Max Esposito a CNP:”Vi racconto un aneddoto di quella semifinale con l’Inter. Ripresa dei tornei? Il campionato sarà falsato..”

Massimiliano Esposito, ex attaccante Napoli tra le altre, ora vice allenatore della primavera del Padova, è intervenuto ai microfoni di Campania Nel Pallone sull’ attuale situazione delicata che sta affrontando il calcio causa coronavirus, e non solo.
LA FIGC ha stabilito che l’idea è che i campionati riprenderanno e sono destinati a finire per il 20agosto, secondo te sarà possibile giocare tutte queste partite?
È una nota dolente, andiamo incontro una stagione molto calda, sarà difficile portare a termine le gare a certi livelli; il campionato sarà sicuramente falsato, infatti con la ripresa degli allenamenti ci sono già stati i primi infortuni a causa della tanta inattività, poi il caldo che sarà molto più intenso e sarà ancora più difficile”

Credi che le società con rose più profonde abbiano un vantaggio abissale? Ad esempio nella lotta scudetto tra Juventus e Lazio, questo fattore inciderà?
“Dipende, bisogna partire dal presupposto che se le due rose hanno determinati giocatori, è perché essi meritano di starci, quindi anche se sono usati di meno, comunque sapranno rispondere adeguatamente; dovrà essere bravo Simone Inzaghi a rimettere in gioco coloro che non aveva preso in considerazione prima, dandogli fiducia”.

Questo nuovo campionato, potrà portare il Napoli a lottare per la Champions? O ritieni che la distanza dal 4 posto sia eccessiva e quindi il Napoli è destinato a giocare in Europa League il prossimo anno?
“Io credo che adesso i giochi siano aperti un po’ per tutti, bisognerà vedere cosa succede, bisogna vedere come lavoreranno le squadre, incideranno anche la temperatura e gli infortuni; quindi ritengo che sia sempre aperta la possibilità che il Napoli riesca a raggiungere la Champions e da tifoso ovviamente è una cosa che mi auguro”

Cosa può essere successo nei due anni di Ancelotti, il primo da secondo in classifica, il secondo quasi catastrofico culminato con l’esonero; com’è stato possibile un cambiamento così rapido?
“Quando Ancelotti è arrivato il primo anno ha avuto vita facile perché si è trovato un lavoro già fatto e ben collaudato, la squadra era già strutturata con le sue idee e Ancelotti ha cavalcato l’onda Sarri; l’anno dopo non si è imposto più di tanto nel calciomercato e non aveva un play davanti la difesa(fondamentale nel 433) e ha sempre dovuto reinventare un giocatore e ciò non ha giovato a lui e alla squadra; non è facile passare da un modulo all’altro con automatismi diversi e giocatori non nel proprio ruolo”.

Il rammarico più grande con la maglia del Napoli è stata la finale di coppa Italia persa con il Vicenza?
“La finale di coppa più che un rammarico, (nel calcio puoi vincere e puoi perdere), mi lascia l’amarezza di non aver portato a casa una coppa che era alla nostra portata, sia per quello che avevamo dimostrato durante tutta la stagione, sia per l’avversario affrontato. Di quella coppa Italia porterò con me sempre il ricordo della semifinale con l’Inter vinta ai rigori. Vi racconto un aneddoto: la buonanima di mio suocero, tifoso interista, andò in tribuna a vedere quella partita. Quando tornò a casa mi disse che non sapeva nemmeno lui come si era trovato dalla tribuna all’esterno dello stadio, talmente la passione travolgente del popolo napolteano.

IL vero rammarico è quello di essere arrivato al Napoli nel momento sbagliato; se fossi arrivato due o tre anni prima avrebbe significato arrivare negli anni in cui Ferlaino teneva ancora per la squadra; ma nonostante tutto, saranno anni che ricorderò sempre con piacere perché ho avuto la possibilità di giocare al San Paolo, giocare per la squadra che ho sempre tifato , qualche soddisfazione me la sono tolta, e grazie ai social vedo che pur non avendo dimostrato tutto il mio valore, noto che la gente mi ricorda con piacere, questo mi gratifica e mi fa passare quel rammarico che ho per quegli anni”.

Secondo te quanto inciderebbe un San paolo senza la pista atletica?
“Inciderebbe tantissimo, lo fa già ora con la pista, immagino senza. Il mio primo anno di A alla Reggiana al Mirabello, uno stadio con tribuna e curva attaccate al terreno, quell’anno perdemmo in casa solo una partita quell’anno contro il Milan, quindi la spinta del pubblico è davvero importante”.