Napoli-Bologna 2-0, il punto del giorno dopo: uno splendido Napoli si aggiudica meritatamente la terza Supercoppa della sua storia. Secondo trofeo in pochi mesi per i Campioni d’Italia. La coppia Neres-Hojlund regala spettacolo

Al termine di una Finale dominata in lungo e in largo contro il Bologna di Vincenzo Italiano, il Napoli ha alzato al cielo di Riyadh la terza Supercoppa Italiana della propria storia, che il club azzurro si è aggiudicato esattamente undici anni dopo la precedente, vinta il 22 dicembre 2014 contro la Juventus ai calci di rigore in quel di Doha. Un trionfo ampiamente meritato e conseguito tramite due grandi prove, giunto sette mesi dopo lo Scudetto alzato lo scorso 23 maggio. Sono trascorsi trentancinque anni dall’ultima volta che il Napoli aveva compiuto l’impresa di vincere all’interno dello stesso anno sia lo Scudetto che la Supercoppa Italiana, era il 1990 e pochi mesi dopo il secondo tricolore della propria storia, i partenopei si fregiarono per la prima volta del titolo di “Supercampioni” annichilendo la Juventus con un rotondo 5-1 all’allora San Paolo, in una notte che viene ricordata anche come quella dell’ultimo trionfo dell’epopea Maradoniana. È in totale la quarta volta che il Napoli si aggiudica due trofei in unico anno, prima d’ora era accaduto nel 1987 con la vittoria del primo Scudetto e della terza Coppa Italia, per l’appunto nel 1990 con il secondo Scudetto e la prima Supercoppa Italiana e nel 2014 con la quinta Coppa Italia e la seconda Supercoppa Italiana.

Il successo in terra d’Arabia consiste in un grido di battaglia del Napoli di Antonio Conte, che, contro due squadre con le quali aveva perso in campionato, ha fatto la voce grossa imponendosi in maniera netta e perentoria, ricordando a tutti di essere la squadra Campione d’Italia. La lezione di calcio impartita al Bologna di Italiano è un cerchio che si chiude, perché un mese e mezzo fa proprio con la sconfitta contro i felsinei si era toccato il punto più basso dell’ultimo anno e mezzo, ma dopo lo scossone generato da quella brutta prestazione, al netto delle fisiologiche battute d’arresto con Benfica ed Udinese, il Napoli è ripartito alla grande, vincendo cinque big match su cinque contro Atalanta, Roma, Juventus, Milan e Bologna, attraverso prestazioni dominanti e manifestando una superiorità schiacciante, segnando dieci gol e subendone soltanto due.

Conte, con un assoluto capolavoro tecnico-tattico, psicologico e gestionale, ha per l’ennesima volta dimostrato tutta la sua abilità di sapersi reinventare nelle difficoltà e di estrarre dal cilindro risorse insperate che consentono di sopperire nel migliore dei modi a delle defezioni che manderebbero al tappeto chiunque. Alle prese con un’emergenza infortuni ai limiti dell’insostenibile, il tecnico azzurro ha disegnato uno schieramento tattico che calza a pennello e che sembra davvero mettere tutti gli interpreti nelle migliori condizioni. A partire da Napoli-Atalanta, ossia la partita che ha segnato il passaggio al 3-4-3/3-4-2-1, i partenopei hanno totalmente svoltato rispetto alla sconfitta del Dall’Ara, per rendimento sia del collettivo che dei singoli.

La Finale di Supercoppa ha probabilmente visto il Napoli più bello in assoluto della gestione Conte per qualità di gioco espressa, un Napoli che oltre alla grande compattezza, intensità ed aggressività ha messo in mostra un palleggio sublime, dall’ampia varietà di soluzioni e con trame di gioco splendide. Il 2-0 finale sta decisamente stretto per la qualità espressa e la quantità di palle gol prodotte. I Campioni d’Italia sono stati molto abili sia nel verticalizzare che nel fraseggiare in maniera rapida e ravvicinata.

La prestazione di altissimo livello fornita dal Napoli è il frutto anche dell’interpretazione magistrale della gara sotto l’aspetto tattico da parte di tutti gli interpreti, sia in fase di possesso che di non possesso, la qual cosa ha consentito di prendere il pieno controllo sia sulle corsie esterne che nella zona centrale del campo. Il Bologna pur essendo una squadra che rinuncia molto difficilmente al proprio credo tattico, che prova sempre ad aggredire l’avversario e ad adottare una linea alta a prescindere dal livello di chi ha di fronte, è stato costretto dagli azzurri a rincorrere e a difendere più basso, venendo letteralmente travolto e vedendo in pratica azzerarsi le proprie velleità di proposta. Attraverso un pressing alto feroce, il Napoli ha completamente annullato da un punto di vista offensivo il Bologna, mandandolo in affanno come non mai in fase di costruzione dal basso, esempio lampante è il gol del raddoppio.

Il fulcro della manovra azzurra è stato come di consueto un maestoso Stanislav Lobotka, sempre al posto giusto e preciso come un orologio svizzero, letteralmente impeccabile nella gestione della palla e nel dettare i tempi. Al fianco dello slovacco, McTominay ha offerto un’altra prestazione di grande sostanza, abbinando tanta corsa e dominanza fisica in mezzo al campo. Rrahmani e Juan Jesus hanno confermato l’ottima performance sfoderata contro il Milan, palesandosi nuovamente ineccepibili per senso della posizione e tempestività di intervento, guidando con maestria la linea difensiva e contribuendo in maniera preziosa a tenere la squadra corta ed aggressiva. Riguardo alle corsie esterne, le magistrali interpretazioni dei rispettivi ruoli da parte di Di Lorenzo, Politano e Spinazzola sono state tra le chiavi della netta prevalenza azzurra. Di Lorenzo e Politano, che ora nell’arco della loro esperienza all’ombra del Vesuvio hanno vinto tutti i trofei in ambito nazionale, si sono rivelati molto preziosi in entrambe le fasi garantendo il giusto equilibrio tra copertura e supporto alla manovra.

Per quanto concerne l’attacco, Neres ed Hojlund sono stati devastanti nel vero senso del termine. Il brasiliano ed il danese sono i due uomini copertina di questa Supercoppa, avendo mandato totalmente fuori giri le difese di Milan e Bologna, che non hanno potuto nulla per arginarli. Così come nelle precedenti partite, Neres ha svariato magnificamente su tutto il fronte offensivo e si è palesato immarcabile anche per l’ottimo Lucumì, agendo molto per via centrali e ricoprendo dunque per larghi tratti un ruolo da trequartista/seconda punta, che gli ha ancora una volta consentito di eludere potenziali raddoppi, di esprimere a pieno la propria esplosività e imprevedibilità e di dare vita a delle spettacolari combinazioni con Hojlund.

Hojlund ha fornito un’ulteriore prova maiuscola e da centravanti vero, che è piena dimostrazione della sua costante evoluzione. Il classe 2003 sta man mano sviluppando al meglio tutte le caratteristiche che con il tempo potranno renderlo un attaccante super completo ed in grado di fare tutto alla perfezione, vedi i passi da gigante evidenziati sotto il profilo della protezione della palla e della capacità di far salire la squadra e favorire gli inserimenti dei compagni.

Il Napoli conclude dunque la campagna araba regalandosi una grande soddisfazione, che può certamente fungere da forte spinta emotiva per il prosieguo di una stagione in cui gli uomini di Conte, pur dovendo fare i conti con una situazione complicata in termini di disponibilità di uomini ancora per un po’ di tempo, hanno tutte le potenzialità per continuare a recitare un ruolo da protagonisti.