Napoli: gli azzurri ripartono dall’operazione sorpasso al Milan. Cosa aspettarsi dal finale di stagione? Si può davvero parlare di campionato riaperto?

La Serie A si appresta a ripartire e ad attendere il Napoli c’è il tanto atteso scontro diretto con il Milan, al quale gli azzurri arrivano con un solo punto di ritardo dai rossoneri e dunque con la ghiotta occasione di balzare al secondo posto in classifica. Per l’operazione sorpasso agli uomini di Allegri, i Campioni d’Italia potranno fare affidamento sul pubblico delle grandi occasioni, il Maradona si preannuncia infatti gremito in ogni ordine di posto.

Il Napoli arriva al big match in questione forte di quattro vittorie consecutive, che hanno consentito di mettere un’ipoteca sulla qualificazione alla prossima Champions League ed al contempo di recuperare terreno da chi è davanti. Gli uomini di Conte nell’arco delle precedenti tre giornate hanno recuperato tre punti al Milan ed anche sette all’Inter, accorciando il distacco dalla vetta da quattordici ad appunto sette lunghezze nel giro di due settimane. Un qualcosa che nei più ottimisti ha riacceso la fiammella di un sogno che per questa stagione le circostanze avevano oramai abbondantemente accantonato.

Ma sarebbe davvero corretto parlare di campionato riaperto? Procedendo ad un ragionamento razionale, basato sui punti di distacco, sulle giornate che mancano al termine del campionato e sul calendario, verrebbe da rispondere a questa domanda con un secco “no”. Sei punti di vantaggio sul Milan e sette sul Napoli ad otto giornate dal termine restano infatti un bottino decisamente rassicurante per l’Inter, che dopo aver raccolto una sconfitta e due pareggi nelle ultime tre partite, potrebbe persino concedersi il lusso di perdere qualche altro punto nell’arco delle prossime due giornate e mantenere comunque un distacco che tutto sommato la lascerebbe al sicuro.

Se nelle prossime due giornate i nerazzurri sono attesi da due ostacoli non da poco, dovendo affrontare la Roma a San Siro e poi il Como al Sinigaglia, è altrettanto vero che il calendario delle ultime sei appare molto in discesa ed almeno sulla carta privo di vere e proprie insidie, essendoci squadre “abbordabili” o che comunque non sono motivate da particolari interessi di classifica. Inoltre va tenuto conto del fatto che, per una clamorosa rimonta, ci vorrebbe non soltanto un crollo dell’Inter, che ora potrà contare sui rientri a pieno regime di pedine fondamentali come Lautaro e Calhanoglu, ma servirebbe anche compiere l’impresa di non sbagliare più un colpo e di vincere tutte le partite restanti; per il Napoli significherebbe arrivare a ben dodici successi consecutivi, una possibilità, anche questa, statisticamente improbabile.

In definitiva dunque, più che parlare di campionato riaperto sarebbe corretto dire che si è aperto un piccolo spiraglio affinché tra due settimane l’esito finale potrebbe non più apparire del tutto scontato. Sognare non costa nulla ed il tifoso ha il sacrosanto diritto di farlo, però a patto che qualora, come quasi certo, il risveglio dovesse essere diverso da quello desiderato, non ci si lasci trasportare dalla delusione e si arrivi a considerare un eventuale secondo o terzo posto come un fallimento, il che sarebbe del tutto inappropriato. In vista di questo rush conclusivo dell’annata 2025/2026, agli azzurri non resta dunque che porsi l’obiettivo di provare a mettere in cascina quanti più punti possibili per tenere accesa la più piccola delle fiammelle e vedere cosa accade altrove.

Ad oggi, quanto avvenuto nei precedenti fine settimana di Serie A desta principalmente un ulteriore aumento dei rimpianti, proprio perché consiste in un ulteriore conferma del fatto che il Napoli, senza le innumerevoli avversità che hanno intralciato il proprio cammino, si sarebbe ritrovato a questo punto della stagione quantomeno a ridosso della vetta e di conseguenza con i presupposti concreti per giocarsi fino all’ultima giornata la possibilità di bissare il titolo dello scorso anno. Il percorso stagionale è stato enormemente condizionato dalla drammatica serie di infortuni che ha letteralmente falcidiato l’organico a disposizione di Antonio Conte, il quale, durante l’annata in corso, è stato costretto a reinventarsi più volte ed a schierare per mesi una squadra che era la lontana parente di quella pensata la scorsa estate. Per quanto adesso l’infermeria sia meno affollata, tutt’ora c’è da far fronte alle indisponibilità di elementi di primaria importanza all’interno dello scacchiere tattico quali Di Lorenzo, Rrahmani e Neres.

Tra le vicissitudini che hanno fortemente penalizzato il Napoli vanno considerate anche le varie gravi sviste arbitrali di cui è stato vittima e che gli sono costate punti preziosi. Se ci si limita a focalizzarsi esclusivamente sugli episodi più eclatanti in assoluto, ossia quelli capitati in occasione della trasferta di Bergamo con l’Atalanta e contro il Verona in casa, si riscontra che mancano cinque punti oggettivi, ma la lista di “orrori” va ben oltre.

Un ulteriore spunto di riflessione è poi offerto proprio dai problemi avuti nell’ultimo periodo dall’Inter, che appena ha dovuto fare contemporaneamente a meno di un paio dei calciatori che costituiscono il suo asse portante è incappata in una serie di risultati negativi. Questo dato di fatto ribadisce quanto determinate assenze possano incidere negativamente sul rendimento di una qualsiasi squadra. A tal proposito viene da chiedersi se coloro che ironizzavano sulle dichiarazioni rilasciate da Scott McTominay dopo Inter-Napoli e che provavano a banalizzare l’emergenza che ha colpito il Napoli con puerili considerazioni, del tipo “Conte piange”, se ne siano resi conto.

Non va dimenticato che i partenopei stanno facendo fronte alla contemporanea assenza di numerosi pezzi da novanta ininterrottamente dal mese di ottobre. Alla squadra era bastata un’emergenza comunque grave ma un po’ meno impattante rispetto a quella vissuta successivamente per vincere la Supercoppa Italiana tramite due splendide prestazioni, per trascorrere gran parte della porzione di campionato fino alla metà di dicembre al primo posto in classifica e per restare comunque in prossimità fino alla metà di gennaio. Il grosso divario accumulatosi dalla vetta si è di fatto sviluppato per intero nel periodo tra la seconda metà di gennaio e febbraio, quando l’emergenza è diventata in pratica una vera e propria “ecatombe”.