincenzo Italiano è stato costretto a rinunciare per infortunio al suo portiere titolare, ossia Skorupski, vedendosi costretto a schierare tra i pali il classe 2007 Pessina, all’esordio assoluto in Serie A. Eppure il giovane estremo difensore non ha mai dovuto sporcarsi i guanti per via di un Napoli mai in grado di rendersi pericoloso e che ha nuovamente palesato delle evidenti lacune in fase di costruzione dell’azione, oltre ad una condizione fisica generale piuttosto precaria.
La vittoria contro l’Inter dello scorso 25 ottobre aveva fatto pensare ad un Napoli ritrovato e che fosse riuscito a lasciarsi alle spalle quella fase di blackout mentale culminata nella disfatta di Eindhoven. Le prove fornite contro Lecce, Como ed Eintracht Francoforte avevano sì confermato che gli azzurri fossero una squadra in difficoltà, ma si tendeva ad attribuire il rendimento zoppicante per lo più ai problemi tecnico-tattici dettati anche dai tanti infortuni a cui si è dovuto far fronte sin da inizio stagione. Tuttavia quanto avvenuto in quel di Bologna ha fatto rivedere i fantasmi della terribile caduta in terra olandese e sembra andare ben oltre le questioni di campo e le pesanti assenze. A confermare in pieno questa impressione sono state le parole molte dure pronunciate nel post gara da Antonio Conte, il quale si è assunto le proprie responsabilità ma allo stesso tempo ha chiamato anche i propri calciatori a farlo, parlando di squadra che si limita al “compitino” e priva di quella alchimia e predisposizione al sacrificio che l’hanno contraddistinta nella passata stagione, segnalando anche dei personalismi di troppo.
Tali dichiarazioni hanno segnato un cambio radicale nella comunicazione di Conte, che prima del KO del Dall’Ara era sempre stato protettivo nei confronti dei suoi, provando ad alleggerire le pressioni sul gruppo e ad allontanare le critiche. Nel pieno della battaglia politico-mediatica che ha succeduto Napoli-Inter, il tecnico salentino ci ha tenuto a mettere in risalto l’insofferenza circa la presenza degli azzurri in vetta, che è effettivamente emersa a pieno dalla narrazione distorta diffusasi in merito alla sfida con i nerazzurri, a seguito della quale è stato sollevato un enorme polverone attorno alla concessione di un calcio di rigore frutto di una valutazione che da regolamento risulta assolutamente corretta. Oltre ad aver legittimamente sentito la necessità di tutelarsi dagli effetti che interventi di personalità dalla forte influenza quali Beppe Marotta tendono a generare, è probabile che Conte abbia messo in risalto il rumore dei nemici anche per provare a compattare il gruppo, per sollecitarlo ed innescare quello spirito di squadra e quella determinazione che ha reclamato nel post Bologna.
Ma non avendo ricevuto le risposte che cercava, dopo la quinta sconfitta stagionale Conte ha ritenuto opportuno far scattare definitivamente l’allarme per provare a dare una scossa. Con le sue parole, il tecnico ha fatto intendere che nello spogliatoio non tutti seguono la strada da lui indicata ed è quindi evidente che ci siano delle crepe. Tra i motivi alla base sembra esserci la mancata integrazione di gran parte dei nuovi arrivati, la qual cosa sta facendo emergere più di qualche dubbio riguardo ad una campagna acquisti che per rapporto qualità/prezzo delle operazioni rischia di rivelarsi un flop. I segni di malcontento all’interno del gruppo squadra sembrerebbero inoltre derivare da carichi di lavoro negli allenamenti ritenuti eccessivi. Urge quindi un confronto nel quale ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità e se necessario fare un passo indietro per ricompattarsi e ritrovare quella unità di intenti che meno di sei mesi fa ha consentito al Napoli di laurearsi Campione d’Italia.
Un primo fondamentale passo è stato compiuto dal presidente Aurelio De Laurentiis, il cui messaggio divulgato tramite il proprio profilo X, tramite il quale ha categoricamente smentito le voci circa le dimissioni di Conte e ribadito la massima fiducia nei confronti del mister, è stato perfetto per tempismo e concetti espressi. Il patron azzurro non poteva agire in modo migliore per provare a stringere l’intero ambiente attorno al Napoli. Ora più che mai c’è da remare tutti nella stessa direzione, solo ed esclusivamente secondo il bene del Napoli, evitando di gettare benzina sul fuoco e senza abbandonarsi a catastrofiche e pericolose derive.
C’è un solo uomo che può invertire la pericolosa tendenza assunta da questa annata ed è proprio colui che siede sulla panchina azzurra, lo stesso che all’ombra del Vesuvio è stato artefice di un impresa storica e che nessuno poteva considerare realizzabile dopo la disastrosa annata 2023/2024, facendo letteralmente rinascere calciatori che sembravano persi e non più nelle condizioni di poter dare qualcosa di rilevante alla causa partenopea. Nonostante ci siano dei problemi seri da affrontare nulla è perduto ed i presupposti per vivere una stagione esaltante ci sono ancora tutti. In campionato il Napoli è terzo in classifica con soli due punti di ritardo dalla vetta ed in Champions League attualmente sarebbe qualificato ai playoff, senza dimenticare la Coppa Italia e la final four di Supercoppa Italiana.
Fonte foto: SSC Napoli
