Se c’è un dato di fatto è quanto il Napoli sia tornato ad essere pericoloso, a prendere di nuovo confidenza col proprio DNA, dopo aver recuperato i pezzi da novanta che mancavano al mosaico di Antonio Conte. Certo gli azzurri non spiccano per brillantezza nella trasferta di Cagliari, ma il peso che hanno McTominay e De Bruyne sposta gli equilibri dell’Unipol Domus. Lo scozzese trova il guizzo vincente sfruttando una mischia in area dopo appena due minuti. E, malgrado qualche fiammata di Politano sulla destra, l’undici partenopeo cerca di arginare la difesa rossoblu sfruttando qualche palla inattiva. I centimetri dell’ex United provocano più di un grattacapo dalle parti di Caprile, impegnato meno rispetto ai pronostici che vedono McTominay e De Bruyne insieme alle spalle di Hojlund, con Alisson dalla panchina e Politano esterno sulla destra a tutta fascia.
Ma al Napoli questo basta e avanza. Certo qualche rischioso scivolone difensivo rischia di compromettere già nei primi quarantacinque minuti il vantaggio guadagnato. Olivera si lascia soffiare palla da Esposito che prova ad incrociare senza risultato; lo stesso che costringe Milinkovic a distendersi come può su un traversone teso e insidioso. Per il resto però poco o nulla. Se il Cagliari spaventa poco dalle parti dell’ex Torino, Conte non sempre è soddisfatto della manovra azzurra. L’idea di un doppio play – Gilmour e Lobotka – sembra sulla carta essere una soluzione interessante non solo per eludere continuamente la pressione avversaria, ma anche per avere “quattro piedi” in grado di verticalizzare meglio sulla trequarti e cercare proprio gli assi azzurri ad attaccare la porta. E se alla precisione di Lobotka ormai si è abituati, qualcosina in più sbaglia lo scozzese, frettoloso in alcune giocate e troppo timido su alcuni palloni in costruzione.
Se a centrocampo gli incastri rendono meno di quanto ci si aspettasse, diversamente è sulla trequarti. Brilla De Bruyne in una forma fisica che fa dimenticare l’infortunio di lunga degenza rimediato contro l’Inter in casa lo scorso 25 ottobre. Ben 75 tocchi e soltanto uno sbagliato per l’ex City, che se non trova la rete riesce comunque a gestire bene il fraseggio a ridosso dello specchio di Caprile. Hojlund è ancora una volta preso di mira nel duello con la retroguardia sarda, fatica spalle alla porta e qualche volta perde un tempo di gioco. Ma la forza del Napoli risiede anche nel fatto che ogni pezzo grosso può trascinare acqua al proprio mulino anche nelle gare più complicate come quelle contro formazioni con altri obiettivi stagionali.
Se lo zampino di McTominay indirizza sin da subito l’incontro, nella ripresa Politano spreca davanti a Caprile l’occasione del raddoppio, l’unica per provare a mettere in cassaforte i tre punti – comunque mai messi in discussione per i valori in campo. Cosa più importante, però, è specialmente che il Napoli ritrova una porta inviolata che mancava dallo scorso 17 gennaio, nella vittoria casalinga contro il Sassuolo. Un aspetto da non sottovalutare per una difesa troppo spesso orfana di Rrahmani e, soprattutto, della leadership di capitan Di Lorenzo.
Nell’attesa della sfida tra Milan e Torino, Conte non si nasconde e chiarisce l’intento di mettere pressione, star lì, con la fame e il fuoco negli occhi pronto ad approfittare di qualche eventuale passo falso. L’Inter andrà di scena al Franchi, contro una Fiorentina che, se galvanizzata dal 4 a 1 rifilato alla Cremonese e dal passaggio in Conferenze League contro il Rakow valso l’accesso ai Quarti, è più stanca nelle gambe. Con la voglia di far punti salvezza a Firenze i viola vogliono provare lo sgambetto ai nerazzurri di Chivu, e ad attenderlo all’orizzonte ci sono le sfide contro Roma e Como, pronte a valere punti fondamentali per la lotta Scudetto e Champions.
Conte, intanto, se ne sta comodo sul divano a vedere cosa accadrà. Preparandosi mentalmente alla sfida contro il Milan di Massimiliano Allegri, che può decidere chi soffierà più forte alle spalle dell’Inter per guadagnarsi, in primis, un piazzamento nell’Europa che conta. Sopratutto, l’allenatore salentino può contare sul rientro di McTominay, Anguissa e De Bruyne. In panchina c’è Lukaku, tra i pali anche Meret. Lo spessore, di esperienza e qualità, che può infiammare un finale di stagione sinora incorniciato dal più classico dei what if.
Ma se guardare al passato può lasciare un po’ di amarezza, il futuro, invece, è tutto da scrivere. E il Napoli ha la fortuna di avere dalla sua un allenatore capace di farsi amica la fortuna con la fame di chi non vuol lasciare niente al caso. Dopo mesi in cui è stato sempre lì, con l’infermeria piena e la voglia di difendere con onore lo scudetto cucito sul petto. Chissà che questo qualche pressione in più lassù non possa metterla davvero. Il resto, poi, dovrà farlo il Napoli di Conte, e di quei fab4 che sembrano ormai tornare a prendersi le redini del centrocampo.
FOTO: profilo ufficiale X SSC Napoli
